Economia

Se sei nato in questi anni potresti dire addio alla pensione: batosta per milioni di italiani

Brutta notizia per i pensionati italiani, in centinaia potrebbero dover dire addio all’assegno pensionistico.

Il tema delle pensioni torna al centro dell’attenzione pubblica a causa delle nuove proiezioni tecniche elaborate dalla Ragioneria Generale dello Stato, che mostrano scenari futuri più che negativi. Non si tratta di decisioni già prese dagli enti, ma di stime basate sull’andamento della speranza di vita, parametro che determina gli adeguamenti automatici dei requisiti anagrafici.

È importante sottolineare che si tratta di un’istruttoria tecnica, non di un aumento già approvato dal governo. In Italia l’adeguamento dei requisiti pensionistici avviene ogni 2 anni tramite decreto direttoriale, sulla base dei dati Istat relativi alla speranza di vita.

Addio pensione, le previsioni che fanno tremare gli italiani

Secondo il Rapporto 2025 sulle tendenze di medio‑lungo periodo del sistema pensionistico, dal 2029 potrebbero scattare incrementi significativi dell’età di uscita dal lavoro. Le simulazioni utilizzano lo scenario demografico Istat mediano e servono a valutare l’evoluzione dei requisiti in un contesto di progressivo invecchiamento della popolazione.

Anno dopo anno aumenta l’età per accedere alla pensione – lopinionsita.it

La politica può comunque intervenire per limitare o sospendere gli aumenti, come avvenuto con la legge di Bilancio 2026, che ha contenuto gli incrementi previsti fino al 2028. Le proiezioni indicano che dal 2029 potrebbe scattare un ulteriore aumento di 3 mesi per tutte le principali forme di pensionamento.

In questo scenario, la pensione di vecchiaia richiederebbe 67 anni e 6 mesi con almeno 20 anni di contributi. La pensione anticipata salirebbe invece a 43 anni e 4 mesi di contributi, con una riduzione di 1 anno per le lavoratrici.

Le stime ipotizzano inoltre un ulteriore incremento di 2 mesi dal 2031, portando i requisiti a 67 anni e 8 mesi per la vecchiaia e 43 anni e 6 mesi per l’anticipata. Questi valori risultano leggermente inferiori rispetto alle precedenti proiezioni della Ragioneria, confermando la variabilità delle stime nel tempo.

Gli aumenti coinvolgerebbero soprattutto i lavoratori nati nel 1961 e nel 1962, che maturerebbero i 67 anni tra il 2028 e il 2029. Per la pensione anticipata, gli effetti ricadrebbero principalmente sui nati tra il 1965 e il 1967, in base alla continuità contributiva.

Si tratta di generazioni che potrebbero trovarsi a dover lavorare più a lungo rispetto alle attese attuali. Lo scenario diventa ancora più impegnativo nel lungo periodo, con incrementi progressivi legati all’aumento della longevità.

Nel 2040 l’età pensionabile potrebbe raggiungere 68 anni e 2 mesi, mentre la pensione anticipata richiederebbe 44 anni di contributi. Nel 2050 la pensione di vecchiaia arriverebbe a 69 anni, con 44 anni e 10 mesi necessari per l’anticipata.

Questi valori evidenziano un trend strutturale destinato a incidere profondamente sulle future generazioni di lavoratori. Le proiezioni confermano la necessità di monitorare costantemente l’evoluzione demografica per valutare l’impatto sui sistemi previdenziali.

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Redazione T

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