Segre: “Il fascismo sta tornando, sono ferita e preoccupata”

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ROMA – “Stiamo vivendo un’ondata di estremismo e di intolleranza. Non so se si possa chiamare fascismo, destra estrema. Ancora non si è rivelata ma la tendenza è quella”. Lo afferma, fra l’altro, Liliana Segre, in un’intervista con il direttore Riccardo Molinari per “la Repubblica delle Donne”, le cui lettrici l’hanno indicata come donna dell’anno.

“Io – ricorda Segre – sono stata respinta alla frontiera, so cosa è un muro. E lo rivedo quando viene impedito di entrare a chi cerca una via di salvezza e di sopravvivenza. Per questo sono così scomoda per gli odiatori. La mia scelta di vita di tramandare senza odio l’esperienza e la testimonianza della Shoah che ho direttamente vissuto mi è sempre sembrata un dovere morale per essere sopravvissuta all’odio. Ma oggi mi domando se ne è valsa la pena. Adesso vedo odio che traspira dalle parole di tutti: dagli scontri politici a due che litigano in strada per una sciocchezza. Ne sono ferita e preoccupata. Tutto ciò mi fa pensare che i valori più importanti sono ancora in pericolo”.

Più in generale, a giudizio di Segre, con la rabbia social e di piazza della peggiore contestazione no vax, nel Covid si è toccati il fondo. “Siamo arrivati – afferma – alla cancellazione della conoscenza. Una generazione di ignoranti, figli di ignoranti. E’ iniziato con il 18 politico e si è arrivati a chi pensa che basta guardare sul telefonino per sapere tutto.. Io allora – sottolinea l’unica senatrice a vita nominata da Sergio Mattarella nel suo settennato – devo far passare fino al mio ultimo giorno il messaggio sul rispetto della vita, degli uomini come delle donne. Per far fiorire ogni tanto un albero della vita”.

Quanto alla condizione femminile oggi, infine, “io sono molto fiera di essere una donna”. E “guardo con preoccupazione a ciò che avviene alle donne. Penso in particolare ai femminicidi. A chi vuole ancora che la donna stia solo in casa a fare la calza, all’invidia verso una donna che invece si afferma. Per non parlare di quei Paesi che non fanno nemmeno studiare le donne. Io ho però molta fiducia nelle donne. Ho ricordo di momenti della mia esistenza in cui abbiamo camminato una gamba davanti all’altra per sopravvivenza. Ricordi che mi dicono quanto è importante la marcia per la vita, proprio perchè noi avevamo fatto la marcia per la morte. Il messaggio che vorrei che tutte condividessero con me è questo”.