Simy dopo gli insulti razzisti: “Dobbiamo educare i più giovani”

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bandiera Crotone

L’attaccante del Crotone spiega perché ha voluto pubblicare su Instagram il profilo e i brutali insulti ricevuti: rendere noto il profilo dell’hater ha la finalità di invitare tutti ad assumersi la responsabilità delle proprie parole

ROMA ‒ “Ho voluto fare questo gesto, perché credo tocchi a noi educare i più giovani. Non so cosa ho pensato quando ho visto quel messaggio”. Così l’attaccante del Crotone Nwankwo Simy, che era stato vittima di una grave aggressione razzista sui social, ha spiegato a Sky Sport perché ha scelto di pubblicare su Instagram proprio quei gravi insulti che aveva ricevuto.

Essere odiato per la sua nazionalità nigeriana e sentirsi augurare la morte del proprio figlio: l’insensata brutalità di queste frasi, che arriva a toccare gli affetti familiari, ha fatto scattare in Simy il proposito di rendere noto anche il profilo dell’hater.

“Non è la prima volta che capita questa cosa, credo sia successo anche ad altri. Io do poca importanza a queste cose. Quando però una persona fa una cosa dietro a un telefono deve prendersene la responsabilità. Se si nasconde vuol dire che sta facendo una cosa sbagliata”.

“In Nigeria si deve propagare la peste bubbonica”, “godo che tuo figlio muore per cancro al pancreas”, “zinga** di m***a”: questi sono i gravissimi insulti da lui ricevuti: nel riportare su Instagram le frasi e il profilo dell’hater, Simy ha scritto: “Facciamolo diventare famoso, perché se lo merita”.

Il razzismo in ambito sportivo è un grave fenomeno da estirpare, e si esprime spesso attraverso il mondo dei social, che in questi casi diventa una sorta di Far West: il tifo a quel punto smette di essere sostegno sportivo e lascia voce alla sola forza distruttiva dell’odio. Rischiando di togliere allo sport la sua fondamentale connotazione, quella di essere una nobile sfida, facendola diventare una brutale guerra.

Gli insulti verso l’attaccante del Crotone sono arrivati proprio nei giorni del “Keep racism out”, la campagna antidiscriminazioni promossa da Lega Serie A in collaborazione con l’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali della Presidenza del Consiglio dei Ministri per garantire la parità di trattamento e la tutela dei diritti nel calcio e per tenere lontano il razzismo dagli stadi.

“Quando si parla di queste cose è sempre un passo indietro. Ho cercato di mandare un messaggio non solo a colui che ha fatto questo gesto ma anche ad altri giovani perché abbiamo la responsabilità di preparare un mondo migliore per i nostri figli”.