Stellina mia stellina, il nuovo racconto di fantasia della Brunner

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stellina

Un padre in difficoltà aiuta un giorno una vecchia signora. Lei per ringraziarlo regala un ciondolo come talismano. Ma sembra che né l’uomo né suo figlio prendano sul serio il piccolo oggetto…fino a che saranno costretti a considerarlo importante

“ Senti non rompere. Non sai fare il padre e vorresti fare anche da madre?!”

La frase detta con malignità dal figlio Ivan fu una staffilata per Manuele. Il ragazzo ormai diciottenne aveva intrapreso una brutta strada dopo la morte della mamma.

Angoscia, insonnia : le sensazioni erano diventate all’ordine del giorno per il pover’uomo; che si arrabattava alla bell’e meglio con due lavori. Per questo aveva richiamato all’ordine Ivan: come sempre il giovane sarebbe uscito tardi e rimasto fuori tutta la notte. A fare cosa, meglio non saperlo. Manuele aveva già avuto esperienza di convocazione in Gendarmeria a causa del figlio, da anni. Piccoli furti, atti di vandalismo, risse.

Il clou della litigata di quella sera: l’ennesima raccomandazione perché il ragazzo dormisse nel proprio letto, e non facesse casini fuori di notte. D’altra parte Manuele era stato messo nel turno “venti sera-quattro del mattino” dal Mercato Ortofrutticolo.

Ritornare a casa all’alba e non trovare quasi mai Ivan gli costituiva un’ ansia tale che rughe e capelli bianchi si erano moltiplicati, come i giorni tristi. Ivan uscì, verso il solito far niente e sbattendo la porta. Manuele sospirò rassegnato e preparò il furgoncino per il turno. Era il tramonto e la gente s’ affrettava al rientro.

All’angolo, vicino al Centro Commerciale, una vecchietta piccola e magra s’ apprestava ad attraversare; ma fu bloccata da un imprevisto.

La grande borsa piena di spesa che portava a fianco cedette da un lato, e proprio in mezzo alla carreggiata ogni bendidìo si sparse rotolando. L’ anziana alzò le braccia per disperazione: nel frattempo veicoli vari si stavano pericolosamente avvicinando.

Manuel senza pensarci due volte saltò dal furgone e alla rinfusa raccolse pacchetti e buste sparse sulla strada.

“ Si allontani, venga con me!” gridò alla poveretta in difficoltà. Prese sottobraccio la donna e con l’altra mano sistemò provvisoriamente la spesa in una propria scatola. Portata sana e salva vicino al furgoncino, l’anziana mise le mani sulla fronte: “ Oh signore non so come ringraziare…”

“ Niente niente. Succede!” Poi vedendola ancora confusa insisté per accompagnarla a casa. Davanti al portone Manuele s’ accorse di aver fatto tardi per il lavoro, e si congedo’ senz’altri indugi.

Ma l’anziana, rincuorata, lo trattenne per un braccio:

“ Grazie ancora. Tu sei gentile. Meriti un premio!” e lentamente dalla borsetta trasse un sacchettino di pelle.

“ Questo è solo per te. Un amuleto. Non lasciarlo mai. Ti proteggerà dalle cose avverse” annunciò con enfasi. Il ciondolo d’ oro brillò sotto i lampioni ormai accesi. Una piccola stella d’ oro, con una catenina dorata.

“ No no non posso!” si schermì l’uomo. Ma la donna era già entrata ed aveva chiuso il portone. Manuele si ritrovò col ciondolo in mano. Aveva fretta e partì verso il Mercato Ortofrutticolo, dopo aver risposto la catenina dentro il portafoglio. Poi non ci pensò oltre.

Ivan raggiunse alle dieci, quella sera, il sito dell’incontro. Il gruppo si era radunato alla cava fuori città: infatti rombi e fischi lo guidarono fino alla vecchia ciminiera.

La cava era illuminata quasi a giorno da giganteschi fanali di auto bizzarre. Una competizione clandestina di macchine da risulta, prese da sfasciacarrozze ed assemblate a nuovo. Modelli bizzarri ma con motori competitivi.

“ Ehi amico portati i trecento?” apostrofò Ivan un ragazzotto minuscolo, con occhiali neri nonostante fosse notte.

“ Ma dài Brusco, non ce li ho ancora!”

“ Guarda che non scherzo. I debiti, scommesse, e deliri vari.. Come fai a dormire? Tu devi darmeli i soldi. Hai perso!”

“ Pago pago tra qualche giorno.”

“ Tu non fai la gara oggi. Quando porterai i trecento allora…Non scherzo. Ti andrà di brutto” ed il ragazzo fece un gesto come di congedo definitivo. Ivan sputò la sigaretta, ed imprecando a più non posso si rassegnò per quella sera di saltare le sue amatissime quote. Raggiunta casa nel cuore della notte, pensò di cercare i soldi di Manuele. Avrebbe fatto il tentativo di mattina, quando suo padre andava a dormire.

Quando l’uomo arrivò dopo il pesante turno di lavoro, si meravigliò di vedere Ivan a casa, che dormiva. Tirò un sospiro di sollievo: bene, perlomeno per quel giorno. Accettare le cose ad una ad una come gocce, pensò.

Mentre il padre era profondamente addormentato, Ivan approfittò per rovistare tra le sue cose in cerca di soldi. Trovò poco, ma – incredulo e soddisfatto – prese subito la stella d’oro con catenina dal portafoglio. Se la ficco’ in tasca, e velocemente uscì per cercare l’amico Brusco. Qualcosa doveva pur valere, il ciondolo sembrava autentico.

Brusco era irato: la cifra del debito non era stata raggiunta, si acquietò vedendo la catenina.

“ Ok il ciondolo è d’oro, ma non si raggiungono i trecento euro. Lo tengo come pegno, aspetto eh!” gridò ad Ivan. Poi strappò la catenina e la gettò perché non valeva niente.
Ivan tornò a girovagare con le mani in tasca, l’amico invece raggiunse la cava per dare l’incasso al referente.

Quando l’uomo si fece avanti per prendere il denaro, Brusco allibì: dalla tasca mancava la stella d’oro. Imprecò bestemmiò cercò, tutto invano.

“ Quel lurido… mi ha ripreso il ciondolo!” e corse alla disperata per raggiugere Ivan. Il quale ignaro e tranquillo stava avvicinandosi a casa con le mani in tasca e sigaretta in bocca. Quando Brusco l’ aggredì alle spalle, non poté difendersi: “ Ridammelo ridammelo ladro! Ma fai il furbo con me?! Tu sei morto.” E giù una gragnuola di colpi alla testa ed al viso.

Ivan fu perquisito da capo a piedi dal violento amico, ma della stella d’oro nessuna traccia. Infatti. Perché i due ragazzi non sapevano che la piccola stella , come era stato stabilito, aveva già raggiunto il proprio unico proprietario. Scomparve dalla tasca del ladro Brusco, ricomparve nel portafoglio di Manuel come se niente fosse. Lei non si sarebbe mai separata dal destinatario fissato.

E nessuno si era accorto del movimento.

Quando Manuele si svegliò, in tarda mattinata, fu raggiunto dal messaggio dell’ospedale dove avevano ricoverato Ivan per ferite in seguito ad un’ aggressione.

Ivan s’ alzò dal letto appena giunto Manuele. Faceva impressione per com’ era incerottato e bendato.

“ Papà! Scusami non è colpa mia… cioè…” e scoppiò a piangere. Il dolore e lo shock erano pressanti. Manuele annuì e l’abbraccio’. Gli bastava sapere che anche questa volta suo figlio se la sarebbe cavata. L’ennesima rissa, penso’.

Il figlio era in vena di confessioni e gli raccontò tutto per filo e per segno, compreso il furto della catenina.

“ Ma quale furto?! La tengo sempre con me! “ asserì Manuele. E gli mostrò la stellina d’ oro nel portafoglio.

“ Strano, ho perso la catenina “ si rammarico’ trovando solo il ciondolo. Ivan insistette: non era possibile fosse tornata nel portafoglio; lui stesso l’aveva sottratta eccetera…

Il padre l’ abbracciò ancora e spero’ di portarlo via da lì prima possibile. In seguito, si sarebbe liberato della stella che gli aveva portato solo maledizioni.

Una settimana dopo, in compagnia di Ivan ristabilito, Manuele raggiunse il quartiere dove aveva incrociato la vecchietta. Si ricordò del portone e provò a suonare a caso i campanelli.

“ Non abita qui nessuna signora anziana “ ripeterono gli abitanti dal citofono.

“ Mai stata una vecchia signora! Qui abitano solo famiglie piuttosto giovani!”

Manuele scosse la testa ed Ivan era sorpreso.

“ Dobbiamo liberarcene, porta sfiga!” disse con rabbia.

“ Papà, ho un’ idea. Alla cava c’ è un dispositivo per i piccoli pezzi di granito. Serve per sbriciolarli.”

“ Ok andiamoci immediatamente”. La stellina d’oro gli bruciava nel portafoglio come un fiammifero acceso.

Alla cava, i due fecero un bel lavoro.

Approfittarono del fatto che fosse abbandonata per sollevare la piccola pressa di piombo. La stellina finì sotto, imprigionata dai detriti. Manuele ed Ivan si diedero il cinque soddisfatti: che liberazione. Fuggirono quasi da quel luogo, correndo a più non posso. Ivan di continuo controllava furgone tasche e portafogli: della stellina – finalmente – nessuna traccia. Entrarono in casa per la prima volta leggeri e felici. La stellina d’oro li attendeva paziente al centro del tavolo.

Dopo penose discussioni, Manuele decise di depositare la stella all’interno di una libreria. “ Dobbiamo dimenticare!”.

Ivan stava mettendo la testa a posto dopo queste scioccanti esperienze: iniziò a lavorare col padre al Mercato Ortofrutticolo, cessò ogni rapporto con gli scommettitori, denunciò Brusco. Non c’era giorno che Manuele non controllasse la stella nella libreria: come accertarsi di una sorellastra sgradita, ma indispensabile.

Betta freno’ in modo talmente violento che per poco il marito non sbatté sul vetro.

“ Sei matta a frenare così. Questo relitto non ha gli airbag!”

“ Ma c’è una vecchietta in mezzo alla strada!”

Betta scese ed aiutò la vecchia a rimettere a posto la spesa che aveva perso.

“ Grazie cara. No, non te ne andare. Per ringraziarti lascio a te e solo a te questo talismano. Non lasciarlo mai.

Ti proteggerà!” e le mostrò una catenina con una piccola stella d’oro. Prima che Betta si schermisse, la vecchietta se n’ era già andata. Betta infilò il ciondolo in borsa, e non ci pensò oltre.