Auspicando un rafforzamento del ruolo delle ambasciate, il ministro ha parlato di interscambio bilaterale commerciale, con viaggi legati alla politica industriale “per vedere quali sono i settori dov’è necessaria una presenza italiana. Organizzeremo il numero maggiore di missioni”, ha annunciato parlando dell’importanza della stabilità dell’Africa, “un continente che nel 2025 avrà tra 2 miliardi e mezzo e tre miliardi di abitanti” i quali migreranno “se non ci saranno soluzioni ai problemi”.
Tajani ha detto di puntare “all’internazionalizzazione delle nostre imprese, per realizzare joint venture insieme al ministero del Made in Italy. Abbiamo bisogno di materie prime”, ha ricordato facendo riferimento al litio, il cui prezzo “è deciso dalla Cina”. Si può dunque “lavorare con l’Africa per l’estrazione” e trasformazione nel continente con manodopera locale, per poi procedere ad acquisti “a prezzi di mercato”.
“Vogliamo contribuire alla formazione di una moderna classe dirigente africana che possa apprendere il nostro know how, utilizzandolo nel Paese di origine”, ha aggiunto il ministro citando il progetto di borse di studio universitarie – anche telematiche – date ai migliori studenti africani per consentire loro di studiare in Italia. Al Niger sono state già date “dieci borse di studio telematiche, ma siamo pronti a farlo con tutti per favorire la crescita”, ha concluso.
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