Il “Great Return”, il ritorno massivo alla presenza in ufficio dopo gli anni della pandemia, sta mostrando crepe profonde. Un nuovo sondaggio condotto da The Harris Poll per National Business Furniture fotografa un malessere diffuso: tra chi è obbligato a lavorare sempre in sede, il 73% si dichiara insoddisfatto del proprio spazio di lavoro, un dato che incide su comfort, concentrazione e capacità di interazione. Le alte temperature estive aggravano ulteriormente la situazione, trasformando l’ufficio in un luogo percepito come ostile.
Il report evidenzia criticità strutturali: il 57% fatica a concentrarsi, il 52% vive con frustrazione la gestione delle sale riunioni, mentre il 29% sperimenta malessere fisico. L’intolleranza verso ambienti inadeguati è tale che il 76% preferirebbe affrontare situazioni spiacevoli piuttosto che trascorrere la giornata in ufficio. I giovani (18-34 anni) sono i più insofferenti: l’87% giudica gli spazi totalmente inefficienti. Rumore, sedute non ergonomiche e mancanza di privacy sono tra i fattori più citati.
Nonostante ciò, il rientro in presenza è ormai un trend globale: secondo Business Insider, oltre il 50% dei dipendenti delle aziende Fortune 100 è soggetto a un mandato di ritorno in ufficio, contro il 5% di due anni fa. MarketWatch registra un calo del lavoro da remoto dal 17,8% del 2022 all’11,1% del 2026.
In Italia, dove il dibattito sul rientro forzato si intreccia con le ondate di caldo estivo e con sedi spesso non ottimizzate, emergono approcci alternativi. Zeta Service, realtà leader nell’HR, ha scelto la modalità full remote nei mesi di luglio e agosto, puntando su benessere e qualità dell’esperienza lavorativa. «La competitività passa dalla qualità dell’esperienza che un’azienda è in grado di offrire, non dal numero di giorni trascorsi alla scrivania», commenta Debora Moretti, Co‑CEO dell’azienda.
Moretti sottolinea come la flessibilità sia ormai una leva strategica: «Le persone chiedono contesti che permettano di esprimere il proprio valore. Quando gli spazi non rispondono ai bisogni, si indeboliscono motivazione e senso di appartenenza». Il full remote estivo diventa così una scelta organizzativa coerente, non una concessione temporanea.
Il sondaggio conferma questa direzione: l’83% dei lavoratori si sentirebbe più valorizzato se le aziende ascoltassero e risolvessero le criticità degli ambienti. Una trasformazione culturale che spinge verso modelli basati su fiducia, responsabilità e risultati, e che invita le imprese a ripensare il lavoro mettendo al centro le persone.
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