Il problema riguarda in particolare le imprese già definite “esodate 5.0”: aziende che tra il 7 e il 27 novembre 2025 avevano presentato comunicazioni preventive al GSE per progetti tecnicamente ammissibili, confidando in un impianto normativo che consentiva la fruizione del credito su più anni.
Per CNA si tratta di una penalizzazione grave. Le piccole e medie imprese hanno investito in macchinari, impianti più efficienti e tecnologie per ridurre i consumi, costruendo piani economico-finanziari pluriennali. Ma la loro capienza fiscale non consente spesso di compensare in pochi mesi crediti maturati su investimenti importanti. Imporre l’utilizzo dell’intero credito entro fine anno significa ignorare la realtà delle PMI. Se il Governo non interviene, una parte rilevante del beneficio andrà perduta, vanificando sacrifici e investimenti già realizzati.
CNA sottolinea che le aziende coinvolte hanno seguito le procedure, rispettato i tempi e investito secondo le regole vigenti. Cambiare le condizioni in corsa rischia di compromettere la credibilità degli strumenti pubblici di incentivazione. Pertanto, CNA chiede un correttivo legislativo che consenta di utilizzare negli esercizi successivi, fino al 2030, la quota di credito non compensata entro il 2026, riallineando la disciplina all’impianto originario del Piano Transizione 5.0. Garantire certezza e stabilità normativa non è un favore alle imprese: è una condizione essenziale per tutelare il Made in Italy artigianale, gli investimenti e la fiducia degli imprenditori nelle istituzioni.
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