Una favola su vestiti belli

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vestitiMelissa fin da bambina subisce l’influenza educativa della nonna, la sua personalità e l’attaccamento morboso a certi abiti particolari. Da grande però vuole cancellare tutto questo retaggio divenuto pesante e sgradevole. Gestisce la vita col fidanzato, ma quello che credeva di aver cacciato dalla propria vita si ripresenterà all’improvviso.

La nonna di Melissa aveva idee molto chiare riguardo all’abbigliamento – per se stessa e la famiglia. Prima di tutto, nell’armadio in un angolo remoto ben custodito dovevano essere ripiegati ed impacchettati i vestiti per quando sarò morta. E questa operazione l’aveva compiuta da giovane: un tailleur blu notte ricoperto da palline di naftalina, con vicino un paio di scarpe accollate nere.

In secondo luogo, a disposizione in una cassettiera dovevano essere riposte una vestaglia, biancheria candida e sottoveste coprente adatte per il medico quando visita.

Melissa, a undici anni, chiese alla nonna perché l’abito da morta già pronto nell’armadio fosse più bello di quelli che portava di solito da viva. Era precoce Melissa, si accorgeva subito delle differenze di bellezza. La nonna rispose che non si voleva vergognare di fronte a Dio appena giunta Lassù.

Melissa capì in quel momento la fede incrollabile della nonna: se l’ anziana era sicura di andare in Paradiso, qualche certezza la doveva avere. Qualcuno glielo doveva aver detto, se no avrebbe dovuto preparare una mise anche per l’eventuale Purgatorio o Inferno.

“Ma nonna, perché anche le scarpe?”.

“Bambina mia, non so quale strada troverò in Paradiso”.

La cosa bizzarra in quella famiglia era che l’usanza di riporre vestiti perfetti per i momenti peggiori ( morte e malattia ) pareva esclusiva delle femmine: la nonna, la mamma, le zie; invece i parenti maschi risultavano misteriosamente esentati da tal cerimonia.

Come se gli uomini, per un qualche oscuro motivo, non avessero bisogno di prepararsi sia nella malattia che nella morte.

Crescendo Melissa iniziò a provare repulsione verso questi comportamenti delle parenti più anziane; ed esprimeva a gran voce:

“Insomma è assurdo che le cose migliori vadano per quando si sta male. La ragione vuole che ci sia il meglio per quando si vive, non per quando si muore”.

Quindi, ormai adulta, assunse un atteggiamento spavaldo e ribelle. Non credeva a nulla, si mostrava arrogante con il prossimo e verso i ragazzi che frequentava.

Dopo gli studi andò a vivere con il fidanzato Antoine; e quando morì l’affezionata vecchia nonna, poté mettere le mani su un notevole lascito. La nonna non si dimenticò dell’adorata prediletta Melissa: le consegnava nel testamento oltre ad una somma di denaro anche il prezioso vestito per andare Lassù. Un abito lungo a fiori, ricamato, ed un paio di ballerine en pendant.

Melissa ed Antoine erano patiti di Moda e Style d’ altri tempi: la ragazza investì tutto in uno Studio e Mostra di vintage. Oggettistica e tanti tanti vestiti splendidi.

“Antoine, i vestiti – per le donne – sono una fonte di felicità totale!”

“Melissa ma questo cos’è?” chiese un giorno il fidanzato. Aveva scorto nel guardaroba delle vendite il vecchio abito a fiori con le ballerine abbinate accanto.

Lei rise:

“Oh, un lontano ricordo. Lascialo lì. Comunque non è in vendita! Solo in mostra”.

Ma col passare del tempo, per la crisi economica e perché in fondo in fondo erano degli sprovveduti, la coppia si trovò davanti a numerosi debiti. La clientela s’assottigliò e soprattutto cominciò quel processo per cui, nel commercio, quando girano voci brutte vuol dire che si spalanca un baratro bruttissimo.

“Dovevamo risparmiare! Eliminare un po’ di fornitori!” Melissa si disperava. Ogni escamotage risultò addirittura controproducente e sempre più spesso chiudevano il negozio di primo pomeriggio. Vuoto.

In una sera triste come le altre Antoine prese la palla al balzo ed informo’ la compagna di una decisione:

“Siamo agli sgoccioli. Manca poco e dichiariamo fallimento. Ehi cara un’ alternativa esiste. Fammi parlare poi decideremo insieme. Se non sei d’accordo non si fa. Allora: abbiamo una
buona Assicurazione sul negozio, ottimi rimborsi eccetera. Conosco due ungheresi, gente così sai che vive alla giornata e quindi meglio di noi che non ci arriviamo alla giornata… Comunque loro accomodano e fanno lavori speciali. Soprattutto sono in grado di appiccare un incendio senza far scoprire l’ innesco!”

“Sei impazzito? Un elegante Showroom anni di impegno e tu vuoi dargli fuoco?”

Scoppio’ a piangere, si abbracciarono per confortarsi ma non erano ipocriti o ingenui. Sapevano benissimo che l’incasso dell’Assicurazione si presentava come l’unica salvezza possibile.

La decisione era stata presa.

La notte seguente, alle tre, i malviventi ungheresi avrebbero compiuto il lavoro; conoscevano bene il modo per far parere un incendio di un luogo chiuso come sviluppato da più parti. Questo per confondere un’eventuale ispezione ed in genere nessun loro mandante si era lamentato.

Quella sera Melissa ripassava mentalmente le istruzioni del compagno. Rimanere in casa, dormire tranquilli la notte e, all’inevitabile chiamata di vicini o conoscenti o forze dell’ordine, comportarsi da meravigliati angosciati e sorpresi.

Piano perfetto.

“Va’ a riposare, non dobbiamo rimanere svegli. Domattina è tutto finito” la confortava Antoine.

Melissa si svegliò all’improvviso.

Era l’una di notte.

“Antoine Antoine non posso non posso!”

Il compagno s’ alzò allarmato: “Che ti prende?”

“In negozio c’ è ancora il vestito di mia nonna! Lo bruceranno! Non posso permettere, mi sembra una bestemmia. Devo andare”

“Ma dove vai?? Sei impazzita! Ti troveranno ti tracceranno col cellulare se vai là prima dell’incendio! Avranno sospetti se ti avvicini poco prima del fatto maledizione!” e si frappose fra Melissa e la porta.

La giovane si era coperta in fretta mettendosi un giaccone sulla felpa da casa.

“Va bene è questo che vuoi? Che non lasci prove? Allora ecco il cellulare, lo lascio a te. Spostatiii. L’abito della nonna no, non deve bruciare; lo porto via e ritorno”

“Una tragedia Melissa, rovini tutto! Una fissazione!”

Ma la compagna fu irremovibile e nel giro di pochi minuti guidava già l’auto verso il Centro Commerciale. Era a pochi chilometri di distanza ma la notte era fredda e la strada ghiacciata. Melissa non era un’ottima guidatrice, e sicuramente cercò di frenare nel tornante. Un errore, perché la velocità l’inganno’ e sotto si apriva una pericolosa scarpata. Un rumore livido di gomme, pietre e rami divelti, e l’auto di Melissa sbandò verso il vuoto.

Antoine non poté nemmeno provare a superare il lutto. La tragedia lo aveva stordito, poi s’aggiunse l’ essere stato convocato d’ urgenza da un funzionario di Polizia.

Nel piccolo ufficio, il poliziotto cercò subito di metterlo a suo agio:

“Posso comprendere il dolore, Antoine. Sa che conoscevo suo padre? Quindi ancor di più la comprendo, ragazzo. Ma… ma. Non ci prendiamo in giro. Personalmente credo che lei sia bravo e perbene, però devo fare l’elenco delle cose che non tornano. Infatti ci sarà un’inchiesta.

Primo: perché Melissa andava a matta per strada da sola all’una di notte? Come è possibile che circa due ore dopo l’ incidente sia scoppiato un violento incendio nel vostro negozio? È doloso?

E soprattutto: Antoine, la povera Melissa con la macchina è precipitata per dieci metri nella scarpata, e pare che sia morta sul colpo. Vedremo dall’autopsia. Ma perché l’abbiamo ritrovata distante dall’auto, supina per terra, con un vestito a fiori perfettamente pulito e stirato, ed addirittura con tutte le due scarpe ai piedi? Come se fosse stata ricomposta?”.