Una vacanza con misteri

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mountain

Dopo un tragico lutto, una famiglia decide una breve vacanza per raccogliere le idee e cercare il minimo di serenità. I figli giovani trovano una temporanea allegria ed uno svago presso un piccolo paese di montagna. Ma iniziano a verificarsi eventi strani… ecco il nuovo raccondo di Alice Brunner

Gabriel guidava piano nella notte. La sua famiglia sonnecchiava nei sedili posteriori del pulmino.

Ad un tratto – giunti presso la deviazione per l’autostrada – il figlio piccolo gridò:

“Papà attento! Frena frena! Stai investendo una luce”.

Infatti era comparsa dal nulla, forse dai campi a sinistra, un’enorme sfera luminosa bianca – che attraverso’ velocemente in silenzio tutta la carreggiata e s’involò dalla parte opposta sparendo fra gli alberi.

Gabriel inchiodò, ed il resto della famiglia si svegliò quasi catapultata dai sedili. Cominciarono tutti a gridare: cosa è successo cosa è stato sta’ attento ma come guidi avete visto avete visto che figooo era un UFO no un lampo forse ci sono gli alieni là nel bosco che paura…

Il nonno alzò la voce:

“Ragazzi calma! Ora vostro padre ci dirà cosa è successo”.

“Ma Valentino, non lo so nemmeno io. Max si è accorto prima di me di un globo di luce, e l’ ho visto quando era già di fronte al parabrezza! L’unica cosa che sono riuscito a fare è frenare”.

Le due gemelle ed il fratellino proseguirono ancora a fare chiasso, e nonno Valentino sorridendo li lasciò sfogare. Avevano perso la madre da poco tempo. Un incidente causa nebbia… macchina schiantata, senza speranza. Una banale nebbia infida, dissero i soccorritori.

Ma Valentino non capiva come la morte della propria figlia Lia potesse avere un aspetto banale. Fu tragedia, fu la fine del mondo sua, del marito di lei Gabriel e dei tre figli.

Allora, poco a poco, comparve uno spiffero d’aria nel cervello in fiamme dell’anziano: una breve vacanza per l’inizio dell’estate. Uno chalet in montagna. Il nonno aveva organizzato tutto appena i ragazzi terminarono la scuola, a giugno. Lia avrebbe approvato, da Lassù. Una piccola innocente distrazione per i ragazzi dopo il baratro di dolore. Valentino era certo che Lia stesse in qualche maniera proteggendoli dall’alto.

“Fichissimo che ci siano gli alieni nel bosco vicino, papà!” esclamò Max appena scesi dal pulmino. Gabriel ed il nonno, contenti che i ragazzi si fossero rasserenati, trasportarono i bagagli allo chalet. I fratelli urlando tra battibecchi e scherzi presero possesso delle stanze.

“Davvero Valentino, cosa poteva essere quella strana luce? Luminosa veloce e silenziosa!”.

“Io ho sempre avuto una passione per i fenomeni paranormali e insoliti, Gabriel. Dammi un po’ di tempo e studierò l’accaduto. È perché Lia ci manca moltissimo, forse un’allucinazione…”. Gabriel annuì. Mancava troppo a tutti, Lia.

Soprattutto all’alba – quando il marito ed il padre della giovane donna avrebbero voluto che tutto rinascesse insieme al sole – anche lei. Ed ogni volta ( ogni volta ) qualcuno o qualcosa non poteva rinascere.

La mattina successiva le gemelle Marta e Fiora gridarono all’unisono durante la colazione: al paese di sotto! andiamo al paese di sotto! Alludevano al grazioso borgo che avevano incrociato poco prima dell’arrivo, a poche centinaia di metri dallo chalet.

“Bene ragazzi, andiamo a piedi. La strada non è difficile, è piana e il clima meraviglioso!” propose Gabriel.

La famigliola si preparò all’escursione e alla visita turistica del paese vicino. Ribattezzato dai ragazzi Paese Di Sotto, si presentò ai novelli turisti come un’autentica meraviglia: casette di legno colorato, muri di mattoncini rossi, gerani alle finestre, fontane con spettacolari giri d’acqua.

“Nonno guarda, papà guarda!” gridavano i ragazzi entusiasti, mirando le strade lastricate a mosaico. Entrarono in un Emporio per acquistare le prime necessità; e Gabriel ne approfitto’ per chiedere informazioni al cassiere: “Siamo nuovi di qui. Come si chiama questo borgo? Non è segnato sulla mappa…”.

“Ah è possibile è possibile. Infatti anche in una mappatura satellitare manca sempre qualcosa” annuì il giovane.

“È un bel paese storico. Voi come lo chiamereste?” rilanciò mentre consegnava lo scontrino ed il resto. Gabriel fece una risatina imbarazzata: “Le mie figlie l’hanno ribattezzato Paese Di Sotto!”.

“Bellissimo nome” confermò il cassiere come congedo. Di fronte, una vecchietta col costume del posto vendeva trine. Valentino adorava il piccolo artigianato, così le acquistò una tovaglietta ricamata.

“Complimenti signora per gli splendidi ricami. Ma lei che abiterà qui da molto tempo, sa di luci strane provenire ed andare verso il bosco?”.

“Ma, non so. Il bosco è solo un bosco, con funghi che aspettano la brina” dichiarò con aria soddisfatta. Nessuno replicò perché Max fu distratto dal Luna Park e gli altri approvarono con entusiasmo. Per la frazione di un attimo (la metà di un secondo?) i piccoli allontanarono l’idea del recente dolore – anche se il dolore sarebbe tornato indietro come un elastico. Lo chalet era stato prenotato per una settimana.

Il nonno ed il papà accompagnarono tutti i giorni i ragazzi a qualche svago nel paese, perché vedevano in questo una sana distrazione: giocare, fare nuove amicizie, visite turistiche.

Il massimo del divertimento fu la Fiera del cibo da strada, organizzato dalla contea e pubblicizzato in tutta la regione. Giunsero centinaia di ospiti stranieri e la famiglia si sentiva quasi rigenerata dopo quest’evento.

Ritornando allo chalet quella sera, Gabriel si ricordò con tristezza che il giorno dopo sarebbe stato l’ultimo della vacanza: “Sì ragazzi, mi dispiace, domani devo riconsegnare le chiavi!”.

“No dai papà, solo qualche altro giorno!” replicarono le ragazze. Max le schernì:” Le gemelle hanno i fidanzati nel Paese di Sotto! Hanno i fidanzatiii” Fiora gli scagliò un cuscino e Marta per dispetto inseguì il fratellino in tutta la casa. Valentino, sul far della sera, si accorse del globo di luce in alto vicino agli alberi. Istintivamente gli fece un cenno di saluto, e la luce scomparve.

Il giorno seguente Gabriel e tutta la famiglia ripartirono con nostalgia promettendo di tornare il prima possibile. Volgendosi verso lo chalet come per un ultimo congedo, a Valentino parve di rivedere la sfera, e sorrise: “Grazie Lia. Lo so lo so. Grazie. Ho capito. Figlia mia, non ti ho salutato abbastanza. Allora ti cercherò in ogni luce” disse piano.

L’agente immobiliare ringraziò Gabriel per la puntualità.

“No grazie a lei, signora. Ci ha dato un bel consiglio per la zona. I miei figli si sono così tanto divertiti al Paese Di Sotto che non volevano più partire!”.

“Mi scusi, ma quale paese?!”.

“Mah.. noi l’abbiamo chiamato Paese Di Sotto, quello che si trova a quattrocento metri in basso dalla chalet!”.

L’agente fece una faccia molto stupita e strana; replicò che in tutta la zona non c’era mai stato nessun paese od altro. Era deserta. Nemmeno una frazione. Il capoluogo era grande e si trovava a cinque chilometri dallo chalet. Gabriel rise nervosamente e le porse il cellulare, per mostrare le decine di foto e video che aveva girato nel paese quella settimana. Ma la cartella video e foto era assolutamente vuota. Non era rimasto niente in archivio.

Gabriel era talmente sconvolto che non disse nulla né all’agente, né alla famiglia. Intanto, in montagna, Lia di luce aveva già rimesso tutto a posto: la casetta solitaria, la rupe impervia e scoscesa, campi deserti a perdita d’occhio, ed il bosco con i funghi che attendevano la brina.

Quindi felice tornò in alto.