Nel 2026 l’Italia scopre una nuova frontiera del turismo rigenerativo: l’apiturismo. Un fenomeno in forte crescita che unisce natura, sostenibilità e cultura rurale, attirando un numero sempre maggiore di viaggiatori. Secondo le ultime rilevazioni, 7 turisti su 10 dichiarano di essere attratti da vacanze che includono esperienze legate all’apicoltura, alla produzione del miele e alla scoperta degli ecosistemi agricoli. Un trend che trova nel Belpaese un terreno fertile: con due milioni di alveari e oltre 60 varietà di miele, l’Italia si conferma leader europeo per biodiversità e qualità.
Regioni come Piemonte e Calabria, con produzioni rispettivamente superiori alle 3.000 e 2.000 tonnellate annue, rappresentano poli strategici di questo nuovo turismo esperienziale. Un settore che beneficia anche di investimenti significativi: oltre 5 milioni di euro dall’Unione Europea e 12 milioni dal governo italiano, mentre la Commissione UE stima in 15 miliardi di euro l’anno il valore economico generato dagli impollinatori.
A fotografare con precisione il potenziale dell’apiturismo è lo studio “Beekeeping and Tourism: A Dual-Conditions Framework for Regenerative Tourism”, firmato da Alessandra Vitale e Marco Valeri (Università Niccolò Cusano) insieme a Shekhar Asthana (Jindal Global University). La ricerca dimostra come l’incontro tra api e turismo possa produrre benefici concreti per l’ambiente, le comunità locali e i viaggiatori, trasformando l’apiturismo in un segmento capace di integrare agricoltura, tutela ambientale ed economia esperienziale.
Le attività proposte sono molteplici: visite agli apiari, laboratori didattici, degustazioni guidate, percorsi sensoriali, esperienze immersive nella natura e iniziative di educazione ambientale. Ma, come sottolinea Valeri, la vera rigenerazione si misura nei risultati: ripristino di fioriture mellifere, creazione di corridoi ecologici, gestione sostenibile del verde e riduzione degli input chimici. Esempi concreti arrivano dal progetto LIFE BEEadapt, che ha già installato oltre 70 bee-hotel e messo a dimora più di 6.000 piante in aree pilota.
Lo studio Unicusano propone inoltre un framework innovativo per definire quando un’esperienza turistica possa essere considerata realmente rigenerativa. Tre le condizioni imprescindibili: • rigenerazione degli ecosistemi, • visitatori consapevoli, • sviluppo locale delle destinazioni.
Condizioni cumulative, non alternative: se una viene meno, l’esperienza perde il suo valore rigenerativo e si riduce a semplice consumo tematico.
Il modello elaborato dai ricercatori offre così a policy maker, operatori turistici e imprese agricole uno strumento strategico per progettare offerte sostenibili e competitive. In un contesto in cui la qualità ambientale è sempre più determinante per la competitività delle destinazioni, l’apiturismo si afferma come un paradigma evolutivo capace di coniugare economia, natura e benessere sociale.
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