Veltroni: “Il Pd sta tenendo una posizione seria in questo momento difficile”

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MILANO – Il politico, giornalista, scrittore e regista Walter Veltroni è stato ospite questa mattina in ‘Non Stop News’ condotto da Giusi Legrenzi, Enrico Galletti e Massimo Lo Nigro e ha parlato del suo romanzo “La Scelta”, del PD, del suo ex ruolo da sindaco di Roma, del suo pensiero sulla guerra in Ucraina e del suo rapporto con la radio.

“LA SCELTA”, EDITO DA RIZZOLI: IL ROMANZO DI WALTER VELTRONI

Il romanzo parla dello scontro tra un padre fascista e un figlio, ed è ambientato nel 1943, durante una settimana in cui succede di tutto, una settimana in cui le famiglie decidono da che parte stare. “Questo libro è il risultato di anni di studi, di letture e conversazioni. Mi ha sempre affascinato questo tempo sospeso: nel giro di sei giorni dal bombardamento di San Lorenzo alla caduta di Mussolini, nelle case di ogni italiano si dovette scegliere. Ci sono dei momenti in cui la storia ti costringe a scegliere da che parte stare, e se sbagli puoi perdere tutto”, ha raccontato Veltroni. “Ci sono dei momenti in cui la storia non ti dà più il diritto di scegliere ma ti costringe a farlo. Questa è la scelta”.

Nel libro si parla dell’immagine della notte dopo la caduta di Mussolini, in cui i tombini rigurgitavano i distintivi fascisti che si portavano al petto fino a qualche ora prima. Quanto c’è di storico nel libro e quanto non lo è? “Spero e credo di essere stato molto corretto”, ha detto Veltroni. “Tutto ciò che riguarda la storia di questa famiglia è inventato, mentre tutti i riferimenti storici sono documentati: dal bombardamento di San Lorenzo, a tutti gli altri riferimenti storici. Chi scrive un romanzo può inventare ciò che riguarda i suoi personaggi, non ciò che riguarda la storia”.

COME STA IL PD SECONDO VELTRONI?

“Ho finito di avere ruoli politici ormai tredici anni fa. Mi pare stia tenendo una posizione seria, responsabile, in un momento difficilissimo della storia del Paese”, ha risposto Veltroni. “Il PD sta come sto io: bene”.

WALTER VELTRONI SINDACO DI ROMA

Nonostante siano passati anni, molte persone fermano per strada Walter Veltroni chiamandolo “sindaco”. “Si resta sindaco tutto la vita, forse. È il lavoro più vicino ai cittadini, io l’ho fatto per sette anni e sono stati i più belli, più duri e faticosi della mia vita. Ancora adesso se la gente mi incontra per strada mi chiama ‘sindaco’, perché è un mestiere della politica in cui c’è una grande vicinanza tra le cose in cui credi e quelle che riesci a fare”, ha risposto Veltroni.

“Lo vedevo con i bambini: il sindaco è una figura riconoscibile anche da loro, è il primo grado di democrazia”.
Veltroni rifarebbe il sindaco? “No. Io lavoravo diciotto ore al giorno, si fa in un certo tempo della propria vita”, ha detto Veltroni. “Non si torna mai a fare i lavori che si sono già fatti, perché se si è lasciato un buon ricordo bisogna che rimanga quello. Le repliche non sono belle come la prima esibizione”.

WALTER VELTRONI E IL SUO PENSIERO SULLA GUERRA IN UCRAINA

“Stiamo male, direi. Nel senso che ci è capitato quello che le nostre generazioni hanno pensato non sarebbe più accaduto, cioè di trovarci dentro un clima di guerra”, ha detto Veltroni. “Per noi è solo un clima di guerra, per alcuni milioni di esseri umani è la guerra con tutto ciò che significa in termini di dolore, di sangue, di separazione delle famiglie. Tutto ciò che vedevamo lontano ora è alle porte di casa nostra”.

Dal 24 febbraio in Ucraina sono nati oltre ottocento bambini. Il vicesindaco della capitale Ucraina ha detto che questo è il segno della vita che va avanti. “Lo è tutto in questa storia, come sempre succede nell’orrore della guerra. Insieme all’orrore c’è la grandezza degli esseri umani”, ha risposto Veltroni. “Stiamo vedendo delle pagine molto belle di reazione umana alla peggiore delle catastrofi che sulla vita si possa abbattere. Quando la guerra arriva lascia un carico di morte, ma allo stesso tempo fa nascere i fiori nel cemento, come questi bambini che nascono”.

È atteso il discorso al Parlamento di Zelensky oggi. Come valuta la sua figura Walter Veltroni? “L’invito ad arrendersi lo considero qualcosa di eticamente insostenibile. Dire a un popolo di arrendersi è il contrario di ciò che è successo a noi quando eravamo occupati. I ragazzi che erano in casa loro vennero qui in Italia per liberarci da dittature che noi avevamo scelto e accettato: non dimentichiamo che le dittature avvengono anche con il consenso dei cittadini”, ha raccontato Veltroni. “Nel nostro grande Paese si è inneggiato all’entrata in guerra nel 1940. Ma quei ragazzi dall’altra parte del mondo non ci hanno detto di arrenderci, ci hanno aiutato a reagire. Penso che dovremmo fare allo stesso modo se possibile con gli strumenti della pace”.

Cosa pensa Veltroni dell’uso delle armi e del fatto che l’Italia abbia in qualche modo sostenuto ciò mandando a sua volta armi? “È un gesto estremo ma in modo necessario. Non si poteva dire agli ucraini di farsi massacrare”, ha risposto Veltroni. “Li si aiuta nelle forme che evita l’estendersi del conflitto. Penso sia stato giusto farlo e penso sia stato giusto farlo tutti insieme come Europa”.

Come si è evoluta la gestione dei canali informativi da parte dei regimi? “Quando si entra in guerra entra in guerra tutto, compresa la comunicazione. Nel libro ho raccontato che c’era una trasmissione in cui venivano letti i nomi dei soldati e le famiglie di quei soldati si attaccavano alla radio per sapere i destini dei loro figli e mariti. Nel corso del tempo la macchina della comunicazione si è evoluta e si è organizzata a sostegno delle ragioni”, ha raccontato Veltroni. “Oggi vediamo molte fake news, quindi una raccomandazione è quella di stare molto attenti”.

COSA SCRIVE VELTRONI GIORNALISTA

“La sensazione che ci sia in gioco qualcosa di più della semplice sovranità territoriale di un Paese, che è pure una cosa importante, mi fa venire le parole da scrivere. Noi italiani abbiamo combattuto per difendere il nostro territorio da un’occupazione straniera, lo sappiamo. C’è in gioco la libertà, la democrazia, tante cose rilevanti che vengono messe in discussione”, ha raccontato Veltroni. “Quando ho scritto il libro lo scorso anno, non avrei mai pensato che sarebbe uscito in un tempo in cui quello che era accaduto allora, torna ad accadere così poco lontano da noi. Questo ci dà la certezza che la storia tende a ripetersi”.

WALTER VELTRONI E LA RADIO

A Walter Veltroni piace la radio? “Moltissimo! Sono figlio della radio in qualche modo, nel senso letterale del termine. Mio padre faceva una trasmissione radiofonica che si chiamava ‘Arcobaleno’ e mia madre ha ascoltato alla radio la voce di mio padre”, ha raccontato Veltroni. “Si è presentata alla sede della RAI con una torta per mio padre, che viene avvertito, scende, ma la vede andar via. Nella puntata successiva raccontarono la storia della torta in onda, poi non so come si sono incontrati in una cena. Si sono sposati e la musica che è stata suonata in chiesa era la sigla di ‘Arcobaleno’. Senza la radio non sarei al mondo”.

A Veltroni piacerebbe fare la radio? “Ho fatto un programma per la RAI, e ho ricostruito attraverso il materiale d’archivio la storia dal 1924 fino al 2001”, ha raccontato Veltroni. “Tutti i figli vogliono fare ciò che facevano i padri: da ragazzino giocavo con le figurine e facevo le radiocronache come faceva mio padre. Mi piace ascoltare i racconti e raccontare”.