Vi presento la mia ragazza

veloIn una piccola azienda il dipendente Robby è vittima di colleghi crudeli, che l’ hanno ormai costituito come sfogo quotidiano. Ma il giovane ha un’anima sperduta e fragile quindi subisce senza sottrarsi. Fino a quando interviene finalmente una forza superiore che distribuirà punizioni, e mostrerà una nuova via per Robby.

Basato su una storia vera. È stato cambiato il nome del protagonista ed il contesto lavorativo. L’episodio dello scherzo dell’armadietto è realmente accaduto, riferito da uno dei suoi familiari. Il giovane era in situazioni di lavoro e personali difficili, ma la fretta e l’indifferenza non fecero mai fermare qualcuno per aiutarlo – liberarlo dal mobbing. Robby scomparve una mattina di dieci anni fa. I suoi genitori lo stanno ancora cercando. Nessuno l’ha cercato quando c’era. Per questo Robby, soprattutto per questo, che l’Orizzonte ti sia luce. Ecco il nuovo racconto della settimana.

Perlomeno quel giorno Robby sperò che passasse senza infamia e senza lode.

Insomma, già se il caposervizio Donello l’ avesse ignorato e addirittura non l’ avesse nemmeno salutato, Robby sarebbe stato felice…

Oh … proprio felice no: era un’ anima sperduta, senza faro.

Un corpo così così, occhiali da vista su un viso non memorabile anche per lui stesso. Felice no: ma se i colleghi l’ avessero lasciato in pace solo per un giorno, avrebbe tirato un sospiro di sollievo e la sua anima sperduta avrebbe potuto avere un po’ di tregua.

Da tempo infatti, al magazzino dove lavorava come manovratore, si susseguivano da parte di tutti i suoi compagni di lavoro vessazioni scherzi macabri insulti e trattamenti inaccettabili ; tutti concentrati su Robby, sul suo aspetto, sui suoi movimenti, su quello che diceva. Non capiva come fosse iniziato questo fenomeno, da che momento.

Ricordare un episodio preciso, un giorno preciso dell’ inizio della persecuzione: no non è mai possibile ricostruirlo. Robby non rammentava infatti l’inizio. Pareva che fosse sempre stato così e sempre sarebbe stato – con una tale rassegnazione che rasentava il masochismo.

Come se il destino legittimasse la persecuzione.

“Robby vieni qui!” L’ urlo di Donello spense le speranze di essere ignorato.

“Allora da oggi ti ho cambiato disposizione dell’ armadietto. Te ne ho dato uno vicino alla mensa. Numero 12. Ecco la chiave”.

Lui sospirò e spostò zaino e giacca dal vecchio sportello a quello nuovo. Ma nell’ aprire l’ anta numero dodici si ritrovò un grosso oggetto viscido sulla faccia, grondante di liquido rossiccio.

Un animale schizzò violentemente sul suo viso. Era un enorme astice, morto, pieno di salsa e tenuto con elastici per farlo scattare all’ apertura dello sportello.

Robby gridò schifato e lanciò l’ animale in terra. Sempre gridando come un ossesso si tenne la faccia con le mani e corse in bagno. Non riusciva a respirare dallo spavento.

Ma non ebbe pace nemmeno lì, perché Donello altri colleghi e persino le due segretarie avevano riaperto la porta della toilette dietro di lui, e si scompisciarono dalle risate:

“Oddio oddio che scena! Non avevi detto che ti piace tanto l’ astice al sugo?? Ah ah che faccia ha fatto…” e così continuarono per un po’.

Il poveretto aveva tuffato la faccia sotto lo scroscio del lavandino mentre era in preda ad una nausea assurda .“ Viaaaa!!!” urlò alla fine con un ruggito. Allora i colleghi arretrarono sempre ridacchiando: erano soddisfatti.

Robby singhiozzava a tratti, sconvolto:

“Non ce la faccio più, voglio sparire!” Si riassestò gli occhiali faticosamente puliti con le salviette. Così poté accorgersi allo specchio che c’ era una figura dietro di sé. Una donna vestita di rosso con un coprispalle di tulle nero.

“Que… questo è il bagno degli uomini” biascicò’ Robby incerto.

Infatti non aveva mai visto quella donna, né collega né cliente.

L’ ospite sorrise dolcemente:

“Lo so Robby. Ma io ti conosco, da sempre. Sono venuta a salvarti”.

L’ uomo scosse la testa: “Questi non mollano…”

La misteriosa donna bruna sorrise ancora: “Loro sono anime-spazzatura. Esistono esclusivamente per far soffrire gli altri, e ci godono. So come fare. I tuoi colleghi hanno istituito la cena del mercoledì, che è domani. Tu non ci vai mai. Invece domani sera parteciperai e mi presenterai come fossi la tua ragazza. Poi saprò io cosa fare. Fidati di me”.

“Ma tu chi sei?”

La dama bruna questa volta rispose seria:

“Sono lo Spirito della Giustizia. Sono qui per pareggiare i conti”.

Quindi spiegò ad uno stupito Robby la sua strategia.

Robby acconsentì.

Quando fu riferito a Donello che Robby avrebbe partecipato alla cena collettiva del mercoledì, tutti in magazzino trovarono spunto per irridere ancora il poveretto. Cominciarono a circolare voci su come fosse questa presunta ragazza, e “sfigata” fu l’appellativo più gentile. Pregustarono un’altra sceneggiata contro l’insulsa coppia, ed i colleghi con molta sollecitudine organizzarono la cena al solito ristorante.

Avevano fatto riservare una saletta privata, quel mercoledì. C’erano tutti: le due segretarie, Donello, i quattro magazzinieri. Quando per ultimi arrivarono Robby e la donna, i commensali si stupirono dell’avvenenza della giovane bruna.

Per l’ occasione lo Spirito aveva modificato la mise, puntando su una normale maglia e pantaloni.

Robby disse: “Vi presento la mia ragazza…” poi si bloccò perché – effettivamente- non ne conosceva il nome.

Allora fu lei ad intervenire in aiuto: “Oh scusate carissimi ospiti: mi presento, mi chiamo Spirito della Giustizia”.

Non ebbero tempo di commentare o di realizzare, Donello e compagni. Davanti alla tavolata incredula si svolse una metamorfosi rapidissima. Prima la donna si curvò in basso, poi si slancio’ in alto trasformandosi in un essere ributtante. Ripiombò sul pavimento con un numero imprecisato di zampe chele antenne: una mostruosa creatura a metà tra un insetto e un gambero.

“Ah scusate, non sono bello come gambero? E come astice?”

Le grida dei colleghi terrorizzati superarono il suono delle sedie rovesciate e il trambusto della fuga di uomini e donne verso l’uscita. Robby per la prima volta dopo tanto tempo rise.
La sala si era svuotata.

Lo Spirito aveva ripreso il suo consueto aspetto. Non fu facile convincere i gestori del ristorante che si era trattato di un topo… e che gli ospiti erano particolarmente paurosi; ma tant’è rassicurarono che il conto sarebbe stato pagato lo stesso e se ne andarono quasi alla chetichella.

Per Robby fu una delle più belle serate della sua vita. Passeggiarono come una normale coppia verso casa, dove lui viveva con i genitori.

“E adesso Spirito, che succede?”

“Non avere paura del domani – rispose lei – non so se hanno capito la lezione. Ognuno muore del proprio delitto.”

“Io, cosa farò?”

“Te lo dirà la tua strada”, sorrise e scomparve.

Robby penso’ di aver avuto un incubo. Poi in camera, prima di dormire, tra le sue cose trovò un foglietto arrotolato a pergamena: “Dove cade la stella, là si trova l’anima gemella”.

Ripeté la litania all’ infinito e si addormentò. Il giorno dopo, i genitori erano talmente colti di sorpresa ed impressionati, che non protestarono quando Robby zaino sulle spalle e mano sul trolley annuncio’ loro che partiva in vacanza. Meta sconosciuta.

“Ma dove vuoi andare così all’improvviso…”

“ All’ orizzonte” rispose.

E non lo videro più. Intanto, lontano, s’ era spenta una stella.