Alla scoperta della birra “umqombothi”

foto intluzoIl mondo della birra è sempre più vasto, tanto che nelle scorse ore ho scoperto l’Umqombothi, una birra tradizionale del popolo Xhosa, un gruppo etnico di origine bantu, provenienti dall’Africa centrale e attualmente presenti nella parte sudorientale del Sudafrica.

Questa bevanda è realizzata con un impasto di farina di mais e mais tritato, sorgo di malto, lievito (ottenuta secondo la loro tradizione con la radice del moerwortel, e del Glia gummifera) e acqua.

In questo modo si ottiene una birra di colore marrone chiaro opaco con una sua consistenza densa, cremosa e granulosa.

Questo alimento è famoso per il suo aroma e gusto particolarmente aspro. Ma dietro al prodotto c’è ovviamente la sua produzione, che racchiude la cultura di un popolo tanto che

La umqombothi viene prodotta secondo i costumi tradizionali che variano un po’ da regione a regione ma generalmente gli Xhosa filtrano il composto fermentato di cereali con un colino a forma di tubo, fatto di erba intrecciata, chiamato “intluzo”.

Questi filtri sono realizzati tessendo insieme molti steli di canna e intrecciandoli con estrema cura. A fare questo lavoro, sono soprattutto gli anziani, che utilizzano tecniche ancestrali.

Si tratta di un apprendimento delicato e che richiede molta tecnica, tempo e per la sua trasmissione ai posteri ci vuole molta pazienza, tanto che le generazioni più giovani non sono sempre disposti ad imparare questo tipo di vera e propia arte.

Tutto ciò rischia di estinguere questa antica tradizione culturale contribuendo alla perdita del know-how Ma come si diceva, questo tipo di alimento è parte integrante della cultura degli Xhosa, dove per esempio lo strumento simbolico dello intluzo viene donato agli sposi durante le cerimonie di nozze.

Per quando riguarda, invece, la birra umqombothi viene utilizzata per celebrare il ritorno dei giovani noti come “abakwetha”, nella cultura xhosa, e dopo l’iniziazione con la circoncisione rituale. Ma è anche usato per contattare gli antenati (Amadlozi) e svolge un ruolo centrale in molte feste o eventi della vita come matrimoni, funerali e Imbizos (riunioni tradizionali).

La cosa importante da dire e che questa bevanda è seguita dall’Arca del Gusto di Slow Food, organismo che promuove e preserva il cibo, e le varietà animali che rischiano di scomparire insieme alle tradizioni e le conoscenze locali.

Questo sodalizio, riceve candidature da tutto il mondo, e attualmente ne accoglie da 140 paesi diversi. In questo caso, la rete di Slow Food in Sud Africa è molto attiva nella conservazione di cibi tradizionali che fanno parte della cultura locale. Finora, sono stati creati tre Slow Food, il sale Baleni, i formaggi a latte crudo e le pecore Zulu, e ben 50 orti sono stati creati attraverso il progetto 10 – Mille orti in Africa.

Il mondo enogastronomico è dunque in continua evoluzione e fa piacere vedere che anche il continente africano, possa e debba esprimere le proprie eccellenze culturali, contribuendo alla propria e alla nostra crescita.

Foto intluzo fonte www.afrik.com