Istat: più disuguaglianze, le classi sociali ‘esplodono’

Logo IstatROMA – “La diseguaglianza sociale non e’ piu’ solo la distanza tra le diverse classi, ma la composizione stessa delle classi”. E’ questa l’analisi contenuta nel Rapporto dell’Istat, che traccia una mappa socio-economica dell’Italia, aggiornando i modelli tradizionali con schemi “multidimensionali”.

Per l’Istat “la crescente complessita’ del mondo del lavoro attuale ha fatto aumentare le diversita’ non solo tra le professioni ma anche all’interno degli stessi ruoli professionali, acuendo le diseguaglianze tra classi sociali e all’interno di esse”.

La classe operaia e il ceto medio “sono sempre state le piu’ radicate nella struttura produttiva del nostro Paese” ma “oggi la prima – osserva l’Istat – ha abbandonato il ruolo di spinta all’equita’ sociale mentre la seconda non e’ piu’ alla guida del cambiamento e dell’evoluzione sociale”. Si assiste quindi a una “perdita dell’identita’ di classe, legata alla precarizzazione e alla frammentazione dei percorsi lavorativi”.

Per l’Istituto ci sono interi segmenti di popolazione che “non rientrano piu’ nelle classiche partizioni: giovani con alto titolo di studio sono occupati in modo precario, stranieri di seconda generazione che non hanno il background culturale dei genitori, stranieri di prima generazione cui non viene riconosciuto il titolo di studio conseguito, una fetta sempre piu’ grande di esclusi dal mondo del lavoro dovuta – sottolinea l’Istituto – anche al progressivo invecchiamento della popolazione”.

Ecco che nella nuova geografia dell’Istat “la classe operaia”, che “ha perso il suo connotato univoco”, si ritrova “per quasi la meta’ dei casi nel gruppo dei ‘giovani blue-collar'”, composto da molte coppie senza figli, e “per la restante quota nei due gruppi di famiglie a basso reddito, di soli italiani o con stranieri”.

Anche la piccola borghesia si distribuisce su piu’ gruppi sociali, in particolare “tra le famiglie di impiegati, di operai in pensione e le famiglie tradizionali della provincia”. Secondo l’Istituto “la classe media impiegatizia e’ invece ben rappresentabile nella societa’ italiana, ricadendo per l’83,5% nelle ‘famiglie di impiegati'”.