
Di qui, la sua scelta di abbandonare la promettente carriera, che versava in un periodo difficile, e partire, dopo il lockdown, verso il polo mariano in Bosnia ed Erzegovina, dov’è rimasto per due anni. «Medjugorje è stato come un vero e proprio ospedale dell’anima e la preghiera il farmaco quotidiano», spiega. Dall’anno scorso, Antonio è tornato a indossare gli scarpini chiodati: prima nella squadra dell’Università LUISS di Roma e poi, da agosto, nella Sancataldese, la squadra di San Cataldo (Caltanissetta).
«Ho colto l’opportunità della LUISS dopo un discernimento fatto assieme al mio padre spirituale, e sono molto grato alla Sancataldese per questa nuova avventura. Ci tengo a fare bene ed esprimere al meglio il mio talento» Anche nella città siciliana coltiva il suo rapporto con Maria, in particolare con la Madonna delle Grazie venerata nella chiesa della Mercede. «Un’immagine della Madonna tra le mie preferite», dice il calciatore, che rivolge anche un caloroso ai lettori della rivista: «Siamo accomunati da una profonda devozione alla Madre Celeste, restiamo uniti nella preghiera.











