Secondo il 9° Rapporto Eudaimon‑Censis, 6 giovani su 10 rivendicano il diritto alla disconnessione. Cresce l’impatto della reperibilità continua e il welfare aziendale evolve verso modelli più sostenibili
La Gen Z alza la voce e mette un punto fermo: la reperibilità continua non è più sostenibile. Il 9° Rapporto Eudaimon‑Censis fotografa un cambiamento profondo nel modo in cui le nuove generazioni vivono il lavoro. Per il 57,7% dei giovani italiani, il diritto alla disconnessione è una priorità irrinunciabile, mentre il 43,9% dei lavoratori dichiara di evitare comunicazioni professionali fuori dall’orario stabilito. Quasi uno su due (45,8%) segnala effetti negativi come ansia e disagio legati alla reperibilità extra‑orario.
Il fenomeno non riguarda solo l’Italia. Secondo Eurofound, oltre l’80% dei lavoratori europei riceve contatti di lavoro fuori dall’orario contrattuale, e quasi tre su quattro ne sono coinvolti quotidianamente o più volte a settimana. Una pressione tale da spingere la Commissione Europea a richiamare la necessità di una regolamentazione chiara.
In questo scenario, il diritto a “staccare” diventa un elemento centrale nella progettazione del welfare aziendale. Non più un insieme di benefit, ma una leva strategica per garantire equilibrio e sostenibilità. «Il diritto alla disconnessione è un vero elemento di cultura aziendale», osserva Alberto Perfumo, CEO di Epassi Italia. «Significa ripensare il lavoro a partire dal valore del tempo delle persone».
Il tema è stato al centro anche dell’intervento di Silvia Zanella durante la presentazione del rapporto a Milano. La manager ha evidenziato come le nuove generazioni stiano ridefinendo il modello lavorativo, superando la logica della reperibilità costante e rivendicando spazi chiari per recuperare energie, coltivare interessi e preservare il benessere psicologico. Un approccio che privilegia efficienza e sostenibilità, più che disponibilità continua.
Il diritto alla disconnessione emerge così come un tassello fondamentale di un welfare olistico, capace di integrare vita professionale e privata, migliorare l’engagement e rafforzare l’attrattività delle imprese. In un mondo del lavoro sempre più digitale e interconnesso, garantire tempi di pausa reali non è solo una richiesta generazionale, ma un fattore di innovazione, competitività e qualità del lavoro.











