
“Vediamo quello che succede, credo che vi sia una buona possibilità che qualcosa possa succedere. Se non accade, torneremo a fare quello che facevamo giorni fa”, dice Trump procedendo sempre su un doppio binario: se il dialogo si inceppa, ripartono i raid. Per il numero 1 della Casa Bianca sono stati gli iraniani a chiedere la pausa per negoziare:- “Hanno detto molto gentilmente, ‘per favore fermatevi e incontriamoci’. L’unica ragione per cui vogliono incontrarci è perché li stiamo colpendo duramente”.
Se la soluzione diplomatica non produce risultati, “torneremo ad un’azione militare molto forte”. Quanto tempo intende dare alla diplomazia, il presidente ha risposto: “Non molto tempo, o va in porto velocemente o non va per niente”. I negoziati sono condotti principalmente da Iran e Oman. Sono attivamente coinvolti anche Qatar, Pakistan, Egitto e gli inviati di Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner. “Tutte le persone che hanno a che fare con l’Iran mi hanno chiesto ‘non sparare'”, dice il presidente americano.
Guai a dire che gli attacchi sono stati congelati perché gli Usa sono a corto di munizioni e di sistemi Patriot. “Abbiamo un sacco di munizioni, stiamo messi bene, ma di alcune delle cose più sofisticate ovviamente vorremo averne di più”, dice Trump. “Vorrei averne di più, per essere onesto, ma così tanto è stato dato all’Ucraina”, dice criticando la condotta del suo predecessore Joe Biden.
A Washington arriva Benjamin Netanyahu. Il premier israeliano dovrebbe presentare a Trump informazioni di intelligenche per documentare che l’Iran non ha abbandonato le ambizioni di produrre un’arma atomica. “A Bibi dirò che se non fossi stato il presidente, l’Iran ora avrebbe armi atomiche e Israele sarebbe stato distrutto”, dice Trump. Il rapporto con Netanyahu, ammette, negli ultimi mesi ha scricchiolato in particolare per i raid israeliani in Libano: “Abbiamo delle piccole differenze” riguardo all’Iran ma, chiosa Trump, “siamo abbastanza vicini”.











