Affondano le piattaforme d’investimento, ma è boom per quelle dedicate all’energy crowdfunding

Internet web connessioneROMA – È boom per il GreenVesting. Ener2Crowd, la prima piattaforma italiana di lending crowdfunding ambientale ed energetico, sta registrando in questi giorni un picco di richieste.

«Merito del fatto che in progetti green come i nostri si ha una marcata decorrelazione tra l’andamento del progetto ed i mercati finanziari stessi. Il rendimento è infatti proposto sulla base di analisi tecniche ed ingegneristiche dei benefici che il progetto è in grado di generare, in primis per l’azienda che lo realizza», spiega Giorgio Mottironi, chief sustainability officer e co-fondatore di Ener2Crowd.

«Si tratta di un processo di spill-over grazie a cui viene derivata una parte dell’enorme valore diretto che possono generare i progetti come impianti fotovoltaici, o di efficienza energetica, con lo scopo di attrarre nuova linfa per successive iniziative. Un vero e proprio circolo virtuoso che si alimenta della partecipazione e del desiderio di scegliere e sostenere la costruzione di un futuro sostenibile. L’unico che noi di Ener2Crowd sappiamo immaginare», aggiunge Niccolò Sovico, ceo, ideatore e co-fondatore della piattaforma.

La situazione è invece molto diversa per le altre piattaforme, soprattutto quelle estere. Ne sono un esempio le piattaforme “peer-to-peer” (P2P) baltiche, lituane ed estoni, dove gli investitori prestano denaro ai cosiddetti “loan originator”, ossia dei fondi che poi piazzano e diversificano l’investimento in tanti piccoli prestiti a privati per liquidità o per l’acquisto di auto e case, con rendimenti variabili dall’8% al 20% annuo.

Alcune di queste piattaforma sono addirittura indiziate di truffa, come nel caso della giovanissima Kuetzal o di Envestio, una piattaforma con oltre 2 anni di storico e 15 mila investitori. Altre iniziano a scricchiolare, come anche nel caso della principale piattaforma di peer-to-peer, che già a dicembre dell’anno scorso veniva segnalata da alcuni “loan originator” che avevano riscontrato problemi nell’uscire dagli investimenti (buy-back).

Il mese scorso, a marzo 2020, in concomitanza con il diffondersi del Coronavirus si scopre poi che altre due promettenti piattaforme registrano irregolarità: alcuni dei “loan originator” risultano essere dei fake. Eppure proprio il management di una di queste piattaforme lo scorso mese di febbraio in un evento a Torino aveva parlato dell’elevato grado di “trasparenza” dell’azienda, rassicurando gli investitori dopo il caso Kuetzal ed Envestio che era scoppiato pochi mesi prima, a dicembre 2019.

E non molto rosea è la situazione delle piattaforme peer-to-business (P2B). Le più importanti, anche dopo un sondaggio agli investitori, per aiutare le imprese finanziate ed ora in difficoltà a causa del Coronavirus, non restituiranno la quota capitale agli investitori per un periodo minimo di 3 mesi.

Che dire delle piattaforme immobiliari? Per ora nessun fallimento ma un notevole rallentamento su molte di loro: i progetti scarseggiano già da gennaio, ed alcune non pubblicano più progetti da febbraio. Sembrano essere finiti i tempi in cui le campagna venivano finanziate in appena 10 minuti e può capitare che vengano chiuse in anticipo come se non vi fossero regole prestabilite o comunque fossero suscettibili di decisioni improvvise. Senza raggiungere quindi l’obiettivo e senza motivare il perché. Di certo non un’eccezionale prova di trasparenza operativa in un settore che soffrirà molto nel prossimo futuro.

«Il problema legato alle piattaforme immobiliari è dovuto al fatto che la maggior parte dei progetti in corso sono sulla piazza di Milano o comunque in Lombardia, regione dove fino a maggio i cantieri rimarranno chiusi e dove -a causa della riduzione del potere d’acquisto e della liquidità per acquistare immobili- il settore casa subirà un effetto devastante a livello di mercato. Ciò significa che i rendimenti promessi dell’8% o del 9% a 12 mesi, diventeranno molto più lunghi, rischiando di dimezzare il rendimento globale se non, peggio, veder saltare la restituzione dei prestiti e delle imprese coinvolte», commenta Giorgio Mottironi, chief sustainability officer e co-fondatore di Ener2Crowd.

Altre tipologie di piattaforme d’investimento? Rimangono le piattaforme di “risparmio automatico” che propongono un servizio di risparmio e di successivo investimento, nella maggior parte dei casi operato con ETN, prodotti finanziari che sono però ad altissimo rischio e che oggi si rivelano poco adatti per il profilo medio dell’italiano, che risparmia poco alla volta. Con l’attuale crisi sanitaria 3 tipologie di investimento previste da queste piattaforme, in quanto basate su sottostanti azionari, accusano perdite dal 20% al 50% e gli utenti iniziano a disinvestire e a cancellarsi.

Insomma l’unica risposta concreta alla crisi si può trovare nella sostenibilità ambientale ed energetica. Se anche solo il 10% dei risparmi degli italiani, circa 7.000 euro per abitante, fosse direttamente investito nella sostenibilità ambientale ed energetica, su Ener2Crowd ad esempio, il risparmio crescerebbe del 6% all’anno e ci sarebbero guadagni diretti e redistribuiti, che successivamente -grazie ai benefici ambientali e fiscali- sarebbero ancora una volta distribuibili e riutilizzabili.

È il caso – ad esempio – della recentissima nuova mini-campagna da 40mila euro in 48 mesi con una redditività del 5% annua, che diventa del 6% per i primi “GreenVestor” che si registrano. In pochi giorni il progetto, che prevede un investimento minimo di appena 300 euro, ha registrato un boom di adesioni. Più in dettaglio si tratta di un finanziamento proposto da Noleggio Energia Srl per un programma fotovoltaico.