L’Arte Informale di Valeria Disabato, a metà tra istinto e ragione per esplorare le profondità dell’essere

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distruzione acrilico pasta

La riflessione sull’essenza e la sostanza dell’interiorità ma anche del mondo che circonda l’uomo contemporaneo e che rende complessa una quotidianità a volte disarmonica eppure imprescindibile dalla vita, conduce alcuni artisti a sentire l’esigenza di andare oltre la bidimensionalità della tela per dare maggiore consistenza, concretezza a quelle emozioni e a quegli interrogativi che hanno bisogno di fuoriuscire e cercare un’interazione con l’esterno. La protagonista di oggi appartiene a questa categoria di artisti e manifesta la sua attitudine alla riflessione e all’interiorizzazione attraverso il processo lento e costruito richiesto dall’interazione tra colore, tela e materia.

Nel momento in cui, poco dopo il primo decennio del Ventesimo secolo, il distacco dalla figurazione cominciò ad assumere grande rilevanza nel panorama artistico europeo, emerse fin da subito la necessità prioritaria di affermare la predominanza del gesto plastico su qualsiasi influenza esterna, compresa l’emozione dell’esecutore dell’opera che non doveva inquinare il risultato finale; questa posizione piuttosto categorica che costituì una linea guida prioritaria sia del Suprematismo russo di Kazimir Malevic sia del De Stijl di Piet Mondrian e Theo Van Doesburg, fu mantenuta anche nei decenni successivi da tutti quei movimenti artistici in cui la sperimentazione e il lato razionale dovevano prevalere su quello emotivo. Lo Spazialismo di Lucio Fontana e di Roberto Crippa introdusse in maniera intuitiva quanto studiata, la dimensione del tempo e dello spazio all’interno dell’opera d’arte in cui l’interazione con l’ambiente circostante era parte stessa del processo esecutivo; il taglio introduceva l’atto fisico tanto quanto le spirali di Crippa sembravano tendere verso l’esterno. Allo stesso modo il Minimalismo di Enrico Castellani e di Agostino Bonalumi, contraddistinto dalle celeberrime estroflessioni ottenute inserendo chiodi e centine, nel caso del primo, o di sagome di legno o metallo, nel secondo, sotto la tela per creare giochi di luci e ombre e di dialogo con lo spazio esterno introducendo così anche il concetto di ritmo e movimento.

L’approccio quasi scientifico alla tela, l’interazione sull’area circostante la tela che si generò introducendo elementi materici costituirono un’innovazione e al tempo stesso un limite poiché ciò che non era incluso in quell’affascinante progetto di ricerca e si sperimentazione era il sentire interiore, l’impulso emozionale che impediva pertanto all’osservazione di sentirsi coinvolto in maniera completa dall’opera d’arte. Questo ostacolo fu spontaneamente superato dall’Informale Materico di cui fu grande rappresentante Alberto Burri, in cui l’inserimento della materia, lo studio sulla sua deformazione per essere plasmata sulla base dell’intenzione esecutiva, si accompagnava alla sensazione, a un’interiorità che aveva il bisogno di lasciar fuoriuscire quel mondo profondo fatto di sofferenza e di intensità che si imprimevano nell’opera a quel punto completamente magnetica per chi ne fruiva; allo stesso modo i cementi, la sabbia, le corde dell’Informale di Antoni Tapìes esprimevano il senso di solitudine e la tensione emotiva che si generavano nel momento in cui l’artista intraprendeva il percorso creativo dando struttura e concretezza a quelle sensazioni appartenenti alla sensibilità umana necessitanti di fuoriuscire in maniera più solida rispetto alla superficie bidimensionale, invadendo quasi lo spazio.

purezza valeria disabato
1 Purezza

L’artista veneta Valeria Disabato, con formazione autodidatta, avverte la medesima esigenza di sperimentazione e interazione tra materia e tela, tra ambiente circostante e superficie dell’opera che diviene mezzo attraverso il quale raccontare la propria riflessione sul vivere contemporaneo, sulle sue infinite pieghe che spesso vengono ignorate o restano inascoltate proprio a causa della loro complessità, di quell’esigenza di spingersi in profondità che nell’epoca dell’immagine, della velocità e dell’effimero viene costantemente trascurata. L’artista si pone in posizione di ascolto rispetto alle energie che ruotano intorno all’essere umano, al rapporto con la spiritualità, con la tendenza a una crescita che non esiste, suggerisce la Disabato, senza una consapevolezza e una conoscenza di se stessi, con tutte le debolezze, le paure e i limiti che costituiscono le complesse e sfaccettate personalità individuali.

mutatio valeria disabato
2 Mutatio

Non solo, l’apertura empatica verso le persone in generale le permette di cogliere i diversi aspetti, i punti di osservazione attraverso i quali interpretare e mettere in luce tutte quelle domande inespresse, i quesiti che appartengono in maniera innata all’uomo di ogni tempo ma che non sempre sono in grado di emergere verso la consapevolezza.

salici piangenti valeria disabato
3 Salici piangenti

Valeria Disabato sceglie invece di esplorarle, le medita, le lascia maturare all’interno di sé per trovare la forma migliore per poi poterle concretizzare sulla tela che per lei diviene un mezzo sperimentale su cui apporre la materia più affine alla sensazione protagonista dell’impulso creativo; filo di ferro, catene, vetro, carta stagnola, carta pesta, silicone, stucco sono gli elementi con cui arricchisce le sue opere che divengono un ponte tra il sentire interiore, quella fase in cui la razionalità ha acquisito le informazioni necessarie per essere elaborate dall’emozione, e l’ambiente esterno, quello da cui le informazioni arrivano e dove poi tornano filtrate dall’interiorizzazione dell’artista.

agonia valeria disabato
4 Agonia
la complicazione della psiche umana valeria disabato
5 La complicazione della psiche umana

Inizialmente più legata a una leggera figurazione, pur dirigendosi fin da subito vero un Espressionismo di forte impatto emozionale come si evince dalle tele Agonia e La complicazione della psiche umana – opera quest’ultima in cui la psiche con tutti i suoi simboli, con la capacità analitica eppure spesso incomprensibile, è posta all’interno di un cuore stilizzato, come se l’artista volesse evidenziare quanto l’essere umano sia legato all’emozione, a quel mondo interiore che controlla la mente malgrado si tenti spesso di compiere il processo contrario -, il passaggio verso l’uso della materia coincide con uno spostamento verso l’Informale Materico, verso l’abbandono quasi totale della forma conosciuta per entrare nel mondo dell’indefinito, dell’irrazionalità espressiva necessaria ad accedere al regno delle possibilità, delle profondità mentali ed emozionali attraverso le quali cercare di comprendere le sfaccettature della realtà.

radici valeria disabato
6 Radici

L’opera Radici, composta di foglia oro e cartapesta, evoca il percorso di vita, quello in cui si tende a intraprendere un cammino spesso sospinto e caratterizzato da un allontanamento, dalla ricerca di un’individualità funzionale alla maturazione e alla coscienza di sé, durante il quale non è possibile però dimenticare la base, il luogo da cui si proviene perché è proprio lì che si sono appresi tutto gli insegnamenti che inevitabilmente, malgrado i cambiamenti, i trasferimenti di città, a volte di nazione, restano dentro per costituire la nostra invisibile guida. Da un punto di vista più universale le radici sono metafora di quegli avi, di quei primordi di umanità che si sono evoluti nel corso dei secoli distaccando l’uomo dal contatto con la natura, con il divino, con l’essenza originaria che invece per la Disabato è importante perché induce a non dimenticare di tendere verso la conoscenza attraverso la riflessione e la connessione con l’anima.

correnti valeria di sabato
7 Correnti

In Correnti, in cui utilizza il colore acrilico, la pasta materica e la rete metallica, l’artista pone l’accento sulle connessioni che inevitabilmente arricchiscono o destabilizzano la vita, quei momenti di intensa correlazione o di assoluto corto circuito che però sono sempre funzionali a porre l’essere umano davanti a un bivio, a una possibilità che fino a un attimo prima non esisteva ma che può costituire quel salto nel buio verso un’inattesa felicità. Le onde sottostanti la rete rappresentano la marea dell’esistenza, quel movimento oscillante che in fondo è l’essenza stessa della vita poiché è solo scendendo in basso che si può essere in grado di cogliere l’importanza dell’opportunità di risalita. A partire dal 2017, anno di inizio della sua carriera artistica, la giovane Valeria Disabato ha al suo attivo la partecipazione a mostre collettive e a fiere d’arte a Verona, a Venezia, a Roma e a Ferrara ed è stata inserita nell’Annuario Internazionale d’Arte Contemporanea 2022 edito da Mondadori.

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The Informal Art of Valeria Disabato, halfway between instinct and reason to explore the depths of being

Reflection on the essence and substance of interiority, but also of the world that surrounds contemporary man and that makes a sometimes disharmonious yet inseparable everyday life complex, leads some artists to feel the need to go beyond the two-dimensionality of the canvas to give greater consistency, concreteness to those emotions and questions that need to escape and seek interaction with the outside world. Today’s protagonist belongs to this category of artists and manifests her aptitude for reflection and internalisation through the slow, constructed process required by the interaction between colour, canvas and material.

When, shortly after the first decade of the 20th century, the detachment from figuration began to assume great relevance in the European art scene, the overriding need to assert the predominance of the plastic gesture over any external influence, including the emotion of the artwork’s executor, which was not to pollute the final result, immediately emerged; this rather categorical position, which constituted a priority guideline of both Kazimir Malevic’s Russian Suprematism and Piet Mondrian and Theo Van Doesburg’s De Stijl, was also maintained in the following decades by all those artistic movements in which experimentation and the rational side had to prevail over the emotional one. The Spatialism of Lucio Fontana and Roberto Crippa introduced, in a manner as intuitive as it was studied, the dimension of time and space within the work of art in which interaction with the surrounding environment was part of the execution process; the cut introduced the physical act as much as Crippa’s spirals seemed to tend outwards. Similarly, the Minimalism of Enrico Castellani and Agostino Bonalumi, characterised by the famous extroflexions obtained by inserting nails and ribs, in the case of the former, or wooden or metal templates, in the case of the latter, under the canvas to create plays of light and shadow and dialogue with the external space, thus also introducing the concept of rhythm and movement.

The almost scientific approach to the canvas, the interaction on the area surrounding it that was generated by introducing material elements constituted an innovation and at the same time a limitation because what was not included in that fascinating project of research and experimentation was the inner feeling, the emotional impulse that therefore prevented the observer from being fully involved by the work of art. This obstacle was spontaneously overcome by the Materic Informal of which Alberto Burri was a great representative, where the insertion of matter, the study of its deformation in order to be moulded on the basis of the executive intention, was accompanied by sensation, by an interiority that needed to let out that profound world made up of suffering and intensity that was imprinted in the work at that point completely magnetic for those who enjoyed it; In the same way, the cement, sand and ropes of Antoni Tapìes’ Informal Art expressed the sense of solitude and emotional tension generated at the moment the artist embarked on his creative journey, giving structure and concreteness to those sensations belonging to human sensibility that needed to escape in a more solid manner than the two-dimensional surface, almost invading space. Venetian artist Valeria Disabato, a self-taught artist, feels the same need for experimentation and interaction between material and canvas, between the surrounding environment and the surface of the artwork, which becomes a means through which to narrate her own reflections on contemporary life, on its infinite folds that are often ignored or remain unheard precisely because of their complexity, of that need to go into depth that in the age of the image, of speed and of the ephemeral is constantly neglected.

The artist places herself in a position of listening to the energies that revolve around the human being, to the relationship with spirituality, with the tendency towards growth that does not exist, suggests Disabato, without an awareness and knowledge of oneself, with all the weaknesses, fears and limits that make up the complex and multifaceted individual personalities. Not only that, her empathic openness towards the persons in general allows her to grasp the different aspects, the points of observation through which to interpret and bring to light all those unexpressed questions, the queries that innately belong to the human being of all times but that are not always able to emerge towards awareness. Valeria Disabato chooses instead to explore them, she meditates on them, she lets them mature within herself to find the best form and then concretise them on canvas, which for her becomes an experimental medium on which to affix the material most akin to the sensation that is the protagonist of the creative impulse; iron wire, chains, glass, tinfoil, papier-mâché, silicon and putty are the elements with which she enriches her artworks, which become a bridge between inner feeling, that phase in which rationality has acquired the information necessary to be processed by emotion, and the external environment, the one from which the information arrives and where it then returns filtered by the artist’s internalisation. Initially more closely linked to a light figuration, though immediately heading towards an Expressionism of strong emotional impact, as can be seen in the canvases Agonia (Agony) and Le complicazioni della psiche umana (The Complication of the Human Psyche) – the latter work in which the psyche with all its symbols, with its analytical yet often incomprehensible capacity, is placed inside a stylised heart, as if the artist wanted to highlight how much the human being is linked to emotion, to that inner world that controls the mind despite often attempting the opposite process – the move towards the use of matter coincides with a shift to Materic Informal, to the almost total abandonment of known form in order to enter the world of the indefinite, of the expressive irrationality necessary to access the realm of possibilities, of the mental and emotional depths through which to try to understand the facets of reality.

The artwork Radici (Roots), composed of gold leaf and papier-mâché, evokes the journey of life, the one in which one tends to embark on a path often driven and characterised by a distancing, by the search for an individuality functional to maturation and self-awareness, during which, however, it is not possible to forget the base, the place from which one comes because it is there that one has learnt all the lessons that inevitably, despite the changes, the moving of cities, sometimes of nations, remain within to constitute our invisible guide. From a more universal point of view, the roots are a metaphor for those ancestors, those primordial human beings that have evolved over the centuries, detaching man from contact with nature, with the divine, with the original essence, which for Disabato is important because it induces us not to forget to strive for knowledge through reflection and connection with the soul. In Correnti (Currents), in which she uses acrylic paint, material paste and wire mesh, the artist emphasises the connections that inevitably enrich or destabilise life, those moments of intense correlation or absolute short-circuiting that are, however, always functional in placing the human being at a crossroads, at a possibility that did not exist until a moment before but that can constitute that leap in the dark towards an unexpected happiness. The waves below the net represent the tide of existence, that oscillating movement that is, after all, the very essence of life, since it is only by descending to the bottom that one can be able to grasp the importance of the opportunity to rise again. Starting in 2017, the year her artistic career began, the young Valeria Disabato has participated in group exhibitions and art fairs in Verona, Venice, Rome and Ferrara, and has been included in the Annuario Internazionale d’Arte Contemporanea 2022 published by Mondadori.