Beatrice Roman, l’arte del riciclo che trasforma gli oggetti in suggestive ed eleganti opere

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Il tema dell’ambiente e della salvaguardia dei luoghi in cui l’essere umano vive è diventato un cardine essenziale della società contemporanea, a maggior ragione per la sensibilità notoriamente più aperta e delicata di chi l’arte, per indole e per desiderio interiore, sceglie di farla dando vita alle proprie emozioni attraverso la tela. Donare nuova vita a oggetti inutilizzati e destinati a terminare il proprio ciclo esistenziale è la caratteristica centrale dell’artista di cui vi parlerò oggi.

Quando intorno alla metà degli anni Cinquanta del Novecento un gruppo di artisti volle fortemente introdurre nel gesto creativo la terza dimensione generando un’interazione maggiore tra l’osservatore e la tela, tra l’opera e lo spazio circostante, l’esigenza di salvaguardare l’ambiente non era ancora tanto sentita e importante come nell’era contemporanea; ciononostante si insinuò nei fondatori dell’Arte Informale Materica un moto di ribellione che li indusse a ritenere inaccettabile il precedente schema della bidimensionalità dell’opera d’arte inducendoli ad agire direttamente sulla materia che doveva rinascere a nuova vita venendo così incorporata e trasformata per divenire parte integrante del risultato finale. Sacchi di juta, sabbia, sassi, carta di giornale, frammenti di vetro erano solo alcuni degli oggetti utilizzati dai maggiori rappresentanti della corrente, Alberto Burri e Antoni Tapìes, che seppero comunicare con le loro bruciature, le lacerazioni, le tavole di legno rovinate dall’usura, tutto il disagio e la perdita di certezze seguite alla fine del secondo conflitto mondiale, oltre all’impazienza legata a un modo di intendere l’arte e l’espressione creativa in modo completamente discostante dalle regole classiche. Laddove Burri espresse in modo incisivo le sensazioni forti e irruente utilizzando colori accesi, violenti e aggressivi e plasmando la materia trasformandola in qualcosa di funzionale al messaggio espressivo che desiderava trasmettere, Tapìes invece volle esaltare l’esistenza dei materiali usati dissociandoli dall’espressione emotiva e dall’interazione con il colore, affermandone la pura esistenza che diviene profonda conoscenza degli oggetti di uso comune i quali comunicano direttamente con l’osservatore. Il rifiuto della figurazione si colloca in quella tendenza degli artisti dell’epoca a voler affermare la superiorità del gesto creativo su tutto ciò che l’occhio poteva attingere alla realtà osservata, più legato al mondo emotivo e intimamente impulsivo oppure semplicemente più orientato a un approccio mentale e ragionato ma in entrambi i casi necessitante un allontanamento dai canoni estetici e formali che sarebbero divenuti un ostacolo alla ricerca del senso dell’arte o una gabbia per quel mondo interiore che doveva coinvolgere, e travolgere, a prescindere dall’immagine compiuta e comprensibile.

fantasy world
1 Fantasy world (Mondo fantastico)

L’artista di origini rumene Beatrice Roman, in arte Tìsu, approda all’Arte Informale in maniera spontanea, quasi come se il suo linguaggio interiore sentisse l’esigenza di fluire liberamente verso una forma espressiva priva di regole, di schemi e di controllo sebbene una considerevole parte della sua produzione sia fortemente legata alla materia. Il riciclo è fondamentale per la Roman, quel desiderio fortemente etico di salvaguardare il mondo abitato in maniera originale, modificando l’apparenza degli oggetti che apparentemente hanno terminato il loro ciclo vitale e donando loro nuova vita, e respiro di eternità, incorporandole nelle tele sulle quali, di volta in volta, racconta di un ricordo, di un’emozione, di una sensazione vissuta sulla propria pelle.

dna
2 Dna

Dunque l’intenzione degli artisti informali del Ventesimo secolo viene completamente rovesciata perché il punto di partenza concettuale è quello di recuperare qualcosa che verrebbe distrutto e disperso nell’ambiente, non più dunque uno studio sugli oggetti per istinto di ricerca e di scoperta verso l’interazione con l’osservatore e la tendenza a una tattilità e occupazione dello spazio intorno alla tela bensì una sperimentazione su come poter introdurre e trasformare oggetti in via di smaltimento in elementi essenziali e interagenti con il resto dell’opera. Pezzi di vetri di Murano, perline, monete, tappi di bottiglia sono i materiali che Beatrice Roman inserisce nelle sue tele materiche mentre le tonalità scelte sono eleganti, suggestive, tendenti a mettere in luce la parte più morbida, più romantica, termine questo inteso nel suo senso più esteso, delle sensazioni che ha vissuto e che appartengono al suo scrigno emotivo.

abbraccio in laguna
3 Abbraccio in laguna

Nel lavoro Abbraccio in laguna l’elemento materico si fa cornice e spettatore dell’azione al centro della tela, quell’abbandonarsi dei protagonisti l’uno nelle braccia dell’altro amplificando la magia che dall’intenso istante si sprigiona; la gamma cromatica è soffice ma anche raffinata, con quel bianco e quell’argento che dominano sulla scena come se in qualche modo fossero estensione di un’avvolgenza energetica che non può non diffondersi anche al luogo in cui quell’incontro emozionale si compie.

l'ottimista
4 L’ottimista

Allo stesso modo nell’opera L’ottimista Beatrice Roman accorda i toni a quella solarità, a quella positività che contraddistingue le persone in grado di guardare le cose e la vita da un punto di vista sereno, allegro, favorevole e accogliendo tutto ciò che accade come un momento di crescita e di progressione, un insegnamento prezioso per proseguire nel proprio cammino; il giallo è il colore predominante, che sembra aggrapparsi e fondersi con i dettagli materici che danno forma al volto dell’uomo e ne enfatizzano l’essenza interiore.

seven sin
5 Seven sin

Nella tela Seven sin invece l’artista recupera un’interazione differente con il colore, ampliando la gamma cromatica per descrivere una scena che parla di peccato originale, di tentazione, di quel simbolo di caduta che ha reso l’uomo peccatore, certo, ma è stato proprio in virtù di quell’errore che si è generata una vita molto più piena, interessante, liberando l’individuo da una non scelta e dandogli l’opportunità di decidere quale percorso seguire; anche in questo caso la materia è inserita in maniera naturale nella tela, senza invadere bensì armonizzandosi con l’immagine finale.

depressor
6 Depressor

Beatrice Roman nell’ultimo anno ha trovato un inedito canale creativo, quello dell’Espressionismo Astratto, più istintivo, irruento, quasi liberatorio per emozioni che diversamente sarebbero restate latenti nel suo intimo, incapaci di manifestarsi; l’esigenza di trovare una via d’uscita, un modo per affrontarle e combatterle quelle sensazioni spiacevoli eppure incredibilmente reali, è evidente sia in virtù delle tonalità scelte, il bianco, il nero, il rosso, sia per l’istintività di un gesto pittorico che non riesce più a interagire con la materia perché necessita dell’immediatezza del puro colore come voce narrante di una contingenza disorientante ma inevitabile.

The world of art
7 The world of art (Il mondo dell’arte)

Beatrice Roman ha al suo attivo la partecipazione alle più importanti mostre collettive in Italia e all’estero, ha vinto numerosi premi e le sue opere sono inserite nei maggiori cataloghi d’arte italiani e internazionali tra cui l’Altante dell’Arte Contemporanea De Agostini.

BEATRICE ROMAN-CONTATTI
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Sito web: www.beatriceroman.it
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