
“A questa pressione geopolitica – continua Boccia – si aggiunge quella economico-tecnologica. I grandi attori del digitale mal sopportano un’Unione che fissa regole, limita gli abusi e protegge i cittadini. Per loro l’Europa è un ostacolo; per noi è la condizione per vivere in uno spazio democratico e competitivo. Il mondo intanto corre: crescono le potenze asiatiche, si ridisegnano le filiere della tecnologia, aumenta la competizione globale. In questo scenario, indebolire l’Europa significa indebolire sé stessi. Nessuno Stato europeo può affrontare da solo le sfide del XXI secolo. E qui arriva la responsabilità italiana. Non solo il governo tace davanti a un attacco politico esplicito al progetto europeo; fa qualcosa di peggiore. Rivendica che molte delle cose dette oggi da Trump “le avevamo dette prima noi”. È una dichiarazione gravissima: non una presa di distanza, ma un’allusione orgogliosa a una convergenza con chi mira a diminuire l’Europa. Così l’Italia, Paese fondatore e per decenni cuore e braccia dell’integrazione europea, rischia di trasformarsi in qualcos’altro: non più forza propulsiva del progetto comune, ma governo nazionalista in prima fila per indebolire o, peggio, contribuire a soffocare l’idea stessa di Europa. Una deriva che non appartiene alla nostra storia e che compromette il nostro futuro”.
“L’Italia dovrebbe essere tra i primi a difendere l’Unione. Senza più Europa non c’è sicurezza, non c’è competitività, non c’è sovranità reale. Per questo serve una scelta di campo netta: stare nell’Europa e con l’Europa, non ai margini né contro di essa. Il Parlamento – conclude – ha il dovere di chiedere conto di questo silenzio e di questa deriva. La collocazione europea dell’Italia non è negoziabile: è la nostra ancora nel mondo che cambia. Il tempo dell’ambiguità è finito. Adesso serve una voce chiara. E serve ora in Parlamento e nel Paese. Non sarà un Presidente Usa nazionalista a spingerci contro la storia. Noi non tradiremo mai la nostra storia e non consentiremo mai al Governo Meloni di farlo. Non nel nostro nome. L’Italia non dovrà mai farsi strumento di chi vuole dividere e distruggere l’Europa”.











