“Ci porti il Covid”, biglietto nella posta di un’infermiera

covid infermiera

Vicini di casa di un’operatrice sanitaria l’attaccano come fosse un’untrice: la donna ha curato anche il sindaco, guarito da tre giorni

LUCCA ‒ Un’infermiera del reparto di malattie infettive dell’ospedale San Luca di Lucca ha trovato nella cassetta della posta della propria abitazione un biglietto anonimo, che recita una frase aggressiva e fortemente discriminatoria: “Grazie per il Covid che tutti i giorni ci porti in corte ricordati che ci sono anziani e bambini grazie”.

Il messaggio, come si evince dal testo, è stato scritto e recapitato dai suoi vicini di casa.

Profondamente ferita dal gesto, l’infermiera, che ha curato anche il sindaco di Lucca Alessandro Tambellini ‒ da tre giorni guarito e tornato a casa ‒ ha denunciato il fatto ai carabinieri.

“Per una persona che è in prima linea nel curare ed assistere i pazienti, e che a volte si trova a fare turni molto lunghi, tornare a casa e trovare un biglietto simile significa ricevere “una pugnalata alla schiena”.

L’episodio ha suscitato profonda indignazione nella Asl, nel sindaco di Lucca e in tutti coloro che sanno cosa significhi in questi drammatici giorni svolgere la professione di infermiere. Gli operatori sanitari stanno affrontando una sfida professionale senza precedenti, e vedersi accusare di essere gli untori del covid-19 è molto pesante.

Chi lavora in corsia, a contatto con i malati di coronavirus, rischia di essere continuamente discriminato e sottoposto a pregiudizi. In una nota della Asl Toscana Nord Ovest, che ha espresso solidarietà alla donna, si legge: “Tali comportamenti non solo sono discriminatori ma dimostrano come  il cammino verso la civiltà sia ancora lungo, nonostante il momento difficile che l’intero pianeta sta vivendo. Piena solidarietà, quindi, verso  tutti gli operatori sanitari e verso tutti coloro che, a diverso titolo, si occupano di far funzionare al meglio la complessa macchina sanitaria, sacrificando affetti e, spesso, la propria salute”.