Dialoghi a Casteldelci, la prima luce del mondo

CasteldelciRaramente ti può capitare di scoprire la prima luce, se sta ancora vivendo, la prima luce della nascita del mondo. Si tratta di chiarori stanchi, filamenti di una luminosità velata che passano in mezzo a ombre tremolanti, una luce che esplora le fessure non per la forza di penetrazione che ha ma per debolezza e per un bisogno di adagiarsi e così accendere fosforescenze di insetti addormentati nelle crepe.

La spiritualità dei ruderi

Una luce così invecchiata che non sa più illuminare ma è come se vivesse appoggiandosi ai granelli di polvere, creste di sporcizia, fili d’erba. Un chiarore che regala spiritualità ai ruderi di case abbandonate riuscendo a dare proporzioni misteriose alla scarabeo chiuse nel groviglio delle sue zampe. Fu un monaco di Casteldelci (un paesino a quaranta chilometri da Rimini, di nemmeno cinquecento abitanti) che mi parlò per primo di questi brandelli di quel primo bagliore, ormai sfiniti lontano dai centri bisognosi di luminosità. Si possono trovare in luoghi abbandonati perché è lì che continuano a vivere anche se la loro lucentezza è ormai nebbiosa e pallida.

Pensando alla Russia

Il loro momento più vivo è subito dopo il tramonto, quando i ruderi diventano pagine bianche sospese e sporcate quasi subito dalla cenere della notte, finchè queste chiazze si staccano dai muri e prendono il volo per diventare buio. A me è capitato di vederle una mattina prima dell’alba. Cercavo consolazione in questo mondo moribondo con una con una umiltà putrefatta che saliva da fessure profonde. Mi chiedevo perché mai cresceva dentro questo affetto per la Russia, come se ormai in Italia fossi in esilio, finchè un rumore d’acqua che passava tra i sassi ha dato corpo al silenzio.

Piccole trasparenze

La valle del Marecchia era coperta da un’ombra granulosa che stava diradandosi per diventare un chiarore nebbioso che riusciva appena a ridare il profilo ai cespugli e delle querce. I ragionamenti del monaco di Casteldelci più che convincermi completamente mi hanno regalato la meraviglia di guardare queste piccole trasparenze con così tanto entusiasmo da farmi pensare con stupore innocente a quel bagliore iniziale che ha creato l’universo.