“Due poltrone rosse”: Andreoli si racconta come paziente

Nel nuovo libro “Due poltrone rosse”, Vittorino Andreoli ribalta il ruolo dello psichiatra e avvia un dialogo intimo con la propria storia e identità

due poltrone libroCon Due poltrone rosse (Edizioni San Paolo), Vittorino Andreoli compie un gesto raro e simbolico: dopo una vita trascorsa ad ascoltare gli altri, sceglie di sedersi per la prima volta dalla parte del paziente. Il celebre psichiatra inaugura così un percorso di autoanalisi che diventa un vero dialogo interiore, un confronto diretto con la propria immagine e con l’“ombra” che accompagna ogni terapeuta.

Il libro si struttura come una serie di sedute intime, in cui memorie personali, sogni, riflessioni filosofiche e ricordi professionali si intrecciano in un racconto denso e rivelatore. Lo studio medico si trasforma in un luogo simbolico, un laboratorio dell’esistenza in cui la scrittura diventa strumento di cura e di comprensione del disagio umano, inteso come difficoltà a vivere pienamente.

Andreoli ripercorre l’infanzia segnata dalla guerra, l’educazione cattolica, i sensi di colpa, la scoperta del corpo e dell’identità, intrecciando questi frammenti con oltre sessant’anni di esperienza clinica e scientifica. Le due poltrone – quella del medico e quella del paziente – diventano così il simbolo di un incontro possibile: tra chi cura e chi cerca sollievo, ma anche tra le molte parti di sé.

Ne nasce un’opera profondamente umana, che ribadisce una convinzione centrale nel pensiero di Andreoli: ogni percorso di cura comincia dall’ascolto.