“Il cappello dello sciamano” di Antonello Bombagi: l’intervista all’autore

50

il cappello dello sciamano

“Dopo aver trascorso la prima parte della mia vita a fare cose e lavori che non sentivo miei, ho avuto la fortuna di imbattermi in una antica storia sui boscimani del Kalahari, che cambiando le mie credenze più intime mi ha poi permesso di cambiare vita”

Per Rogiosi editore Il calendario delle uscite autunnali si arricchisce di una nuova opera. “Il cappello dello sciamano” di Antonello Bombagi sarà infatti in uscita in tutte le librerie d’Italia, oltre ai soliti canali online, dal prossimo 11 novembre. Il romanzo d’esordio del narratore sardo, sembra aver suscitato notevoli aspettative e già in prevendita ha riscosso notevole interesse. D’altronde, nel momento storico in cui la paura e il pessimismo hanno preso il sopravvento, con una pandemia che continua a fare più danni psicologici che biologici, “il cappello dello sciamano” può infatti rappresentare una fresca boccata di speranza, alla portata di tutti.

Antonello Bombagi ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Il cappello dello sciamano” è la tua nuova uscita editoriale, di che cosa si tratta?

Beh, questa nuova uscita rappresenta il mio esordio nella “narrazione lunga” e come tale una cosa che mi emoziona moltissimo. Parafrasando, è un po’ come quando uno, che ha sempre corso gli 800 metri piani, un bel giorno decida di mettersi alla prova con una maratona. Ma a parte questo, è soprattutto un romanzo che si legge tutto d’un fiato, un racconto che attraverso le vicende del protagonista, emoziona, appassiona e sorprende. L’antefatto che innesca l’incipit è che Jonas Sunborn deve assistere Francesco, suo amico e medico personale, nella fase d’avvio dei lavori per un nuovo ospedale a Fianarantsoa. Lui, un ex architetto travolto da un doloroso passato, capisce bene che l’invito dell’amico non è casuale, ma mira ad offrirgli una chance di riscatto e così accetta di far ritorno nella sua isola natia. Dopo qualche tempo però, una donna, amica di Francesco, lo spinge a seguirla in Angola, dove programmano di incontrarsi a Lubango. Ed è proprio a questo punto che si apre il romanzo, nel momento in cui, a seguito di alcune circostanze, nascerà un viaggio emozionante attraverso il cuore pulsante di quel paese. Una partenza imprevista che, se da un lato da il via al racconto, dall’altro si trasformerà ben presto in una esperienza drammatica per il protagonista. Una sequela di avvenimenti ricca di imprevisti e colpi di scena che, ai limiti dell’inferno, lo porterà a scoprirsi sotto una luce completamente nuova!

Cosa vuoi comunicare con questo lavoro?

Con questo romanzo, ho voluto spiegare nel modo più semplice possibile di come sia facile cadere vittima delle proprie errate convinzioni. Ma anche di come sia invece possibile una vita diversa se ci si leva dalla testa quel pesante fardello di false credenze che talvolta ci opprime e ci condanna. Questo significa, tra le tante cose, che non è mai troppo tardi per cambiare e che ogni momento è quello giusto per provare a fare qualcosa di nuovo e più entusiasmante. Come di fatto ho testimoniato con la mia vita, per esempio diventando giornalista a 55 anni, o debuttando nella narrativa a 59. Devi sapere che ho trascorso la prima parte della mia vita a fare cose e lavori che non sentivo miei, ma anche che ho avuto la fortuna di imbattermi in una antica storia sui boscimani del Kalahari. La stessa che ha ispirato il romanzo, ma che prima ancora, modificando le mie credenze più intime, mi ha permesso di cambiare vita. Da allora, sono diventato testimone vivente di questo concetto e ho pensato che con un romanzo avrei potuto aiutare tante persone a fare altrettanto. Migliorare la loro esistenza dunque, arrivando dritto nel loro cuore con una freccia che non uccide, ma pungola e stimola a percorrere nuovi sentieri. L’invito al lettore infatti vuole essere quello di credere maggiormente nelle proprie capacità, diventando protagonisti della propria vita senza condizionamenti o pregiudizi, ma lasciandosi guidare dalla propria forza interiore.

Che tipo di accoglienza ti aspetti?

In realtà non mi aspetto nulla, sono perfettamente consapevole di quanto sia oggi difficile per un autore emergente arrivare a farsi conoscere dal grande pubblico, se non si ha alle spalle un editore importante che apre le porte dei salotti televisivi, dei circuiti radio, e dei maggiori giornali. Spero solo che il libro possa cogliere nel segno e portare a termine la sua missione, emozionando e coinvolgendo i lettori e, perché no, migliorando la vita di qualcuno di loro.

Come ti sei avvicinato al mondo della scrittura?

Più che avvicinato, direi “riavvicinato”. Sono stato un bambino terribilmente timido e fin da quando ero molto piccolo avevo scoperto che, piuttosto che parlare, potevo comunicare più facilmente scrivendo ciò che pensavo. Poi però la vita in un susseguirsi di eventi e combinazioni mi ha portato lontano da quel mondo, negandomi di fatto la possibilità di sviluppare certe inclinazioni. Un qualcosa che ho potuto riprendere solo in età avanzata quando, dopo essermi levato dalla testa il “cappello di preconcetti e pregiudizi” che avevo sviluppato sulla mia persona, mi sono sentito libero di seguire le passioni più autentiche per esprimere finalmente il vero me stesso nel miglior modo possibile.