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Il lato Nouveau Réalisme a tinte Fauves delle ambientazioni surreali di Halena Cline

Alcuni artisti hanno bisogno di avere un approccio poliedrico alla creatività, in particolar modo quando la loro indole espressiva mostra una resistenza a qualunque inquadramento dentro schemi e regole che non li farebbero sentire liberi di dare la propria versione della realtà o delle fantasie immaginative affini alla loro personalità. Scegliere dei linguaggi differenti, pur mantenendo una linea di continuità di base che contraddistingue la loro produzione, diviene così per questa categoria di autori una linfa vitale dalla quale non riescono a prescindere, anche per potersi misurare con nuove sfide stilistiche, con sperimentazioni necessarie a potersi rinnovare e a evolvere dal punto di vista creativo, perché per loro il sale stesso dell’arte è scoprire costantemente qualcosa di inedito, qualcosa di mai sperimentato nei loro percorsi precedenti. Le più recenti opere di Halena Cline appartengono esattamente a questo cammino evolutivo in cui sceglie di immergersi nel mondo della fanciullezza, quasi come volesse raccontare al pubblico delle favole moderne in cui ciascun osservatore possa in qualche modo ritrovare ciò che l’adulto di solito perde, pur non perdendo l’analisi sagace e profonda della società attuale.

Dopo la fine del secondo conflitto mondiale, vi fu in alcuni artisti il bisogno di tornare a sorridere, trovando una figurazione che unisse le nuove tecniche scoperte nei primi decenni del secolo, e l’intenzione creativa diversa da quella accademica tradizionale, con un rinnovato ottimismo e il desiderio di cancellare le brutte esperienze belliche che avevano scosso tutto il mondo. L’irriverenza e la capacità di prendere un po’ in giro la seriosità e il mercato dell’arte tipiche del Dadaismo, avevano mostrato quando in fondo tutto potesse avere una doppia facciata, un lato ludico e ironico ma soprattutto sdrammatizzante che indignò ma anche incuriosì gli addetti ai lavori e i collezionisti degli anni Venti del Novecento. Lo stesso atteggiamento fanciullesco, seppure con uno stile figurativo completamente diverso da quello dei dadaisti, caratterizzò la Pop Art in cui il mondo dei fumetti o i simboli del paese come le bandiere o ancora quello delle icone del cinema e della televisione degli Stati Uniti degli anni Cinquanta, divenne protagonista assoluto di opere che dovevano conquistare il grande pubblico, quella nuova classe emergente che pur avendo discrete possibilità economiche non aveva la formazione culturale che le consentisse di comprendere linguaggi più intellettuali.

Anche l’Europa ebbe una sua risposta alla Pop Art che da un lato incrementò l’introduzione della tecnica del collage soprattutto con l’inglese Richard Hamilton, le cui opere divertenti raccontavano la vita, le abitudini e i vizi comuni della società della sua epoca, dall’altro trovò una sua propria direzione soprattutto in Francia, dove il Nouveau Réalisme riprese l’approccio ironico e divertente del Dadaismo mescolandolo all’introduzione di materia con cui dare vita a opere poliedriche e sfaccettate o fuori dagli schemi, come nel caso di Nicki de Saint Phalle, oppure ampliando l’utilizzo del collage fino a farlo divenire protagonista assoluto come nella scelta artistica degli affichistes di cui Mimmo Rotella fu uno dei maggiori esponenti. La sperimentazione, l’irriverenza ma anche lo spirito giocoso e fanciullesco della de Saint Phalle trovò la sua massima espressione nel Giardino dei Tarocchi un parco a tema dove l’autrice francese, utilizzando frammenti colorati di vetri, di ceramiche e di altri materiali di riciclo, ricostruì e diede vita rendendoli un mondo fiabesco dentro cui entrare, gli arcani maggiori dei tarocchi, mentre il décollage, lo strappare i manifesti pubblicitari per riassemblarli sotto una veste diversa, frammentata e parimenti irriverente nei confronti della società consumistica degli anni Sessanta che correva dietro all’immagine piuttosto che alla sostanza e consumava velocemente prodotti trovandosi poco dopo a desiderare qualcosa di nuovo.

1 In the Garden – acquerello e collage su carta, 30,48×40,64cm

Le nuove opere dell’artista statunitense Halena Cline si inseriscono in questo contesto creativo poiché il gioco si manifesta attraverso la scelta dell’autrice di raccontare le diverse sfaccettature di giovani personaggi come fossero protagonisti di una favola che nasce e si sviluppa nella sua mente; d’altro canto non si può non notare l’introduzione del collage che mescola il reale alla dimensione immaginaria che la contraddistingue e che contribuisce a donare un aspetto eccentrico e antropomorfo accentuato e accompagnato da una vivacità cromatica che si lega indissolubilmente al mondo onirico-magico da cui emerge l’analisi della contemporaneità.

2 Jocker – acquerello e collage su carta, 30,48×40,64cm

Il sottile tratto grafico con cui Halena Cline contorna e definisce le sue figure la tiene legata all’Espressionismo che entra in tutta la sua produzione pittorica, tanto quanto le tonalità forti, intense, piene in alcuni tratti, non può non riallacciarsi all’irruenza Fauves in cui fondamentale era legare i colori alle emozioni provate dall’esecutore dell’opera; qui le sensazioni dell’autrice entrano in contatto con il mondo dei suoi personaggi immaginari, come se lei divenisse depositaria dei pensieri, delle gioie, delle speranze e dei desideri di quei ragazzi raccontati.

3 Gemini – acquerello e collage su carta, 30,48×40,64cm

Tuttavia, da un’osservazione più approfondita, nascosta ma anche sussurrata dai titoli, emerge una sottile critica, una considerazione legata al vivere attuale che spesso si concentra sulla generalizzazione, che accetta pensieri comuni senza presupporre la possibilità di avere un’opinione diversa che vada fuori dagli schemi. E così intravedere ciò che si nasconde dietro le variopinte immagini diviene uno sforzo di approfondimento, un richiamo dell’autrice a guardare oltre la coltre e scoprire cosa si svela, quali significati hanno i simboli che sapientemente inserisce e che presentano caratteristiche tipicamente surrealiste.

4 Yin Yang – acquerello e collage su carta, 30,48×40,64cm

In Yin Yang Halena Cline racconta di un pierrot solitario, perplesso e triste per il non riuscire a trovare quell’opposto complementare necessario a dare un senso diverso alla sua vita, quasi tutta l’energia rappresentata dal colore rosso prevalente nell’intera opera, non trovasse la giusta destinazione verso cui canalizzarsi. Al di sotto di lui si trovano delle meravigliose calle che sembrano suggerire una morbidezza di cui il ragazzo ha bisogno ma che non riesce a fare sua forse perché troppo concentrato su se stesso per abbandonarsi a sentimenti a causa dei quali potrebbe sentirsi esposto; i due conigli, il bianco e il nero, alla base del dipinto costituiscono quell’esempio di completezza che egli non ha, un po’ per scelta e un po’ perché a volte è difficile riuscire a guardare oltre l’immediato rinunciando a qualcosa di sé per fondersi con un altro individuo.

5 Red, White & Blue – acquerello e collage su carta, 30,48×40,64cm

Red, White & Blue racconta invece di una ragazza, una novella Venere che nasce da una conchiglia, dunque il richiamo di Halena Cline è alla magistrale opera del Botticelli, fortemente stilizzata, a tinte forti tanto quanto lo è diventata la donna nell’epoca contemporanea rispetto al passato; in qualche modo l’autrice trasforma la figura femminile in un’icona rock, capace di prendere in mano la propria vita, sentendosi libera di fare le proprie scelte senza mai dimenticare il cuore, che diventa una gonna vaporosa ed eccentrica, e senza curarsi del giudizio di chi non potrà mai comprendere le ragioni di chiunque altro di diverso da sé. La possibilità di volare, distaccandosi dalle regole formali di un tempo lontano in cui la donna era ancora sottoposta al giudizio e agli schemi imposti da una società retrograda, è rappresentata dalla farfalla che si trova sul suo petto, quasi il suo fosse un tatuaggio mnemonico da tenere ben stretto a sé. La gamma cromatica qui suggerisce la necessità di battersi per i propri obiettivi, il rosso, e di non demordere mai nell’inseguire i propri sogni, il blu, perché è solo inseguendo la luna che si possono raggiungere le stelle.

6 Land of the Blind – acquerello e collage su carta, 30,48×40,64cm

Nell’opera Land of the Blind invece torna in maniera preponderante il Surrealismo grazie alla presenza dominante degli occhi che qui sembrano fuoriuscire dalla storia, dal passato dell’umanità e dagli albori della civiltà, senza trovare un senso per ciò che l’uomo attuale sta commettendo giorno dopo giorno, anno dopo anno, quasi avesse dimenticato cosa vuol dire mantenere un necessario equilibrio con la natura, con il mondo che lo accoglie e con una grandezza ormai lasciata troppo indietro per essere recuperata. L’arancio che circonda la figura antropomorfa evoca le fiamme che hanno divorato il passato cancellando, se non per alcuni dettagli emblematici rimasti, quegli antichi fasti da cui si è sviluppata ed evoluta la civilizzazione che ormai sembra aver subìto una battuta d’arresto e in alcuni casi una regressione. L’aspetto e lo sguardo del ragazzo sono dunque confusi, destabilizzati, quasi egli non riuscisse più a sentire il legame con le proprie origini, quasi avesse perduto quella radice esistenziale senza cui trovare se stesso è più complesso, più incerto, meno rassicurante perché non ha appigli a cui aggrapparsi.

7 World Ice Theory – acquerello e collage su carta, 30,48×60,64cm

Halena Cline con questa nuova serie artistica mostra un approccio meno poetico nella figurazione e meno surreale nell’espressività, ripercorrendo quella narrazione ludica del Nouveau Réalisme da cui tuttavia non può non fuoriuscire la sua attitudine all’approfondimento. Halena Cline, che vive ed esercita la sua professione di artista a Cincinnati in Ohio, dal 1982 a oggi è stata protagonista di mostre collettive e personali negli USA Lexington, Cincinnati, Louisville, Seattle, Covington, sono solo alcune tra le principali città – e in Italia a Venezia; le sue opere fanno parte di collezioni private e pubbliche negli Stati Uniti e in Germania.

HALENA CLINE-CONTATTI

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The Fauvist-tinged Nouveau Réalisme side of Halena Cline’s surreal settings

Some artists need to take a multifaceted approach to creativity, especially when their expressive nature shows resistance to any framework or rules that would prevent them from feeling free to give their own version of reality or imaginative fantasies in line with their personality. Choosing different languages, while maintaining a basic line of continuity that distinguishes their production, becomes thus for this category of authors a lifeblood they cannot do without, even in order to measure themselves against new stylistic challenges, with the experimentation necessary to renew and evolve creatively, because for them the very essence of art is to constantly discover something new, never experienced in their previous careers. Halena Cline’s most recent artworks belong precisely to this evolutionary path in which she chooses to immerse herself in the world of childhood, almost as if she wanted to tell the public modern fairy tales in which each observer can somehow rediscover what adults usually lose, without losing her astute and profound analysis of today’s society.

After the end of World War II, some artists felt the need to smile again, finding a form of expression that combined the new techniques discovered in the early decades of the century and a creative approach that differed from the traditional academic one, with renewed optimism and a desire to erase the terrible experiences of war that had shaken the entire world. The irreverence and ability to make fun of the seriousness and the art market typical of Dadaism, had shown that ultimately everything could have a double facade, a playful and ironic but above all lightening side that outraged but also intrigued the experts and collectors of the 1920s. The same childish attitude, albeit with a figurative style completely different from that of the Dadaists, characterized Pop Art, in which the world of comics or symbols of the country such as flags or even icons of cinema and television in the United States in the 1950s became the absolute protagonists of artworks that were intended to conquer the general public, that new emerging class which, despite having reasonable economic possibilities, did not have the cultural background that would allow them to understand more intellectual languages.

Also Europe had its own response to Pop Art, which on the one hand increased the introduction of the collage technique, especially with the English artist Richard Hamilton, whose entertaining artworks depicted the life, habits, and common vices of the society of his time, on the other hand, it found its own direction especially in France where Nouveau Réalisme took up the ironic and entertaining approach of Dadaism, mixing it with the introduction of materials to create multifaceted and unconventional works, as in the case of Nicki de Saint Phalle, or expanding the use of collage to the point of making it the absolute protagonist, as in the artistic choice of the affichistes, of whom Mimmo Rotella was one of the leading exponents. De Saint Phalle‘s experimentation, irreverence, but also playful and childlike spirit found its maximum expression in the Tarot Garden, a theme park where the French artist, using colorful fragments of glass, ceramics, and other recycled materials, reconstructed and brought to life a fairy-tale world to enter, the major arcana of the tarot, while décollage, the tearing of advertising posters to reassemble them in a different, fragmented and equally irreverent guise, was a response to the consumerist society of the 1960s, which pursued image rather than substance and quickly consumed products, soon finding itself desiring something new. The new artworks by American artist Halena Cline fit into this creative context, as the playfulness manifests itself through the author’s choice to recount the different facets of young characters as if they were protagonists in a fairy tale that originates and develops in her mind; on the other hand, one cannot fail to notice the introduction of collage, which mixes reality with the imaginary dimension that distinguishes her and contributes to giving an eccentric and anthropomorphic aspect accentuated and accompanied by a chromatic vivacity that is inextricably linked to the dreamlike-magical world from which emerges the analysis of contemporaneity.

The subtle graphic lines with which Halena Cline outlines and defines her figures keep her tied to Expressionism, which permeates all her pictorial production, just as the strong, intense, and in some cases full tones cannot fail to recall the impetuosity of the Fauves, for whom it was fundamental to link colors to the emotions felt by the artist; here the author’s sensations come into contact with the world of her imaginary characters, as if she became the custodian of the thoughts, joys, hopes and desires of those children described. However, upon closer inspection, hidden but also hinted at in the titles, emerges a subtle criticism, a consideration linked to current life which often focuses on generalization, accepting common thoughts without considering the possibility of having a different opinion that goes outside the box. And so, glimpsing what lies behind the colorful images becomes an effort of deepening, a call from the author to look beyond the veil and discover what is revealed, what meanings have the symbols she skillfully inserts which present typically surrealist characteristics. In Yin Yang, Halena Cline tells the story of a lonely Pierrot, perplexed and saddened by his inability to find the complementary opposite necessary to give a different meaning to his life, as if all the energy represented by the color red, which prevails throughout the work, could not find the right destination to channel itself towards. Below him are some beautiful calla lilies that seem to suggest a softness that the boy needs but cannot make his own, perhaps because he is too focused on himself to abandon to feelings that might make him feel exposed; the two rabbits, one white and one black, at the base of the painting represent the completeness that he lacks, partly by choice and partly because it is sometimes difficult to look beyond the immediate, giving up something of oneself in order to merge with another individual.

Red, White & Blue, tells the story of a girl, a new Venus born from a shell, thus Halena Cline‘s reference to Botticelli‘s masterful work, highly stylized, with colors as strong as women have become in the contemporary era compared to the past; in some way, the author transforms the female figure into a rock icon, capable of taking control of her own life, feeling free to make her own choices without ever forgetting her heart, which becomes a fluffy and eccentric skirt, and without caring about the judgment of those who will never understand the reasons of anyone other than themselves. The possibility of flying, detaching herself from the formal rules of a distant past in which women were still subject to the judgment and patterns imposed by a backward society, is represented by the butterfly on her chest, almost as if it were a mnemonic tattoo to be kept close to her heart. The color palette here suggests the need to fight for one’s goals, red, and to never give up on pursuing one’s dreams, blue, because it is only by chasing the moon that one can reach the stars. In Land of the Blind, on the other hand, Surrealism returns in a preponderant way thanks to the dominant presence of eyes that seem to emerge from history, from humanity’s past and the dawn of civilization, without finding meaning in what modern man is doing day after day, year after year, as if he had forgotten what it means to maintain a necessary balance with nature, with the world that welcomes him and with a greatness now left too far behind to be recovered.

The orange color surrounding the anthropomorphic figure evokes the flames that have devoured the past, erasing, except for a few emblematic details that remain, those ancient splendors from which developed and evolved a civilization that now seems to have come to a standstill and, in some cases, regressed. The boy’s appearance and gaze are therefore confused, destabilized, as if he were no longer able to feel the connection with his origins, as if he had lost that existential root without which finding himself is more complex, more uncertain, less reassuring because he has no footholds to cling to. With this new artistic series, Halena Cline shows a less poetic approach to figuration and less surreal expressiveness, retracing the playful narrative of Nouveau Réalisme, from which, however, her aptitude for depth cannot fail to emerge. Halena Cline, who lives and works as an artist in Cincinnati, Ohio, has been featured in group and solo exhibitions in the US since 1982—Lexington, Cincinnati, Louisville, Seattle, and Covington are just a few of the major cities—and in Venice, Italy. Her works are part of private and public collections in the United States and Germany.

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Pubblicato da
Marta Lock

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