
La felicità infatti è uno stato, qualcosa che non si possiede ma si insegue per tutta la vita. La gioia è un movimento, un passaggio, un’accensione improvvisa, ed è frutto del nostro arbitrio. La lectio parte da questa distinzione, con gli antichi greci: infatti per Aristotele la felicità era eudemonia, dispensata in sorte. Poi si corre lungo i secoli, fino a Spinoza che, rovesciando la prospettiva, vede invece nella gioia il passaggio a una perfezione maggiore, la nostra potenza di agire. Esattamente quello che ci chiede la nostra Costituzione: di essere cittadini attivi. Affinché la gioia trovi il suo compimento nel contesto sociale che viviamo. E non altrove.
La giornata si conclude poi alle ore 18 a Borgo Santa Brida, in centro città, con il live della cantante, compositrice e sperimentatrice vocale Dalila Kayros, che presenta il suo ultimo album Khthonie. Promosso da Segnali di Vita APS, con la direzione scientifica e artistica della tanatologa, formatrice e giornalista Maria Angela Gelati e del giornalista, critico musicale e fotografo Marco Pipitone, Il Rumore del Lutto Festival si conferma punto di riferimento nel promuovere una riflessione culturale sui grandi temi dell’esistenza e sulle trasformazioni che attraversano l’esperienza umana. La ventesima edizione, dedicata al tema LODE, è custodita dal claim «Vivi intensamente, abbraccia ogni istante».
Sette settimane – precedute da un’anteprima il 17 settembre a Olbia – di concerti, incontri, convegni, performance, passeggiate, ritiri, death café, laboratori per le scuole e molte altre iniziative che attraverso linguaggi molteplici e in costante dialogo mirano a sensibilizzare ed esplorare temi tanto universalmente condivisi quando spesso ostracizzati o esclusi dal dibattito pubblico. Il festival quest’anno sceglie di declinarsi intorno al termine LODE: una parola antica e, allo stesso tempo, sorprendentemente contemporanea, che non richiama l’esaltazione o l’autocompiacimento ma la capacità di riconoscere il valore di ciò che ci precede, ci accompagna e ci rende ciò che siamo.
LODE come esercizio di gratitudine, come attenzione alla vita nelle sue molteplici forme, come riconoscimento dell’interdipendenza che lega le persone, gli altri esseri viventi e il mondo che abitiamo. In questa prospettiva, l’edizione 2026 è dedicata a Francesco d’Assisi, in occasione dell’ottocentesimo anniversario della sua morte e nell’anno in cui l’Italia gli rende omaggio con una festa nazionale.
Un’occasione per raccogliere e rilanciare l’eredità universale del suo pensiero: uno sguardo capace di restituire dignità alla fragilità e di riconoscere nella cura, nella relazione, nell’accoglienza delle differenze e nel rispetto di ogni forma di esistenza i fondamenti di una comunità migliore. Imparare a guardare la vita con maggiore profondità, responsabilità e consapevolezza significa infatti dare valore alle domande fondamentali dell’esistenza, e una società che non le elude è una società più consapevole, più solidale e, in definitiva, più profondamente umana.











