In che modo influisce il rapporto genitori e figli nella scelta universitaria? Ne parla la dottoressa Adelia Lucattini

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ROMA – Recenti studi dimostrano che università italiana cresce di anno in anno, aumenta in modo costante dell’1% di immatricolazioni, in numero maggiore le ragazze rispetto ai ragazzi. Gli atenei con un maggior numero di iscritti nel 2019 si sono confermati “La Sapienza” di Roma, l’Alma Mater di Bologna e la “Federico II” di Napoli. Sono tuttavia in crescita le iscrizioni ai corsi di laurea delle università telematiche. Grazie alle misure di sostegno agli atenei e all’efficienza della Didattica a Distanza le iscrizioni sono aumentate anche durante la pandemia. Secondo una ricerca il 47% degli studenti italiani afferma di affidarsi, chiedere consiglio aiuto e consiglio ai genitori nella scelta dell’Università, sia della Facoltà che della sede. Uno studente su due, quindi, si lascia indirizzare dai propri genitori nella decisione o perlomeno affiancare, incoraggiano e consigliano i figli.

QUALI SONO I CRITERI CON CUI GLI STUDENTI DEL LICEO SCLGONO LA FACOLTA’ UNIVERSITARIA?

Maria Montessori affermava che la caratteristica peculiare dell’Università consiste nell’insegnare a studiare. La laurea è solo la prova che si sa studiare, che si sa acquisire formazione da se stessi e che ci si è trovati bene nei percorsi della ricerca scientifica. Considerava quindi il percorso universitario più come una scelta di vita, che soltanto come un iter necessario per la propria professionalizzazione in vista del lavoro. L’università è una formazione al lavoro ma anche un’esperienza culturale, maturativa e educativa. Un sondaggio su 1500 studenti a cui è stati chiesto quali fossero i criteri alla base della scelta dell’ateneo più idoneo, gli studenti hanno risposto:

– Il 31% le proprie attitudini culturali,
– Il 19% i risultati scolastici ottenuti al liceo
– Il 17% l’esempio di un familiare, un fratello o uno zio
– Il 15% la logistica e il modus vivendi della città sede dell’università prescelta
– L’8% il valore del quadro docenti dell’università di destinazione
– Nel 5% dei casi la scelta sarebbe casuale, non pensata

DURANTE IL LICEO GLI STUDENTI A CHI SI AFFIDANO PER LA SCELTA?

Da alcuni anni è possibile fare test d’ingresso all’università, Summer School d’Orientamento già al quarto anno di scuola superiore avendo così modo di comprendere meglio i tipi di studio universitario Al primo posto, secondo lo studio, ci se arrivare meno disorientati e con maggiori conoscenze rispetto anche a venti anni fa. Il punto di riferimento, come è normale che sia, rimane la famiglia, zii, cugini ma soprattutto i genitori. Un sondaggio ha evidenziato che:
– Il 47% degli studenti, uno su due, ammette di voler decidere insieme ai genitori la soluzione migliore, influenzato dagli aspetti economici rilevanti in tempo di crisi economica, difficoltà economiche acuite anche dalla pandemia.
– Il 23% gli amici, con i quali il confronto è serrato e approfondito.
– Il 21% è influenzato dal fidanzato/a.
– Il 5% si affida ai professori del liceo.

IN CHE MODO INFLUISCE NELLA SCELTA UNIVERSITARIA IL RAPPORTO TRA GENITORI E FIGLI?

La famiglia ed i genitori da sempre sono fondamentale nell’indirizzare e favorire le inclinazioni dei figli, nell’indicare la strada negli studi e anche nella professione. La necessità di chiedere il parere dei genitori nasce da un rapporto di fiducia e di affetto e in parte anche dalla difficoltà che hanno gli adolescenti ad immaginare come saranno gli studi universitari e poi il mondo del lavoro. Naturalmente anche a prefigurarsi dove potranno o dovranno lavorare, se potranno rimanere in Italia o dovranno andare all’estero durante gli studi, gli stage o anche per il lavoro. Nell’adolescenza gioca un ruolo importante il non saper ancora definire appieno i propri desideri o conoscere fino in fondo le proprie inclinazioni, inoltre la diversità dello studio universitario rispetto quello del liceo e la distanza dal mondo del lavoro, è anche causa purtroppo dell’abbandono degli studi. Accade spesso agli studenti che arrivano all’università non preparati al tipo di ambiente e di studio, che si disorientino e si scoraggino. Molti studi dimostrano che l’abbandono degli studi è dovuto principalmente a disagio psicologico, depressione e scoraggiamento più che a difficoltà nell’apprendimento.

QUALI SONO I DATI SULL’ABBANDONO DEGLI STUDI UNIVERSITARI?

Secondo il l report 2015 della Commissione dal titolo Dropout and Completion in Higher Education in Europe. Risale al 2016 invece l’European Semester Thematic Factsheet riguardante il Tertiary Education Attainment, il tasso medio di completamento del percorso universitario in Unione Europea si attesterebbe infatti intorno al 39,1 %. La Commissione Europea ha rinnovato nel 2017 l’agenda sulla Higher Education e la Europe 2020 Strategy ha deciso di agire per portare al di sopra del 40 % la percentuale degli studenti europei che, tra i 30 e i 34 anni, chiudono con successo il proprio percorso di studi. L’Italia, secondo l’analisi fornita dalla Commissione, è al secondo posto nella classifica dei peggiori risultati universitari europei. Il nostro paese avrebbe registrato infatti 523.900 abbandoni solo nel 2017: 289.900 da parte di studenti e 234.000 da parte di studentesse. Il tasso di laureati rimane coerentemente molto basso: raggiunge solo il 26,5% per persone in età compresa fra i 30 e i 34 anni. Per approfondire la situazione dell’Italia in termini di successo universitario, ritengo sia interessante analizzare i dati ricavabili dal Profilo dei Laureati, elaborato da Alma Laurea nel 2018: la statistica si basa su 75 atenei e 280.230 laureati. Di questi ultimi, solo il 53,8 % sono definibili “laureati in corso”, cioè poco più della metà. Mediamente uno studente italiano ha 24,6 anni al conseguimento della laurea triennale e 27,3 al conseguimento della laurea magistrale biennale.

QUANTO È IMPORTANTE IL SUPPORTO DELLA FAMIGLIA?

La scuola, costretta in schemi e programmi da completare, non sembra sempre adatta a fornire quell’orientamento che permetta a un adolescente di scegliere la formazione universitaria più adatta a lui. D’altro canto per gli adolescenti è di vitale importanza di sviluppare una sensibilità verso le proprie attitudini, per questo la famiglia ha sempre un ruolo determinante nell’aiutare i figli a trovare la propria strada anche attraverso la scelta della facoltà universitaria scelta. A volte gli adolescenti sono inconsapevolmente inclini a soddisfare i desideri o le ambizioni dei familiari non solo per compiacerli ma perché incerti o confusi rispetto ai propri desideri. Altre volte invece i ragazzi hanno chiaro cosa desiderano studiare, diventare e che lavoro svolgere in futuro, grazie al buon lavoro fatto su se stessi e insieme alla famiglia. In ogni caso vanno sostenuti e accompagnati, sia che la scelta coincida anche con i desideri dei genitori, sia i che sia diversa da quella che avevano pensato o immaginato per loro. Se poi dovesse accadere che dopo il primo anno i figli si accorgessero che non sono studi adatti a loro, non c’è nulla di sbagliato nel cambiare, né nulla di cui vergognarsi. Nel frattempo sono cresciuti e si sono chiariti le idee, può essere considerato come il “Gran Tour” dei giovani dell’Ottocento prima di dedicarsi agli studi universitari. La cosa importante è però incoraggiare i figli a proseguire seppur cambiando corso. Nella società di oggi professionalizzarsi e conseguire un titolo di studio è fondamentale per potersi inserire nel mondo del lavoro che richiede una sempre maggiore specializzazione. Più il lavoro è qualificato, specializzato e di nicchia, più aumentano le possibilità di un duraturo e gratificante.