In Confagricoltura nasce il Manifesto della salicoltura marina

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Presentato in Confagricoltura il Manifesto della salicoltura marina. Il comparto chiede il riconoscimento come attività agricola per sviluppo, tutele e competitività

La salicoltura marina compie un passo decisivo verso il proprio riconoscimento ufficiale come attività agricola. A Palazzo della Valle, sede di Confagricoltura, è stato presentato il Manifesto della salicoltura marina, documento che sintetizza oltre due anni di lavoro dell’ATS nata tra le saline italiane e la Confederazione per valorizzare un comparto strategico ma ancora privo di un inquadramento normativo adeguato.

Il percorso, sviluppato attraverso tappe in Sicilia, Puglia, Sardegna ed Emilia‑Romagna, ha contribuito a diffondere presso istituzioni e opinione pubblica la consapevolezza che la coltivazione del sale marino condivide natura, processi e finalità con l’agricoltura tradizionale. Un settore che genera economia, occupazione e turismo, e che necessita di strumenti di tutela e sviluppo analoghi a quelli del primario.

All’incontro sono intervenuti il presidente di Confagricoltura Massimiliano Giansanti, il direttore generale Roberto Caponi, i rappresentanti delle principali saline italiane – Sosalt, Atisale, Isola Longa, Conti Vecchi – insieme ai docenti universitari Saverio Russo e Giacomo Del Chiappa e al capo progetto Ciro Zeno. Spazio anche all’esperienza francese delle Salins du Midi, che grazie al riconoscimento agricolo hanno potuto accedere a strumenti di gestione del rischio e sostegni fondamentali per fronteggiare eventi climatici estremi, sempre più frequenti anche in Italia.

Il Manifesto sottolinea come la salicoltura marina sia oggi esposta a fenomeni meteorologici violenti – dal ciclone Harry in Sicilia all’alluvione in Romagna – che mettono a rischio produzione e infrastrutture. Da qui la richiesta di un quadro normativo che consenta alle saline di accedere agli strumenti dell’agricoltura, anche sul fronte del lavoro, dove la contrattazione agricola potrebbe diventare un modello unico per un settore oggi frammentato.

Il documento propone inoltre un cambio di paradigma: il sale marino non più come semplice commodity, ma come specialty, legata a territori, tradizioni e filiere gastronomiche capaci di attrarre turismo e generare valore. In quest’ottica nasce l’idea di una associazione nazionale del comparto, evoluzione dell’attuale ATS, in attesa di una risposta politica definitiva.

Il sottosegretario all’Agricoltura Patrizio La Pietra, intervenuto a margine dell’evento, ha assicurato il massimo impegno del governo e si è detto ottimista rispetto a un intervento legislativo che accolga le richieste delle saline.

I nove punti del Manifesto

  1. Il sale marino come identità e vita
  2. La vocazione agricola moderna e multifunzionale
  3. Il riconoscimento giuridico come motore di sviluppo
  4. Le saline come scudo vivo
  5. Il lavoro che modella paesaggio e ruralità
  6. Il valore territoriale e sociale
  7. Economia rigenerativa
  8. Il salicoltore come garante dell’ecosistema
  9. Un patto per il futuro dei territori

I protagonisti del comparto

  • Atisale Spa – Saline di Margherita di Savoia (4.500 ettari) e Sant’Antioco
  • Saline Conti Vecchi – Laguna di Santa Gilla, Cagliari (2.800 ettari)
  • Sosalt Spa – Saline di Trapani e Marsala (1.000 ettari)
  • Parco della Salina di Cervia – Oltre 800 ettari
  • Isola Longa – Arcipelago dello Stagnone, Trapani (200 ettari)

Sostengono l’iniziativa anche Oro di Sicilia, Ettore e Infersa e Isola di Calcara.

I numeri della salicoltura marina

  • 10.000 ettari coltivati in Italia
  • 1,2 milioni di tonnellate di sale marino prodotte ogni anno
  • 60 milioni di euro il valore medio annuo della produzione
  • 300 addetti impiegati nel settore
  • In Europa: 40 milioni di tonnellate di sale totale, di cui il 10% marino