L’intenso cromatismo di Mattia Baraldi, tra Astrattismo Geometrico e Op Art per attrarre lo sguardo dentro le forme

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concetto spaziale mattia baraldi

La ricerca sul colore, su accostamenti irreali quanto intensi, ha contraddistinto un grande gruppo di artisti del secolo scorso, lasciando un’apertura alla sperimentazione e alla sinergia per tutti quei contemporanei che non solo sentono il bisogno di misurarsi con le sfide della cromia ma anche di manifestare il loro dinamismo espressivo, la loro vivace creatività, attraverso accostamenti audaci in grado di attrarre l’osservatore in virtù dei contrasti e inducendolo ad avvicinarsi a quelle opere in virtù del puro istinto percettivo. L’artista di cui vi parlerò oggi si lega in modo assoluto al mondo del colore, a volte trasformando la realtà osservata ma per la maggior parte delle opere tendendo verso la geometricità assoluta esaltata e amplificata proprio dal senso del movimento generato dagli accostamenti di tonalità contrastanti eppure armoniche e dalla prospettiva ingannevole del gioco delle dimensioni.

Intorno alla metà del Novecento, un gruppo di artisti si propose di fondere le linee guida dei principali movimenti avanguardisti dei primi decenni del secolo, i quali si orientarono verso uno studio, una ricerca sull’effetto che una totale assenza di forma conosciuta in un’opera potesse attrarre l’osservatore in virtù dell’impatto visivo costituito dalla non immagine e sottolineando pertanto la supremazia del gesto plastico su qualsiasi impulso emozionale e sull’attinenza alla realtà osservata nella quotidianità. Bauhaus, De Stijl, e persino il Futurismo, ciascuno a proprio modo scelsero di frammentare l’immagine, o di rifiutarne la rappresentazione, per infondere il senso di movimento, di scomposizione e di ordine che si generava dalle loro opere. La loro intuizione e presa di posizione sull’arte fu fonte di studio e di approfondimento da parte di tutti quegli allievi che avvertivano la vicinanza a quel punto di vista pur essendo consapevoli di dover ampliare la gamma cromatica per assecondarla a quelle evoluzioni indispensabili per dare vita a qualcosa di nuovo, a un concetto inedito nato dalle ceneri del precedente corso della storia dell’arte. Già il Cubismo Orfico trasformò la scomposizione del Cubismo astraendo completamente le forme e, soprattutto, scegliendo tonalità vivaci, primarie tanto quanto quelle del De Stijl ma associate a nuove cromie che rendevano più intenso l’impatto visivo; il passaggio però più definitivo verso un nuovo modo di intendere l’esecuzione dell’opera e della tendenza a ingannare lo sguardo rendendo instabili e tridimensionali forme di fatto bidimensionali, avvenne con l’Optical Art di cui fu fondatore Victor Vasarely e che si proponeva di studiare il movimento senza movimento, di compiere un’accurata analisi sulla prospettiva e sulla profondità per generare un’immagine finale, che parte sempre dalla grafica, in cui le figure geometriche o lineari, la presenza di più luce o più ombra, costituiscono una modularità dimensionale che è pura illusione ottica.

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1 Omaggio a Vasarely2

L’artista ligure Mattia Baraldi approfondisce e amplia la ricerca del maestro Vasarely, a cui peraltro dedica una serie di opere, soprattutto nell’utilizzo del colore che assume tonalità medie, seppur sempre intense, come i viola, i fucsia, i blu elettrico, i verdi, gli arancioni, infondendo perciò nell’osservatore un’apertura possibilista nei confronti della realtà, dove la geometria si spoglia del suo rigore e diventa affascinante e divertente. Ogni opera diviene mezzo di sperimentazione non solo per l’autore dell’opera bensì anche per chi ne fruisce poiché lo stimolo verso il movimento, verso l’illusione ottica che tanto aveva contraddistinto il lavoro di Vasarely e quello della Optical Art, è affievolito da un’esplosione cromatica che non può che conquistare lo sguardo.

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2 The big engine

Eppure nell’approccio pittorico di Mattia Baraldi si scopre un attento studio sulle dimensioni, sull’alternanza di vuoti e pieni, sulla profondità e sulla tridimensionalità che lo conducono verso la rappresentazione di un concetto, un punto di vista sulla realtà che lo circonda e che solo in virtù dell’astrazione riesce a essere epurato da tutto ciò da cui l’occhio si fa ammaliare, rimanendo in superficie e incapace di cogliere l’essenziale.

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3 Globular 8

Il risultato di questo percorso espressivo è una sensazione di piacevolezza immediata e istintiva, e solo in una seconda fase, quella in cui si va oltre l’esplosione cromatica, tende a emergere quel richiamo verso una comprensione più profonda, più intensa sul messaggio reale dell’artista. Una riflessione sul vivere contemporaneo la sua, un voler osservare, scomporre e ricomporre le false credenze, le illusioni dentro cui l’uomo moderno cade dando maggiore rilevanza all’apparenza piuttosto che alla sostanza, e proprio a causa di questo perde il senso della realtà, l’orientamento nel tempo e nello spazio, apparentemente infiniti ma inesorabilmente limitati al tempo della vita.

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4 Concetto spaziale 1

La serie di opere Concetto spaziale, attraverso una geometria costituita da linee parallele, ciascuna contraddistinta da un colore diverso, che infondono nell’osservatore il senso della prospettiva, di una profondità che sembra essere metafora delle molteplici opzioni incontrabili durante il cammino e che non possono essere ignorate poiché comunque è impossibile non andare avanti, non progredire in un percorso proteso verso il domani. Di quale domani si tratterà dipenderà dalla scelta del singolo, dalla sua capacità di osservare e cogliere le possibilità. Oppure al contrario, forse l’indicazione di Baraldi è quella dell’inesorabilità del destino che, malgrado l’apparente libero arbitrio, finisce comunque nello stesso punto da qualsiasi direzione si arrivi; e sta proprio nel fascino dell’ambivalenza la capacità di questa serie di opere di conquistare il fruitore che è sollecitato a intuire l’intenzione dell’autore delle tele.

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5 Omaggio a Vasarely1

Nei lavori denominati Omaggio a Vasarely Mattia Baraldi amplifica la sua predilezione per il colore acceso, fluo, intenso e vivace che nasconde e poi svela l’alternanza di vuoti e pieni, di zone d’ombra e di parti di luce che infondono profondità e movimento, come se la superficie della tela si muovesse, si piegasse, sulla base dell’intensità dei colori, fluttuando sotto lo sguardo dell’osservatore che in qualche modo si lascia andare a quello stesso ondulamento. Lo studio sul movimento fu alla base del lavoro del maestro dell’Optical Art e Baraldi ne interpreta e ne personalizza i temi e la tendenza alla cinetica con il suo originale tocco cromatico e stilistico, moltiplicando gli intrecci geometrici, introducendo figure non utilizzate dal maestro ma che sfaccettano e amplificano il risultato caleidoscopico delle tele dell’artista ligure. Dunque in qualche modo il suo approccio artistico sposa la teoria di Vasarely in cui l’arte deve fermarsi alla retina, all’impulso generato al livello della superficie e in grado di magnetizzare l’occhio più che l’emozione dell’osservatore, eppure non si può non lasciarsi trasportare, nel caso del primo, in un mondo fatto anche di approfondimento celato, di significato a cui ciascuno può dare il proprio senso sulla base della singola personalità, del proprio approccio percettivo, e dell’attitudine ad andare più a fondo oppure a rimanere in superficie. Baraldi lascia aperte tutte le possibilità ed è questo che gli permette di entrare in contatto con l’osservatore a diversi livelli.

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6 L’autuomne sur la Seine-Omaggio a Monet

I colori vivaci e decisi, e l’attenzione al contrasto che di fatto definisce le sue tele, contraddistinguono anche le opere in cui sceglie di riavvicinarsi alla figurazione che pertanto risulta vicina all’Espressionismo oppure resta sospesa tra Astrattismo Geometrico e Optical Art; nella tela L’automne sur la Seine-Omaggio a Monet i colori sono eccessivi, irreali, sgargianti, macchie piatte e stilizzate che definiscono l’ambiente circostante più sottolineando le emozioni che non rifacendosi al maestro dell’Impressionismo mentre i personaggi, inesistenti nel dipinto originale, sono decontestualizzati ed estranei al paesaggio circostante, contraddistinti a loro volta da colori più vicini a quelli reali ma incredibilmente contrastati, come se l’artista volesse in qualche modo evidenziare l’irrealtà della composizione e nel contempo raccontare una storia diversa, che potrebbe anche essere possibile.

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7 Concetto spaziale2

Mattia Baraldi, artista da sempre e amante della libertà espressiva che lo induce a passare dall’Optical Art all’Astrattismo, dal Realismo all’Espressionismo, ha al suo attivo numerose mostre personali e collettive, oltre a diversi concorsi artistici dove ha ricevuto numerosi riconoscimenti e premi, sia per le opere astratte che per quelle figurative.

MATTIA BARALDI-CONTATTI
Email: nebbiainvalpadana@alice.it
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The intense chromatism of Mattia Baraldi, between Geometric Abstractionism and Op Art to draw the eye into forms

Research on colour, on combinations as unreal as intense, has distinguished a large group of artists of the last century, leaving an opening for experimentation and synergy for all those contemporaries who not only feel the need to measure themselves against the challenges of colour, but also to manifest their expressive dynamism, their lively creativity, through daring combinations capable of attracting the observer by virtue of the contrasts and inducing him to approach those artworks by virtue of pure perceptive instinct. The artist I am going to tell you about today binds himself absolutely to the world of colour, sometimes transforming the reality observed, but for the most part tending towards absolute geometricity enhanced and amplified precisely by the sense of movement generated by the juxtapositions of contrasting yet harmonious tones and the deceptive perspective of the play of dimensions.

Around the middle of the twentieth century, a group of artists set out to merge the guidelines of the main avant-garde movements of the first decades of the century, which were oriented towards a study, a research on the effect that a total absence of known form in an artwork could attract the observer by virtue of the visual impact constituted by the non-image and therefore emphasising the supremacy of the plastic gesture over any emotional impulse and over the relevance to reality observed in everyday life. Bauhaus, De Stijl, and even Futurism, each in their own way chose to fragment the image, or reject its representation, in order to instil the sense of movement, decomposition and order generated by their artworks. Their intuition and stance on art was a source of study and deepening on the part of all those students who felt a closeness to that point of view while being aware that they had to broaden the chromatic range to accommodate those evolutions that were indispensable to give life to something new, to an unprecedented concept born from the ashes of the previous course of art history. Already Orphic Cubism transformed the decomposition of Cubism by completely abstracting the forms and, above all, by choosing vivid tones, as primary as those of De Stijl but associated with new colours that made the visual impact more intense; the most definitive transition, however, towards a new way of understanding the execution of the work and the tendency to deceive the eye by making unstable and three-dimensional forms that were in fact two-dimensional, occurred with Optical Art, of which Victor Vasarely was the founder, and which set out to study movement without movement, to carry out a careful analysis of perspective and depth in order to generate a final image, which always starts with graphics, in which geometric or linear figures, the presence of more light or more shadow, constitute a dimensional modularity that is pure optical illusion.

The Ligurian artist Mattia Baraldi deepens and broadens the research of the master Vasarely, to whom he also dedicates a series of artworks, especially in the use of colour, which takes on medium, yet always intense shades, such as purples, fuchsias, electric blues, greens and oranges, thus instilling in the observer a possibilistic openness towards reality, where geometry is stripped of its rigour and becomes fascinating and fun. Each painting becomes a means of experimentation not only for the author of the work but also for the viewer, since the stimulus towards movement, towards the optical illusion that had so characterised Vasarely’s production and that of Optical Art, is weakened by a chromatic explosion that cannot but captivate the eye. Yet in Mattia Baraldi’s pictorial approach one discovers a careful study of dimensions, of the alternation of empty and full spaces, of depth and three-dimensionality that lead him towards the representation of a concept, a point of view on the reality that surrounds him and that only by virtue of abstraction succeeds in being purged of all that the eye is bewitched by, remaining on the surface and unable to grasp the essential. The result of this expressive path is a feeling of immediate and instinctive pleasantness, and only in a second phase, the one in which one goes beyond the chromatic explosion, tends to emerge that call for a deeper, more intense understanding of the artist’s real message. His is a reflection on contemporary living, a desire to observe, break down and recompose the false beliefs, the illusions into which modern man falls, giving greater importance to appearance rather than substance, and precisely because of this he loses his sense of reality, his orientation in time and space, apparently infinite but inexorably limited to the time of life.

The Spatial Concept series of paintings, through a geometry made up of parallel lines, each marked by a different colour, instil in the observer a sense of perspective, of a depth that seems to be a metaphor for the many options that can be encountered along the way and that cannot be ignored because in any case it is impossible not to move forward, not to progress along a path that stretches towards tomorrow. Which tomorrow it will depends on the individual’s choice, on his ability to observe and grasp the possibilities. Or, on the contrary, perhaps Baraldi’s indication is that of the inexorability of destiny which, despite the apparent free will, still ends up in the same place from whichever direction one arrives; and it is precisely in the fascination of ambivalence that the capacity of this series of artworks lies to captivate the viewer, who is urged to guess the intention of the author of the canvases. In the works called Homage to Vasarely, Mattia Baraldi amplifies his predilection for bright, fluorescent, intense and vivid colour that conceals and then reveals the alternation of empty and full spaces, of areas of shadow and parts of light that infuse depth and movement, as if the surface of the canvas were moving, bending, on the basis of the intensity of the colours, fluctuating under the gaze of the observer who somehow lets himself go to that same undulation. The study of movement was the basis of the work of the master of Optical Art and Baraldi interprets and personalises its themes and kinetic tendency with his original chromatic and stylistic touch, multiplying the geometric interweavings, introducing figures not used by the master but which facet and amplify the kaleidoscopic result of the Ligurian artist’s canvases. So in some ways his artistic approach espouses Vasarely’s theory in which art must stop at the retina, at the impulse generated at the surface level and capable of magnetising the eye more than the observer’s emotion, yet one cannot help but be transported, in the case of the former, into a world also made up of concealed deepening, of meaning to which each person can give his own meaning on the basis of their individual personality, their perceptive approach, and their aptitude to go deeper or remain on the surface. Baraldi leaves all possibilities open and it is this that allows him to make contact with the observer on different levels.

The vivid, decisive colours and the attention to contrast that in fact defines his canvases also characterise the paintings in which he chooses to move closer to figuration, which is therefore close to Expressionism or remains suspended between Geometric Abstractionism and Optical Art; in the painting L’automne sur la Seine – Homage to Monet, the colours are excessive, unreal, garish, flat and stylised patches that define the surroundings more by emphasising emotions than by referring to the master of Impressionism, while the characters, non-existent in the original painting are decontextualised and extraneous to the surrounding landscape, marked in turn by colours closer to the real ones but incredibly contrasted, as if the artist wanted to somehow highlight the unreality of the composition and at the same time tell a different story, one that might even be possible. Mattia Baraldi, a lifelong artist and lover of expressive freedom that leads him to move from Optical Art to Abstractionism, from Realism to Expressionism, has numerous solo and group exhibitions to his credit, as well as several art competitions where he has received numerous awards and prizes, both for his abstract and figurative artworks.