Comunicare è farsi comprendere in modo chiaro e diretto, essere se stessi e mettere in gioco le emozioni
Giornalista, speaker radiofonica e scrittrice, Francesca Di Giuseppe ha fatto della Comunicazione e della parola, da grandi passioni giovanili, il proprio lavoro. La sua ultima opera letteraria si intitola “Ragione vs Sentimento” e racchiude al suo interno il suo grande amore per lo Sport, oltre che il fondamentale bisogno di credere sempre ai propri sogni, al di là della loro natura.
Francesca, giornalista, speaker radiofonica e scrittrice. Come e quando sono nate le rispettive passioni lavoratrici?
“Giornalista volevo esserlo, la laurea in Scienze Politiche aveva proprio quell’obiettivo: permettermi di diventare giornalista. Il resto è venuto con l’esperienza, la conoscenza di nuove persone, oggi grandi amici e amiche, che mi hanno introdotto nel mondo della radio e spinto a pubblicare il mio primo libro, la mia tesi laurea dedicata al mondo del calcio femminile”.
Filo rosso che le lega è indubbiamente l’amore per la comunicazione. Che cosa significa effettuare una valida ed efficace comunicazione oggi?
“Farsi comprendere in modo chiaro e diretto, essere se stessi e mettere in gioco le emozioni”.
I social in che misura hanno contribuito, sia nel bene che nel male, ai cambiamenti in quest’ambito?
“Direi che con il web in generale è cambiata la comunicazione; l’arrivo di Internet ha modificato il lavoro giornalistico rendendolo più immediato e costante; i social hanno reso ancora più veloce e smart la comunicazione. Oggi non c’è tempo di capire bene una informazione, un articolo, che già è notizia vecchia che lascia il passo ad altro”.
Tu che rapporto hai con loro sia per lavoro sia per motivi prettamente privati?
“Inevitabilmente il mio lavoro passa attraverso i social, ti direi una bugia se ti dicessi che non li uso o non li frequento ma cerco sempre di lasciare le cose private così come sono. Mi piace condividere i luoghi e le bellezze abruzzesi che vedo e conosco, condividere la bellezza di incontrare posti e persone per motivi lavorativi ma cerco sempre di non andare oltre perché personalmente ritengo che alcuni aspetti della vita sono e devono restare privati”.
Tu ti occupi di sport e sei una tifosa della Juventus. Come riesci a essere imparziale quando si parla di calcio?
“Eh, bella domanda! Non è semplice quando si è tifosi ma l’essenza del lavoro giornalistico è anche l’imparzialità quindi serve un duro lavoro su se stessi cercando di obiettivizzare la situazione e analizzare al meglio il contesto di una partita che vede protagonista la propria squadra del cuore”.
Nonostante siamo nel 2025 è ancora visto da molti come un’attività sportiva prettamente maschile e anche le giornaliste sportive non sono spesso considerate come dovrebbero. Credi però che Diletta Leotta abbi dato una scossa in codesto ambito?
“Il mondo giornalistico femminile ha una sua storia da tempo, basti pensare ad Antonella Clerici che ha iniziato proprio con il calcio la sua professione televisiva; cosi come Paola Ferrari, altra grande giornalista sportiva. Diletta Leotta è bravissima, è cresciuta nel tempo con l’esperienza ed è sicuramente un punto di riferimento, insieme a tante altre colleghe, per tante giovani che vogliono diventare giornaliste sportive da grandi”.
La bellezza per noi donne può, a tuo avviso, essere anche un ostacolo sul lavoro?
“La bellezza è, dico purtroppo, un fattore culturalmente ancora troppo decisivo in alcuni ambiti professionali come il giornalismo (soprattutto) televisivo. Qualcosa sta cambiando per fortuna e spero sia sempre di più il merito, la competenza e la professionalità a farla da padrona in goni ambito lavorativo femminile”.












