Topo Gigio il Musical: intervista al regista Maurizio Colombi

La storia del celebre pupazzo italiano arriva a teatro: fantasia, musica e un cast d’eccezione nel nuovo musical diretto da Maurizio Colombi

maurizio colombi topo gigio registaMILANO – La storia di Topo Gigio arriva per la prima volta a teatro in versione musical: un omaggio al pupazzo italiano più amato dagli anni Sessanta, pronto a prendere vita sul palcoscenico. “Topo Gigio il Musical – Strapazzami di coccole tour” celebra il potere della fantasia e dell’immaginazione, trasformando il sogno di una ragazza in una storia capace di emozionare grandi e piccoli. Noi de L’Opinionista abbiamo incontrato il regista Maurizio Colombi per raccontare la nascita del progetto, le sfide creative e la magia che porterà il

Come è arrivata la proposta di dirigere Topo Gigio Il Musical?

“Mi hanno chiamato Alessandro Rossi, il papà di Topo Giogio che da più di trent’anni porta avanti il lavoro iniziato da Maria Perego, e Franco Fasano, compositore e autore di canzoni scritte per artisti del calibro di Mina, Zanicchi nonché vincitore nel 1989 del Festival di Sanremo con “Ti lascerò”, brano eseguito da Fausto Leali in coppia con Anna Oxa. Mi hanno chiesto se mi sarebbe piaciuto uno spettacolo a teatro con Topo Gigio. Subito sono rimasto perplesso perché ho sempre visto Topo Gigio come un character, senza una storia. Poi però mi hanno parlato di Maria Perego, ho visto che Topo Gigio era un personaggio internazionale… e ho accettato”.

Dal libro  “Il cuore di Gigio” di Morris Doves abbiamo tratto una fiaba romantica e piena di poesia che parla di sogni che diventano realtà, raccontando la nascita di Topo Gigio e il legame profondo con Maria Perego, la donna che lo ha creato nel 1959.

Quali sono state le principali difficoltà nel trasformare un personaggio televisivo in un protagonista teatrale?

“Trovare un equilibrio tra storia e narrazione. Intrecciare la realtà con la fantasia. Ho unito la storia di Maria Perego e del suo personaggio e l’ho trasformata in una fiaba. Sul palco Topo Gigio interagisce con molti artisti: per fare un esempio, Raffaella Carrà diventa una fata e attraversa il racconto insieme a lui, diventando parte del suo viaggio. Topo Gigio è il filo conduttore emotivo del musical. Ha il potere di rendere speciale ogni cosa che tocca. Va oltre il semplice personaggio: lo comprendono davvero solo le persone che hanno il cuore aperto e sanno ancora meravigliarsi”.

A chi si rivolge davvero questo musical: ai bambini o agli adulti nostalgici?

“Innanzitutto si rivolge a tutte le persone aperte di cuore. Topo Gigio è una storia di famiglia, nata per parlare ai bambini. Ma attraversa anche un pezzo di storia italiana e, grazie alla sua ironia, abbraccia anche la fascia degli adulti”.

Che tipo di reazione si aspetta dalle nuove generazioni, che magari conoscono meno il personaggio?

“Le nuove generazioni conoscono meno Topo Gigio, perché è un personaggio pensato soprattutto per l’età pre‑scolare. La sfida è proprio quella di renderlo più vicino anche ai bambini più grandi, dando al personaggio sfumature più moderne e un linguaggio più adolescenziale. Allo stesso tempo, il racconto e i contenuti parlano anche agli adulti, che possono ritrovare l’ironia e la tenerezza che hanno amato da piccoli”.

Qual è l’emozione che spera rimanga allo spettatore una volta uscito dal teatro?

“L’emozione della magia. Spero che gli spettatori possano uscire dal teatro più teneri e più dolci”.

Un episodio significativo o curioso accaduto durante le prove?

“In realtà non abbiamo ancora iniziato le prove. Mi ha però colpito molto vedere quante persone si sono presentate al casting: in tanti desideravano interpretare Raffaella Carrà. Nel cast spiccano anche Milena Miconi e Sergio Friscia, che accompagneranno il celebre topolino in un viaggio teatrale fatto di ironia, magia e nostalgia.

Cosa vorrebbe che si dicesse di lei dopo aver visto lo spettacolo?

“Vorrei che si riconoscesse il fatto che ho realizzato uno spettacolo profondamente italiano, con un testo nuovo. È un aspetto che spesso passa inosservato, e invece per me è un valore. In Italia creare un prodotto originale sembra quasi uno svantaggio, ma io continuo a crederci: mi piacerebbe che si vedesse questo aspetto”.

Ci sono altri personaggi o mondi narrativi che le piacerebbe portare in teatro dopo questa esperienza?

“In realtà ho già in mente un’altra fiaba ma, al momento, non posso aggiungere altro”.