Lautaro ha tatuato sull’avambraccio sinistro il volto della Patrona del suo Paese, cui s’è sempre rivolto nei momenti difficili, fin dalla più tenera età. Quando aveva 9 anni, per esempio, la famiglia visse un periodo di forti ristrettezze economiche, anche a causa dell’addio al calcio di papà Mario: «Entrambi i miei genitori erano disoccupati», raccontò lo stesso attaccante. «Non avevamo nessuna entrata e, spesso, dovevamo scegliere tra saldare le tante spese o comprare qualcosa da mangiare. Un amico ci prestò una casa e vivemmo lì per due anni. Sono molto grato con chi ci aiutò in quel periodo e anche verso i miei genitori, che fecero tutto il possibile perché non ci mancasse nulla».
Inoltre, in quello stesso periodo, la madre, Karina, s’ammalò gravemente e il piccolo Martinez era solito rifugiarsi nella chiesa parrocchiale del barrio Rosendo Lopez, nella natia Bahia Blanca, dedicata alla Signora di Lourdes, invocandola davanti al suo simulacro per chiedere la guarigione della sua mamma fin quando la supplica non fu ascoltata. Ma anche da quella prova così dura per un bimbo della sua età Lautaro trasse un importante insegnamento che tiene ben in mente tuttora: «Oggi, apprezzo tutto, ogni dettaglio ha per me un valore ed è stato determinante che i miei abbiano pensato a noi figli come una priorità su tutto, trovando un modo perché potessimo nutrirci. A volte non mangiavamo, se dovessi tornare indietro, però, sceglierei di vivere la stessa infanzia e la stessa vita quotidiana che mi ha insegnato a crescere e a maturare».
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