La melodia poetica degli acquerelli di Emanuela Grassi, in equilibrio tra osservazione e interiorizzazione

a casa

Alcuni autori contemporanei mostrano un desiderio di soffermarsi su un tipo di rappresentazione tradizionale, classica, in cui la figurazione costituisce semplicemente un mezzo per esplorare le sensazioni morbide e positive che la realtà suscita, soprattutto se il gesto del creare arte è strettamente connesso all’anima, alla capacità di ascoltare, e non solo guardare, tutto ciò che circonda l’autore, che appartiene alla sua quotidianità e che viene normalmente ignorato da chi non ha la spiccata sensibilità che contraddistingue gli artisti. La protagonista di oggi non solo mostra le caratteristiche espressive appena descritte, ma lo fa scegliendo una tecnica utilizzata in passato soprattutto come preparazione o bozzetto delle opere principali, elevandone il valore ed enfatizzandone le peculiarità che si armonizzano perfettamente alla sua natura espressiva.

La tecnica dell’acquerello cominciò a essere utilizzata durante il Rinascimento, e si consolidò intorno al Cinquecento, grazie alla sua leggerezza e immediatezza esecutiva che la rendeva perfetta come studio preparatorio, di quello che sarebbe poi stato realizzato in olio su tela; Dürer, Pinturicchio e Rubens ne fecero uno strumento essenziale per i loro disegni e per la perfetta resa della luce e delle immagini che intendevano immortalare. Solo a partire dal Seicento tuttavia, l’acquerello cominciò a trovare un suo spazio come tecnica primaria, spesso prediletta soprattutto nella realizzazione di piccoli ritratti e di miniature, per poi guadagnarsi un più ampio spazio in tutta la pittura di paesaggio che ebbe inizio con il Romanticismo inglese e continuò poi con l’Impressionismo e i Macchiaioli italiani. Il primo ad avvalersi dell’impalpabilità dell’acquerello e soprattutto della possibilità di rendere la luce nella sua esaltazione maggiore fu William Turner che portava con sé durante i suoi viaggi esplorativi, un quaderno su cui immortalare gli scorci luminosi attraverso schizzi pittorici che poi venivano tradotti su tela pur mantenendo un loro valore intrinseco proprio in virtù della maestria con cui venivano eseguiti e della luminosità che li contraddistingueva, appassionando collezionisti e amanti dell’arte.

La pittura en plein air essenziale per il concetto esecutivo degli artisti aderenti all’Impressionismo come Edgar Degas e Claude Monet e che richiedeva una rapida realizzazione delle opere per non perdere l’istante di luce e angolazione scelte, diede un ulteriore slancio alla tecnica in cui gli autori riuscivano a fissare perfettamente la scena diluendo o intensificando l’esecuzione sulla base della singola interpretazione. Il medesimo successo venne riscosso dall’acquerello anche in Italia con la corrente pittorica più vicina all’Impressionismo e cioè quella dei Macchiaioli che ebbe in Telemaco Signorini e Giovanni Fattori due tra i maggiori interpreti i quali lasciarono molti e notevoli paesaggi realizzati con questa tecnica. L’approccio puramente estetico dell’Impressionismo e dei Macchiaioli, in cui a essere ricercata era principalmente la resa della realtà attraverso l’utilizzo di brevi tratti cromatici spesso privi di disegno preparatorio, trasformando dunque l’acquerello in mezzo di cattura dell’immagine, venne superato dal concetto innovativo introdotto dagli autori aderenti al Post-Impressionismo, tra cui particolarmente rilevante nell’utilizzo del colore ad acqua fu Paul Cézanne che cominciò a introdurre le sensazioni e le emozioni nella narrazione oggettiva, riempiendo così di interpretazione interiore i suoi ritratti e le sue nature morte.

In questo caso pertanto anche l’acquerello cominciò a subire una trasformazione avvicinandosi più al sentire che all’osservare e permettendo agli autori di esprimere anche attraverso di esso la propria personale poetica espressiva; Edward Hopper divenne pertanto una sintesi tra contemplazione e analisi psicologica ed emozionale dei suoi personaggi immersi in panorami suburbani anche negli acquerelli in cui la definizione predominava sulla diluizione. La pittrice romana Emanuela Grassi, artista per eredità genetica, il padre e il nonno lo erano entrambi, ma soprattutto per una sua naturale attitudine ascoltata e assecondata fin da bambina, sceglie proprio l’acquerello come sua modalità espressiva privilegiata, perché è grazie a esso che la sua interiorità delicata, il suo sguardo carezzevole sulla realtà circostante, può unirsi a una lirica narrativa che si manifesta con l’impalpabilità e la leggerezza tipica di una tecnica che trova con lei un ruolo primario.

la luce oltre la siepe
1 La luce oltre la siepe – acquerello su carta cotone, 27x37cm

Dopo aver sperimentato l’olio e l’acrilico sviluppando un particolare talento per le vedute panoramiche e per le strutture architettoniche, di cui ha profonda conoscenza grazie ai suoi studi in architettura frequenta, tra le altre, la scuola di acquarello del maestro romano Giampiero Pierini con cui affina una tecnica che diventerà una seconda pelle pittorica e in virtù della quale può dare uno slancio poetico alla riproduzione della realtà essenziale per il suo concetto creativo.

appia antica passeggiata nella storia
2 Appia antica, passeggiata nella storia – acquerello su carta cotone Amalfi, 50x70cm

Gli scorci e le vedute non sono puramente oggettivi bensì si intrecciano all’emozionalità del ricordo, della sensazione percepita da Emanuela Grassi in quella fase nella quale gli occhi hanno incontrato la magia dei panorami o dei dettagli che di volta in volta desidera rendere protagonisti; la sua caratteristica più evidente è di lasciare che il colore si adegui al tipo di racconto che desidera sviluppare, rendendolo così più concreto e scolpito in alcune opere, oppure più diluito ed evanescente in altre. I soggetti scelti sono prevalentemente appartenenti al mondo della natura, alle campagne toscane o ai fiori e agli alberi che accompagnano la vita rimanendo cornici silenziose del rumore in cui è immerso l’essere umano contemporaneo, o ancora a quelle vedute dell’anima che riproduce sottolineando l’interiorizzazione e l’armonia che generano nel suo sguardo in grado di coglierne la sottile melodia che diffondono.

oltre il cancello
3 Oltre il cancello – acquerello su carta Fabriano, 50x40cm

Oltre il cancello appartiene a questa seconda linea figurativa perché qui l’immagine si lega al concetto, alla possibilità offerta da quella piccola porta aperta che sembra essere uno scorcio sul futuro, un invito a lasciarsi guidare dalle energie circostanti verso un cammino nuovo portatore di inaspettati risvolti. L’approccio di Emanuela Grassi è positivo verso il cambiamento e questo si evince dalla luminosità intensa che contraddistingue il sentiero oltre il muretto e il cancello, quasi in contrasto con le ombre in primo piano che suggeriscono una situazione ferma, stagnante da cui è necessario uscire. La presenza dei fiori e della natura contribuisce a infondere una sensazione di fiducia, di morbidezza invitante e rassicurante, come se l’autrice volesse suggerire che è solo varcando un limite apparente che è possibile trovare tutto ciò che nelle certezze precedenti non era stato possibile ottenere.

le mie rose
4 Le mie rose – acquerello su carta, 35x45cm

Nell’opera Le mie rose, ancora una volta Emanuela Grassi svela il suo animo poetico, quello in grado di farsi incantare e affascinare dalla perfezione della natura che circonda la vita, e che riesce a dare sollievo, piacevolezza e avvolgenza attraverso una semplicità che dovrebbe indicare la strada all’individuo, spingendolo a ritrovare il contatto con un’essenza troppo spesso messa in secondo piano rispetto al restare sulla superficie che caratterizza l’esistenza contemporanea. Mettendo in risalto le rose, l’autrice ne esalta la bellezza ma al contempo anche il significato profondo della rinascita e della capacità di superare gli ostacoli, le spine, per tendere verso quella rinascita e quella rigenerazione che si lega alla necessità umana di evolvere, di elevarsi per comprendere la propria forza interiore. Nell’opera tuttavia non vengono rappresentate le spine, quasi come se quello di Emanuela Grassi fosse un modo per indicare che ciò che conta è il risultato finale, quell’obiettivo raggiunto di equilibrio e pienezza che permette di dimenticare le difficoltà incontrare per ottenerlo.

roma città eterna
5 Roma città eterna – acquerello su carta Arches, 98x40cm

Roma città eterna mostra invece l’attitudine dell’autrice a immaginare e interpretare i panorami del cuore, quelli che non costituiscono solo e unicamente un punto di vista o uno scorcio bensì si legano alle corde interiori che hanno vibrato interiorizzando un’immagine indelebile proprio perché intrisa di sensazioni. Qui l’acquerello è estremamente diluito, quasi il paesaggio uscisse da un cassetto della memoria, quasi non fossero importanti i dettagli perché a contare davvero è l’atmosfera generale, quella meraviglia provata dall’autrice quando lo sguardo si è lasciato incantare dai tetti di Roma, dalle sue cupole, dalla magia che si diffonde dalla sua storia. Il cielo lattiginoso e la dissolvenza nella parte sottostante la composizione contribuiscono a donare l’impressione che la scena appartenga a una terra di mezzo tra realtà e sogno, tra contemplazione e visione di qualcosa che si è tatuato nell’interiorità.

nella storia
6 Nella storia – acquerello su carta da stampa, 50x40cm

L’opera Nella storia, al contrario, mostra un utilizzo dell’acquerello molto più incisivo, denso, proprio perché l’esigenza dell’autrice è quella di descrivere i dettagli, di raccontare quei particolari del capitello di una colonna che, se è vero che racconta di un passato architettonico di enorme livello tecnico ed estetico, lo è anche che sta a rappresentare la base arcaica a cui la civiltà attuale attinge, si ispira, quasi le fondamenta del passato siano l’essenza del presente e lo saranno per il futuro, in un’immutabilità delle radici che struttura la società e l’individualità attuali.

pantheon
7 Pantheon – acquerello su carta Fabriano, 50x70cm

Emanuela Grassi ha esposto in numerose gallerie sia a Roma che in Puglia e partecipa regolarmente a mostre collettive, in gallerie e in spazi espositivi, sul territorio romano.

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The poetic melody of Emanuela Grassi’s watercolors, in balance between observation and internalization

Some contemporary authors show a desire to dwell on a traditional, classical type of representation, in which figuration is simply a means of exploring the soft and positive sensations that reality evokes, especially if the act of creating art is closely connected to the soul, to the ability to listen, and not just look, everything that surrounds the artist, that belongs to their everyday life and is normally ignored by those who do not have the keen sensitivity that distinguishes artists. Today’s protagonist not only displays the expressive characteristics just described, but does so by choosing a technique used in the past mainly as a preparation or sketch for major works, elevating its value and emphasizing its peculiarities, which harmonize perfectly with her expressive nature.

The watercolor technique began to be used during the Renaissance and became established around the 16th century, thanks to its lightness and immediacy of execution, which made it perfect as a preparatory study for what would later be realized in oil on canvas; Dürer, Pinturicchio, and Rubens made it an essential tool for their drawings and for the perfect rendering of light and the images they wanted to immortalize. However, it was only in the 17th century that watercolor began to find its place as a primary technique, often favored especially in the creation of small portraits and miniatures, before gaining wider acceptance in landscape painting, which began with English Romanticism and continued with Impressionism and the Italian Macchiaioli. The first to take advantage of the intangibility of watercolor and, above all, the possibility of rendering light in its greatest exaltation was William Turner, who carried with him during his exploratory travels a notebook in which to immortalize luminous views through pictorial sketches that were then translated onto canvas while retaining their intrinsic value thanks to the skill with which they were executed and the luminosity that distinguished them, thrilling collectors and art lovers.

Painting en plein air was essential to the creative concept of artists adehering to Impressionism such as Edgar Degas and Claude Monet who needed a quick work so as not to lose the chosen moment of light and angle, this gave further impetus to the technique, in which artists were able to perfectly capture the scene by diluting or intensifying their execution based on their individual interpretation. Watercolor enjoyed the same success in Italy with the painting movement closest to Impressionism, namely the Macchiaioli, whose two leading exponents, Telemaco Signorini and Giovanni Fattori, left behind many remarkable landscapes created using this technique. The purely aesthetic approach of Impressionism and the Macchiaioli in which the main aim was to render reality through the use of short strokes of color often without preparatory drawing thus transforming watercolor into a means of capturing the image, was superseded by the innovative concept introduced by the artists of Post-Impressionism, among those who were particularly influential in the use of watercolors was Paul Cézanne who began to introduce feelings and emotions into objective narration, thus filling with inneer interpretetion his portraits and still lifes.

In this case, therefore, watercolor also began to undergo a transformation, moving closer to feeling than to observation and allowing artists to express their personal poetic expression through it; Edward Hopper thus became a synthesis of contemplation and psychological and emotional analysis of his characters immersed in suburban landscapes, even in watercolors where definition predominated over dilution. The Roman painter Emanuela Grassi, an artist by genetic inheritance, as both her father and grandfather were, but above all because of her natural aptitude, which she listened to and indulged in since childhood, chose watercolor as her preferred mode of expression, because it is thanks to this medium that her delicate inner self, her caressing gaze on the surrounding reality, can be combined with a lyrical narrative that manifests itself with the intangibility and lightness typical of a technique that finds a primary role with her. After experimenting with oil and acrylic paints, developing a particular talent for panoramic views and architectural structures which she knows well thanks to her studies in architecture, she attended, among others, the watercolor school of Roman master Giampiero Pierini, where she refined a technique that would become second nature to her and enable her to give a poetic impetus to the reproduction of reality, which is essential to her creative concept. The glimpses and views are not purely objective but are intertwined with the emotionality of memory, of the sensation perceived by Emanuela Grassi in that phase in which her eyes encountered the magic of the panoramas or details that she wishes to make protagonists from time to time; her most striking characteristic is to let the color adapt to the type of story she wants to develop, making it more concrete and sculpted in some artworks, or more diluted and evanescent in others.

The subjects chosen mainly belong to the world of nature, the Tuscan countryside, or the flowers and trees that accompany life, remaining silent frames of the noise in which contemporary human beings are immersed, or even those views of the soul that she reproduces, emphasizing the internalization and harmony they generate in her gaze, able to grasp the subtle melody they spread. Oltre il cancello (Beyond the gate) belongs to this second figurative line because here the image is linked to the concept, to the possibility offered by that small open door that seems to be a glimpse of the future, an invitation to let oneself be guided by the surrounding energies towards a new path that brings unexpected developments. Emanuela Grassi‘s approach to change is positive, as can be seen from the intense brightness that characterizes the path beyond the wall and gate, almost in contrast to the shadows in the foreground, which suggest a static, stagnant situation from which it is necessary to escape. The presence of flowers and nature helps to instill a feeling of confidence, of inviting and reassuring softness, as if the author wanted to suggest that it is only by crossing an apparent boundary that it is possible to find everything that was not possible to obtain in previous certainties. In the work Le mie rose (My Roses), Emanuela Grassi once again reveals her poetic soul, the one capable of being enchanted and fascinated by the perfection of nature that surrounds life and which manages to give relief, pleasure, and envelopment through a simplicity that should show the way to the individual, encouraging him to reconnect with an essence that is too often overshadowed by the superficiality that characterizes contemporary existence. By highlighting roses, the author exalts their beauty but also their profound meaning of rebirth and the ability to overcome obstacles, thorns, to strive towards that rebirth and regeneration that is linked to the human need to evolve, to rise up to understand one’s inner strength.

However, the thorns are not represented in the work, almost as if that of Emanuela Grassi was way of indicating that what matters is the final result, that goal of balance and fulfillment that allows to forget the difficulties encountered in achieving it. Roma città eterna (Rome, the Eternal City), on the other hand, shows the author’s ability to imagine and interpret the landscapes of the heart, those that are not just a point of view or a glimpse, but are linked to the inner chords that have vibrated, internalizing an indelible image precisely because it is imbued with sensations. Here, the watercolor is extremely diluted, as if the landscape were emerging from a drawer of memory, as if the details were not important because what really counts is the overall atmosphere, that wonder felt by the artist when her gaze was enchanted by the rooftops of Rome, its domes, and the magic that emanates from its history.

The milky sky and the fading in the lower part of the composition contribute to giving the impression that the scene belongs to a middle ground between reality and dream, between contemplation and the vision of something that has been tattooed on the soul. The work Nella storia (In the history), on the contrary, shows a much more incisive, dense use of watercolor, precisely because the author’s need is to describe the details, to recount those particulars of the capital of a column which, if it is true that it tells of an architectural past of enormous technical and aesthetic level, it is also true that it represents the archaic basis from which current civilization draws, is inspired, almost as if the foundations of the past were the essence of the present and will be so for the future, in an immutability of roots that structures current society and individuality. Emanuela Grassi has exhibited in numerous galleries in both Rome and Puglia and regularly participates in group exhibitions in galleries and exhibition spaces in the Rome area.