La terrazza del suo desiderio

terrazza

Una giovane donna vittima di brutale pestaggio: il compagno responsabile delle ripetute violenze nei suoi confronti non è più compagno di vita, ma di morte del corpo e dell’ anima. Dopo il dolore viene la rabbia, dopo la rabbia giunge la speranza, e di pari passo alla speranza arriva il sogno. Tutto questo sulla terrazza di casa, crocevia di salvezza per la vittima e di condanna per il carnefice. Ecco il racconto di fantasia a cura di Alice Bunner.

LA TERRAZZA

Elin s ‘ appoggio’ al tavolo, in preda a crampi allo stomaco.
Le girava la testa.
Suo marito era un buono, ma quando si arrabbiava negli ultimi tempi perdeva il controllo.
Non era colpa sua, poveretto.
Bastava che Elin stesse attenta a non farlo arrabbiare. Tutto qui.
Eh eh eh.
Questo le raccomandava e sussurrava la suocera, la madre di Raoul. Suo marito.
Elin voleva ucciderlo. O uccidersi.
Quella mattina l’ infame era uscito presto.
Bene.
Il calcio che Raoul le aveva tirato al basso ventre stava facendo il suo corso: l’ ematoma si era allargato sulle cosce.
Non aveva paura di morire, Elin. E nemmeno di uccidere.
La disperazione assoluta annullava la paura.
Uscì barcollando sulla terrazza del salotto. Prese aria fresca.

Una bella mattina di giugno, come tante.
Gridò all’aria pura: ca**o se venissero gli alieni accidenti a te me ne andrei sull’ astronave guarda.
Magari mi portassero via vita di mer*a.
E accadde.
Probabilmente un’allucinazione…o la realtà, non importava.
La disperazione assoluta annullava la realtà.
Un disco luminoso, apparso chissà come e da chissà dove.
La luce si accostò alla ringhiera. Fu tutto molto veloce.
Comparvero due figure luminose, parevano angeli.
Elin sentì una melodia che diceva: vieni?
Elin si ascolto’ mentre rispondeva: certooo.

Vide una mano d’oro e un’apertura di luce bianca dentro al globo.
Elin salto’ dalla ringhiera verso l’apertura.
Una delle figure dorate le fece cenno sulla bocca ZiTTA ZITTA. Le sfilò le scarpe, i sandali rossi che la donna aveva indossato frettolosamente quella mattina.
La figura angelica lanciò un sandalo sul pavimento della terrazza, e l’ altro in fondo alla voragine sugli sterpi.
ZITTA ZITTA PAGHERÀ ad Elin parve che dicessero.
Poi la chiusura del portello, e lo schizzo di volo verso lo Spazio.
Raoul fu indagato per la scomparsa di Elin.
Le scarpe di lei – una sul pavimento della terrazza – l’altra in fondo al burrone costituivano una prova pesante visto che non era mai stato ritrovato il corpo della moglie.
All’uomo s’ aprì la voragine di un processo.
Ad Elin , invece, s’ aprì lo Spazio Profondo.
Dagli oblò trasparenti dell’ astronave vedeva il cosmo brillare.
La disperazione assoluta non faceva domande.
Non importava dove stava andando. Era importante da dove veniva via.
Fuori, solo le stelle.