
“Mi fece impressione – racconta ancora – quanto fosse giovane e già pieno di esperienza in posti difficili, era stato anche in Nigeria precedentemente. Aveva chiara la mappatura degli italiani nel Paese che non sono pochi perché, come ci spiegò bene, nel secondo dopoguerra, quando nel Congo c’era un boom economico, siamo stati tra i migranti europei in cerca di fortuna”.
Le due settimane passate in Congo nel 2019 con Medici senza frontiere (diventate poi reportage per ‘Propaganda Live’ su La7) “sono state indimenticabili, un’esperienza molto forte, di posti pericolosi, di posti di blocco che non sai mai come vanno a finire, di bande armate in giro con machete e mitra, bambini soldato con il rischio di essere uccisi all’ordine del giorno, cosa che anche l’ambasciatore ci disse più volte, raccomandandoci di stare attenti in particolare a certe zone, una delle quali, il Nord Kivu, è proprio quella dove oggi ha trovato la morte”.











