“Lamodeca”, la raccolta di prose e poesie di Tommaso Tommasi

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lamodeca tommaso tommasiIl titolo di questa pubblicazione di Tommaso Tommasi, Lamodeca, è frutto della fantasia dell’autore: inutile quindi cercare il significato in un qualsiasi dizionario della lingua italiana, non esiste. Meglio lasciare il tutto nel mistero. Il libro ha una struttura letteraria suddivisa nei tradizionali capitoli ma, ad ogni capitolo corrisponde una agenda colorata con la precisazione sintetica dell’argomento. L’opera, nel suo insieme, sembra richiamare quella tendenza di una parte della letteratura italiana dei primi anni del Novecento, nota come Frammentismo, ovvero un gusto della scrittura che si avvale di un mosaico di frammenti, episodi, immagini, brevi avvenimenti slegati tra di loro.

Questo può derivare, oltre che da una scelta stilistica dell’autore, anche dalla sua volontà di rappresentare una visione della vita incerta, riduttiva e soggettiva, non tanto e non solo appartenente a se stesso, ma riconducibile alla società del suo tempo. Il frammento può essere una piéce in prosa o in versi, ma sempre con libertà metrica incondizionata. Prevale spesso l’autobiografismo, l’analisi dei sentimenti, degli aspetti morali della vita e, sotto il profilo linguistico, la combinazione di prosa e poesia in forme ibride. Orbene a me pare proprio che tali caratteristiche risiedano in Lamodeca, come ora scopriremo analizzando le singole agende che ne costituiscono l’architettura.

L’agenda rosa (capitolo 1 – Lettere a Silvy) – come il colore fa intuire – comprende testi a contenuto amoroso sotto forma epistolare: sono lettere scritte dall’autore alla donna dei sogni, che tuttavia non corrisponde il suo sentimento. L’agenda grigio-verde (capitolo 2 – Il soldato) presenta ancora un’associazione tra la sua colorazione e il tema trattato, cioè la vita militare: è una raccolta di lettere scritte ai genitori, che assume carattere diaristico, sulla vita quotidiana in caserma, scarne e minimali, denotanti uno stile ancora giovanile di scrittura, senza preoccupazioni estetiche. L’agenda gialla (capitolo 3 – Racconti) è costituita da prose maggiormente curate sotto l’aspetto formale che alternano fatti, episodi e riflessioni di tipo onirico-surreale a piccole storie di personaggi calati nella realtà che riscattano la propria vita verso valori e realizzazioni positive e concrete. L’agenda blu (capitolo 4 – Reporter) permette di leggere diversi articoli inviati da Tommasi alla stampa nazionale: appaiono i nomi delle testate e le date di pubblicazione. Gli argomenti sono vari. Infine L’agenda viola (capitolo 5 – Sogno e poesia) ci proietta in dimensioni irrazionali, come tale è la vita onirica che emerge dall’inconscio, ricche di creazioni ed immagini fantasiose e dal messaggio simbolico. Prosa e poesia si affiancano senza precise regole. Nel complesso ne risulta dunque una sorta di zibaldone di motivi, temi, generi letterari, stili, i quali sono tuttavia uniti da un principale filo conduttore: stralci di vita dell’autore tratti dalla memoria e proposti oggi come una retrospettiva di vissuti tradotti in forma letteraria, in cui vi sono occasioni perdute, esperienze giovanili, prove narrative, squarci giornalistici, sogni interrotti da risvegli.

Mi pare utile segnalare al lettore, agenda per agenda, le parti più significative per una più precisa comprensione dei contenuti. Dalla prima lettera a Silvy, s’intuisce la concezione dell’amore di Tommasi, un legame che può portare alla felicità: «… Il pensiero di te mi tiene ancora in vita. … Forse la felicità non esiste. Non può esistere. Se non lo sarò con te, Silvy, potrò stabilire che la felicità non esiste. Ma se lo sarò completamente, come nel sogno, allora potrò affermare che l’uomo può raggiungere la felicità, può essere felice. … La felicità non è solo nello spirito, ma ha bisogno che lo spirito tramuti nel corpo … I sensi hanno dunque una fonte fondamentale non solo nel piacere, ma soprattutto nella felicità». Il suo è un amore totale, ma deve vivere di attesa, perché per Silvy è solo amicizia e i baci negati ed un anello restituito lo dimostrano: «Ti amo così, / nel silenzio. / Ti amo così, / al buio. / Ti amo così, / e mi basta per vivere / anche se tu non sei qui. / Ti amo così, / ma ti aspetto. / Ti amo». A lui non rimane che sognarla, poiché non sa più cosa fare per conquistarla, si strugge nel suo innamoramento vano e nelle sue idealizzazioni e proiezioni in un futuro improbabile. A noi rimane l’ammirazione per un sentimento nobile e disinteressato, che vuole sfidare il tempo, in un tempo che in cui prevale l’usa e getta.

La vita del soldato è indigesta all’autore e ne abbiamo testimonianza nell’agenda grigio-verde: si tratta ancora di una letteratura sotto forma epistolare, ma senza carteggio, come nel caso di Silvy. In altre parole sono pubblicate le lettere da lui scritte ai genitori, senza risposte o riscontri, almeno in questo libro. Quando la naia era ancora obbligatoria e in caserma regnava il nonnismo, bisognava sottostare alle leggi scritte e alle usanze non scritte dei superiori e dei più anziani di servizio. Abbiamo quindi uno spaccato della vita quotidiana del servizio militare: l’assegnazione della branda, le adunate, le esercitazioni, le marce, gli addestramenti con le armi, i turni di sentinella, gli allarmi simulati, il lavoro in fureria, le agognate licenze, la nostalgia di casa, i rigori della cella per non aver salutato la ronda… Gli va stretta la disciplina dell’esercito, giudica severamente gli ufficiali che sembrano giocare ancora a fare la guerra come dei bambinoni al di fuori del tempo. Logico quindi che conta i giorni, le ore, i minuti mancanti al congedo definitivo: il nido familiare è una campana di vetro calda e accogliente dove si vive l’affetto dei genitori.

Tra i racconti dell’agenda gialla ve ne sono alcuni di carattere spiccatamente surreale, che sembrano dei sogni, delle folgorazioni immaginifiche di poche righe. Un esempio può valere per tutti: «Mentre i bambini mostrano piccoli animali imbalsamati, gli adulti corrono con le camicie aperte sul petto e solo qualcuno trova il tempo per cantare negli angoli delle strade. Una strana febbre occupa le ore, quasi momenti di follia; il segno della sveglia scatena immagini di delirio come picconi che battono la terra». Una letteratura dell’assurdo e del non-senso, che forse sta ad indicare che la realtà dell’oggi non è molto diversa. Un personaggio femminile prova la gioia di avere una figlia non dal suo uomo, ma da un altro: entrambi, quando nasce Valeria, sono lontani ed allora scopre che lei desiderava proprio e soltanto diventare mamma e non di volere un marito. Vi sono poi alcune storie di marginalità sociale e depravazione umana: Lilly, trovata morta in una discarica; Angor lo zingaro, rapito a quattro anni e che casualmente, a seguito di un furto, viene interrogato dai Carabinieri scoprendo di essere Raffaello e ritrova la famiglia di origine; Biagio, che va incontro ad una serie incredibile di tragedie e resta solo… Qui, lo scrittore, a mio parere, vuole sottolineare l’importanza della famiglia per crescere da veri uomini. Infine significativa è anche le storia di Simona, che realizza il suo sogno di diventare musicista di successo.

Nell’agenda blu appare un decina di articoli inviati dallo scrittore (reporter, in questo caso) prevalentemente a quotidiani (Corriere della Sera, L’Unità, Il Giornale di Bergamo, Corriere Adriatico…) e da loro pubblicati. Riguardano fatti italiani di vario genere ed alcune figure di artisti poco noti, ma di valore secondo Tommasi.

Nell’ultimo capitolo (agenda viola) ritorna prepotentemente il bisogno dell’artista di affidarsi al sogno e alla poesia, segno forse di una accentuata insoddisfazione della realtà presente: c’è ancora il sogno d’amore classico (professore ed allieva che s’innamorano); altri eventi onirici che paventano la distruzione del sapere con il salvataggio dei libri e lo sconvolgimento della vita finora conosciuta, così come poesie esistenziali e versi sulla crudeltà del tempo coi quali mi piace concludere questa prefazione: «Il tempo è come lince del deserto / che si arrampica nel cielo / e allunga le sue unghie assassine / verso colombe vestite di quiete». Che sia questo delitto il significato riposto di Lamodeca?
Enzo Concardi

Tommaso Tommasi è nato a Ripatransone (AP) nel 1948 e vive a Seriate (BG). Laureatosi a L’Aquila, ha insegnato teatro, fotografia, poesia, lingua italiana. È stato bibliotecario presso il Liceo Scientifico di Bergamo. Ha collaborato come pubblicista con giornali e riviste. Compone poesie dagli anni Settanta; ha pubblicato le raccolte: Il vento dell’anima (1977), Ponti sul mare (1978), Immagini (1982), Poesie orizzontali (1985), Ascensione (1986), Poesie azzurre (1988), Poesie di vita quotidiana (1990), Orizzontali azzurrità (1992), In viaggio col poeta (1994), Poesie del caos (1996), Sul mare azzurro della notte (2019), Ripamaro (2020); il libro di narrativa: Masognaos (2011). Tommaso Tommasi è anche pittore ed ha allestito diverse mostre personali e collettive. Nel concorso “Opera Uno 2011” si è classificato tra i vincitori.

Tommaso Tommasi, Lamodeca, prefazione di Enzo Concardi, Guido Miano Editore, Milano 2022, pp. 96, isbn 978-88-31497-87-9.