Il nuovo libro di Peter Cameron Ellis, “L’inutile voglia di migliorare se stessi”, smonta con ironia e rigore scientifico l’industria del self‑help

Il volume si apre con una serie di endorsement che ne anticipano il tono: battute fulminanti, sarcasmo intelligente e una dose di verità che può risultare scomoda. Da Dario Vergassola a Mago Forest, fino a Carmine Del Grosso e Vincenzo Comunale, tutti concordano su un punto: questo libro non vuole cambiare la vita di nessuno, e proprio per questo riesce a farlo ridendo delle nostre fragilità.
Ellis, sociologo di strada e fattorino di pizze a Cambridge, costruisce un racconto che attraversa neuroscienze, filosofia e quotidianità, alternando studi accademici a episodi tragicomici. Niente “sette passi per il successo”, ma Jung, Kahneman, Cioran, Gottman e Carol Dweck che si intrecciano a fallimenti, relazioni sbilenche e situazioni al limite dell’assurdo. Il risultato è un saggio che sostiene una tesi semplice e radicale: non serve migliorarsi, forse basta smettere di fingere.
Con trentuno capitoli che oscillano tra comicità e lucidità scientifica, Ellis propone una lettura che consola senza promettere miracoli. Un libro che non cambia la vita, ma la osserva da vicino, con un sorriso amaro e liberatorio. E già questo, statisticamente, è un miglioramento notevole.











