Scegliere di interpretare ciò che non può essere visto né afferrato attraverso la logica e l’osservazione oggettiva, rappresenta un mezzo per esplorare l’incomprensibile e l’inspiegabile che aleggia intorno all’essere umano senza che quest’ultimo se ne renda conto; il percorso compiuto dagli artisti che hanno questo tipo di atteggiamento espressivo tende a far emergere non solo le proprie emozioni davanti agli interrogativi e agli enigmi che circondano l’esistenza, bensì anche a stimolare, attraverso il loro linguaggio pittorico o scultoreo, la riflessione del fruitore. La protagonista di oggi compie esattamente questo percorso concettuale che si manifesta con un’espressività completamente irrazionale e indefinita, proprio per concedere a se stessa e all’osservatore la possibilità di ascoltare ciò che lo sguardo non sarebbe in grado di cogliere.
L’attitudine a destrutturare la realtà osservata per entrare in un mondo fatto di possibilità diverse e di punti di vista creativi completamente distanti da tutte le linee guida fino a poco prima ritenute valide e irrinunciabili cominciò a emergere nei primi anni del Ventesimo secolo; l’Arte Astratta prese tuttavia una strada inaspettata rispetto a quanto previsto e ipotizzato dal suo creatore, Vassily Kandinsky, poiché laddove per lui la mancanza di connessione tra opera e realtà osservabile era un modo per porsi in ascolto delle armonie superiori e del collegamento tra astrazione e sensazione soggettiva, gli altri movimenti coevi vollero invece creare una spaccatura netta tra gesto creativo, che doveva essere completamente estraneo da ogni emanazione emotiva dell’esecutore, e supremazia del gesto plastico come indipendente e sussistente nella sua bellezza prescindendo da qualunque contaminazione personale. Dopo qualche decennio, e con l’avvicendarsi delle guerre, il De Stijl, il Suprematismo e l’Astrattismo Geometrico non furono più sufficienti a tenere lontani gli orrori a cui tutto il continente europeo aveva assistito scegliendo una figurazione distaccata e razionale, perché tutto il resto dell’arte stava andando verso un nuovo umanesimo in cui il sentire del singolo, e in particolare dell’artista, doveva essere rimesso al centro della pittura e della scultura.
L’Espressionismo fu il movimento che più di tutti lasciò emergere i moti interiori e le emozioni più travolgenti, rinunciando all’equilibrio estetico e all’aderenza alla realtà pur di scendere nelle profondità dell’animo; l’Arte Astratta dunque non poteva non adeguarsi a tale esigenza di immettere sulla tela sensazioni inspiegabili attraverso la mente e la parola, e così negli Stati Uniti fu fondato l’Espressionismo Astratto, un movimento la cui unica linea guida fu quella di trasformare l’atto pittorico in momento di esternazione di un’interiorità che non poteva più rimanere in silenzio. Dall’irruenza del Dripping di Jackson Pollock e Lee Krasner alle evocazioni suggestive del Color Field di Mark Rothko ed Helen Frankenthaler passando per le linee grafiche variopinte di Morris Louis o nero su bianco di Franz Kline, l’Espressionismo Astratto vibrava con tutta la sua energia comunicativa fino a far muovere le corde emozionali dell’osservatore. Anche l’Europa aderì a suo modo alla nuova corrente espressiva, che qui prese il nome di Arte Informale, introducendo l’elemento materico, come nel caso di Alberto Burri dove le sensazioni venivano letteralmente impresse sulla tela attraverso bruciature di materie plastiche, con l’utilizzo di colle e di materiali di scarto delle lavorazioni industriali, oppure estremizzando l’Action Painting segnica fino a farla diventare predominante su tutta la superficie della tela, come nel caso di Emilio Vedova.
Quei due movimenti diedero inizio a un percorso destinato a cambiare per sempre il corso dell’arte poiché liberò gli artisti dalla necessità di appartenenza e di adesione a linee guida ben definite, che avevano contraddistinto i movimenti di inizio Novecento, inducendoli a maturare un percorso espressivo individuale e fortemente legato al sentire singolo. L’artista ceca Aika Hladìková sviluppa il suo linguaggio pittorico aderendo all’Arte Informale che con lei diviene puramente meditativa, suggestiona per gli echi che dagli accostamenti cromatici sfumati e soffusi si diffondono, come se l’autrice stessa si mettesse in correlazione con tutte le voci sottili e impercettibili che si muovono intorno all’essere umano e che corrono al di sotto della realtà visibile.
La sua Arte Informale passa dunque da un Espressionismo Astratto utilizzato per raccontare le atmosfere più rarefatte e i temi più esistenziali, a un Astrattismo Lirico attraverso cui racconta le emozioni concrete, quelle collegabili all’esperienza umana e all’interazione con l’altro, oppure l’introspezione di esperienze visive ma rielaborate dall’interiorità.
Avendo una personalità prevalentemente matematica Aika Hladìková trova nell’arte una dimensione in cui potersi immergere abbandonando la razionalità per porsi in semplice posizione di ascolto percettivo, svegliando il lato istintivo di sé che trova realizzazione sulla tela con colori e linee il cui unico scopo è quello di essere emanazione delle sue emozioni e dei suoi pensieri. Anche la gamma cromatica infatti si conforma al sentire interiore dell’autrice mostrando così tutto il ventaglio di pensieri, di considerazioni, di sensibilità che di volta si rivelano nelle sue espressive e intense opere.
Twilight mostra una gamma cromatica morbida e sfumata, quasi la luce che si sviluppa nel centro della tela diffondesse la sua magia dorata a tutto ciò che in quel momento si trova intorno a lei, rarefacendone i dettagli ma scaldandone con la sua flebile luminosità che sta per lasciare spazio al buio alcuni contorni ormai indistinguibili. L’opera mette in evidenza l’enigma magico di quel momento di passaggio tra giorno e notte, simboleggiando l’esistenza di una terra di mezzo tra gli opposti che tanto sembrano predominare ed essere imperativi nella società attuale; Aika Hladìková lascia intravedere un’altra possibilità, quella dell’equilibrio, quella della moderazione che spesso riesce a donare la serenità di cui l’anima ha bisogno per fiorire.
Winter landscape mostra invece un lato concreto, figurativo sebbene la rappresentazione della realtà sia legata prevalentemente agli alberi e al lieve accenno alle colline innevate, perché tutto il resto del paesaggio di fatto tende verso quell’Astrattismo tanto essenziale nella pittura dell’autrice. La parte dominante della tela è infatti occupata dal cielo, roseo e soffice nelle nuvole più vicine alle colline e azzurro ceruleo nella parte più alta, come se Aika Hladìková suggerisse che sotto la contingenza, più su degli ostacoli visibili, si trova il sereno, la tranquillità di aver oltrepassato quel confine al di là del quale le cose possono essere osservate con un punto di vista completamente diverso. L’armonia che fuoriesce dagli accostamenti cromatici sottolinea esattamente quella consapevolezza dell’importanza della crescita interiore, dell’evoluzione che segue ogni accadimento sempre funzionale alla presa di coscienza dell’individuo.
Nel dipinto Luna al contrario la tavolozza vira verso i colori scuri, qui si prende in esame un astro, dunque l’autrice si spinge verso la cosmologia, lasciandone tuttavia uscire sempre il lato filosofico-esistenzialista; l’astro più vicino alla terra viene infatti osservato proprio dalla superficie del mondo che abitiamo, e il suo disco è ben definito tanto quanto le linee stilizzate che definiscono le foglie e il prato da cui esso viene osservato. E proprio in virtù della luminosità che emana, il buio non è così buio come si immaginerebbe bensì appartiene a quella dimensione diversa, quasi un negativo fotografico della realtà diurna, attraverso cui viene messa in luce un’esistenza segreta che necessita uno sguardo più attento, ma soprattutto più determinato a trovarla perché alla luce del giorno non può essere notata. In qualche modo questo dipinto è allegorico della personalità umana che mostra un solo lato, quello che la fa sentire più al sicuro e che non è però il vero e autentico sé; l’altro, quello nascosto, può essere svelato solo a chi dimostra di voler davvero superare le barriere e gli ostacoli, simbolicamente rappresentati in quest’opera dal buio della notte.
Symbiosis racconta della magia di un’unione in cui le due parti si amalgamano unendo le reciproche differenze per dare vita a qualcosa di più coinvolgente, di più omogeneo pur mantenendo distinte le caratteristiche di entrambi; così, nella fase dell’incontro che poi viene proseguito e consolidato, si sprigiona un’energia di interconnessione generando tonalità intermedie tra l’uno e l’altro, come se dopo non fosse più possibile tornare a essere gli stessi di prima. Qui le linee grafiche sono più evidenti, l’impalpabilità è relegata alle due essenze distinte, come se fossero evanescenti fino al momento dell’unione quando l’intensità del sentire e del trovarsi di fronte alla parte mancante di sé si concretizza all’interno di un involucro protettivo e coinvolgente.
Aika Hladìková ha al suo attivo la partecipazione a mostre collettive nella Repubblica Ceca, e nel 2025 ha organizzato la sua prima mostra personale intitolata Percezione; i suoi dipinti fanno parte di collezioni private nel suo paese e all’estero.
AIKA HLADÌKOVÁ-CONTATTI
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Choosing to interpret what cannot be seen or grasped through logic and objective observation is a means of exploring the incomprehensible and inexplicable that surrounds human beings without them realizing it; the path taken by artists who have this type of expressive attitude tends to bring out not only their own emotions in the face of the questions and enigmas that surround existence, but also to stimulate the viewer’s reflection through their pictorial or sculptural language. Today’s protagonist follows precisely this conceptual path, which manifests itself in a completely irrational and undefined expressiveness, precisely to allow herself and the observer the opportunity to hear what the eye would not be able to grasp.
The tendency to deconstruct observed reality in order to enter a world of different possibilities and creative points of view completely distant from all the guidelines that had been considered valid and indispensable until recently began to emerge in the early 20th century; however, Abstract Art took an unexpected turn compared to what its creator, Vassily Kandinsky, had predicted and hypothesized. Whereas for him the lack of connection between the work and observable reality was a way of listening to higher harmonies and the connection between abstraction and subjective sensation, other contemporary movements sought to create a clear divide between the creative act, which had to be completely detached from any emotional expression on the part of the artist, and the supremacy of the plastic gesture as independent and self-sufficient in its beauty, regardless of any personal influence. After a few decades, and with the succession of wars, De Stijl, Suprematism, and Geometric Abstractionism were no longer sufficient to ward off the horrors that the entire European continent had witnessed by choosing a detached and rational figuration, because all other art was moving towards a new humanism in which the feelings of the individual, and in particular of the artist, had to be placed back at the center of painting and sculpture. Expressionism was the movement that most of all allowed to emerge inner feelings and overwhelming emotions, renouncing aesthetic balance and adherence to reality in order to descend into the depths of the soul; Abstract Art therefore had no choice but to adapt to this need to convey inexplicable sensations onto canvas through the mind and words, and so was founded in the United States Abstract Expressionism, a movement whose sole guiding principle was to transform the act of painting into a moment of expression of an inner self that could no longer remain silent.
From the impetuosity of Jackson Pollock and Lee Krasner‘s Dripping to the evocative suggestions of Mark Rothko and Helen Frankenthaler‘s Color Field, passing through the colorful graphic lines of Morris Louis or Franz Kline ones in black and white, Abstract Expressionism vibrated with all its communicative energy to the point of stirring the emotional chords of the observer. Europe also embraced the new expressive movement in its own way, which here took the name of Arte Informale, introducing the material element, as in the case of Alberto Burri, where sensations were literally imprinted on the canvas through the burning of plastics, using glues and industrial waste materials, or by taking Action Painting to extremes until it became predominant across the entire surface of the canvas, as in the case of Emilio Vedova. These two movements marked the beginning of a journey that would change the course of art forever, as it freed artists from the need to belong to and adhere to well-defined guidelines, which had characterized the movements of the early 20th century, leading them to develop an individual expressive style strongly linked to their own feelings. Czech artist Aika Hladíková develops her pictorial language by adhering to Informal Art, which with her becomes purely meditative, evocative of the echoes that spread from the shaded and suffused color combinations, as if the artist herself were connecting with all the subtle and imperceptible voices that move around human beings and run beneath visible reality.
Her Informal Art thus moves from Abstract Expressionism, used to convey the most rarefied atmospheres and existential themes, to Lyrical Abstractionism, through which she expresses concrete emotions, those connected to human experience and interaction with others, or the introspection of visual experiences reworked from within. Having a predominantly mathematical personality, Aika Hladìková finds in art a dimension in which she can immerse herself, abandoning rationality to place in a simple position of perceptive listening, awakening the instinctive side of herself that finds fulfillment on the canvas with colors and lines whose sole purpose is to be an emanation of her emotions and thoughts. Even the color palette conforms to the artist’s inner feelings, revealing the full range of thoughts, considerations, and sensibilities that are revealed in her expressive and intense works. Twilight shows a soft and nuanced color palette, as if the light developing in the center of the canvas were spreading its golden magic to everything around it at that moment, rarefying the details but warming them with its faint luminosity, which is about to give way to darkness, leaving some contours now indistinguishable.
The work highlights the magical enigma of that moment of transition between day and night, symbolizing the existence of a middle ground between the opposites that seem to predominate and be imperative in today’s society; Aika Hladíková offers a glimpse of another possibility, that of balance, that of moderation, which often manages to provide the serenity that the soul needs to flourish. Winter Landscape, on the other hand, shows a concrete, figurative side, although the representation of reality is mainly linked to trees and a slight hint of snow-covered hills, because the rest of the landscape tends towards the abstraction that is so essential in the artist’s painting. The dominant part of the canvas is occupied by the sky, pink and soft in the clouds closest to the hills and cerulean blue in the highest part, as if Aika Hladíková were suggesting that beneath the contingency, above the visible obstacles, there is serenity, the tranquility of having crossed that boundary beyond which things can be observed from a completely different point of view. The harmony that emerges from the color combinations emphasizes precisely this awareness of the importance of inner growth, of the evolution that follows every event, always functional to the individual’s awareness.
In the painting Luna on the contrary the palette shifts towards dark colors, here is examined a celestial body, so the author moves towards cosmology, while still allowing to emerge the philosophical-existentialist side; the star closest to Earth is admired from the surface of the world we inhabit, and its disc is as well defined as the stylized lines that define the leaves and the lawn from which it is observed. And precisely because of the brightness it emanates, the darkness is not as dark as one might imagine but rather belongs to a different dimension, almost like a photographic negative of daytime reality, through which is brought to light a secret existence that requires a more attentive gaze, but above all a more determined one, because it cannot be noticed in daylight. In some ways, this painting is allegorical of the human personality, which shows only one side, the one that makes it feel safest, but which is not the true and authentic self; the other, hidden side can only be revealed to those who demonstrate a genuine desire to overcome barriers and obstacles, symbolically represented in this work by the darkness of night.
Symbiosis tells of the magic of a union in which the two parts blend together, combining their differences to create something more engaging and more homogeneous, while maintaining the distinct characteristics of both; thus, in the phase of encounter, which is then continued and consolidated, is released an energy of interconnection generating intermediate tones between the two, as if it were no longer possible to return to being the same as before. Here the graphic lines are more evident, the intangibility is relegated to the two distinct essences, as if they were evanescent until the moment of union when the intensity of feeling and finding oneself facing the missing part of oneself materializes within a protective and enveloping shell. Aika Hladìková has participated in group exhibitions in the Czech Republic, and in 2025 she organized her first solo exhibition entitled Perception; her paintings are part of private collections in her country and abroad.
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