Mattarella risponde alle domande dei ragazzi a “La banda dei fuoriclasse” per la Festa della Repubblica

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Sergio Mattarella
Sergio Mattarella

ROMA – In occasione del 2 giugno, il presidente Sergio Mattarella risponderà alle domande di tre ragazzi sui 75 anni della Repubblica, sulla pace, la parità uomo donna, sul futuro. L’intervento sarà trasmesso nell’ambito della puntata speciale del programma “La Banda dei Fuoriclasse”, in onda su RAI GULP mercoledì 2 giugno alle 15.

I ragazzi, volti del canale del servizio pubblico destinati ai più giovani, sono Francesco Barberini, 14 anni, Elena Salvatore, 11 anni, e Antonio Tancredi Cadili, 10 anni. “La Banda dei Fuoriclasse” è il programma quotidiano di Rai Gulp, canale del servizio pubblico dedicato prioritariamente ai ragazzi tra 8 e 14 anni, che dall’aprile 2020 accompagna i più giovani in un percorso di intrattenimento e formazione. Il programma è disponibile anche su Rai Play.

Il testo integrale delle domande e delle risposte è riportato qui di seguito.

Domanda di Francesco Barberini, 14 anni:       

 I 75 anni di Repubblica sono il più lungo periodo di pace dopo secoli pieni di guerre. I nostri genitori non hanno mai visto la guerra, i ragazzi europei che si sparavano sui campi di battaglia adesso si scambiano tra le varie università. E’ una cosa bellissima: ma possiamo sperare che ormai continuerà sempre così, oppure è una parentesi e chi è nato in Italia nel duemila dovrà a un certo punto incontrare una guerra? (Francesco Barberini, 14 anni)

Risposta del Presidente:

Credo di no, Francesco. Ma è una responsabilità, che riguarda ciascuno di noi. La pace, non è data una volta per sempre. Va costruita, e assicurata, ogni giorno, nei comportamenti concreti.

Come studiate in storia, l’Europa è stata, per secoli, dilaniata da guerre sanguinose. Le ultime due, hanno provocato i conflitti mondiali, con la morte di – milioni di giovani. L’Unione – Europea è nata, proprio, con l’intenzione di mettere, per sempre, fine alla guerra nel nostro Continente; per intuizione di alcuni grandi uomini, che avevano vissuto gli orrori – del secondo conflitto mondiale.

Nelle regioni, intorno all’Unione – Europea, abbiamo visto e vediamo forti tensioni; e numerose guerre. In alcune regioni del Mediterraneo, in Europa centro-orientale, nel Caucaso. Questi eventi, così tristi, fanno risaltare il grande valore, storico, della scelta di integrazione, dei Paesi d’Europa; che hanno deciso di raccogliersi, nell’Unione, che assicura pace, libertà, diritti.

Difendere la pace, significa eliminare le inimicizie, tra i popoli, e anche tra le persone. Rimuovere le cause, che possono provocare nuovi conflitti; e promuovere, in tutti i continenti, forme, sempre più ampie, di – cooperazione internazionale.

Se ci si conosce, e si lavora insieme, si allontana il pericolo di guerre.

Domanda di Elena Salvatore, 11 anni:        

 Il due giugno del 46 è stata la prima volta che in tutta Italia le donne hanno potuto votare. Adesso ci sembra assurdo solo pensare che le donne non potessero votare, candidarsi, avere gli stessi diritti. In questi 75 anni sono stati fatti passi avanti, però una vera parità, nella vita, nel lavoro, non è stata ancora raggiunta. Adesso ho 11 anni: la mia generazione la raggiungerà davvero o dovremo ancora aspettare?

Risposta del Presidente:

La parità di diritti, tra donne e uomini, nelle leggi italiane, è piena; ed è stata raggiunta da molti anni, in base alla Costituzione. Non è invece ancora così, per la sua, concreta, realizzazione.

 Dal 1948 a oggi, sono stati fatti, nel corso degli anni, tanti passi in avanti. Pensiamo all’ingresso, delle donne, nella Magistratura, nelle Forze Armate, nei Corpi di polizia. Ma per raggiungere una effettiva parità, dobbiamo rimuovere quegli ostacoli, che rendono tuttora difficile, alle donne, lavorare, raggiungere le posizioni più importanti, partecipare, in egual misura, alla vita delle istituzioni; e così via.

A questo scopo, Elena, sono necessari altri interventi. Per esempio strumenti, adeguati, per la conciliazione tra lavoro e vita familiare.  C’è ancora strada, molta strada, da fare.

Domanda di Antonio Tancredi Cadili, 10 anni:

Arrivare alla Repubblica e alla Costituzione non è stato facile, c’è stata tanta gente, anche ragazzi, che ha avuto il coraggio di fare la resistenza, di lottare contro la dittatura. Oggi per fortuna è diverso, siamo in democrazia, c’è la libertà. Ma anche per continuare ad essere liberi, esprimerci con le nostre idee, rischiare strade nuove, ci vuole sempre il coraggio. Dove possiamo trovarlo, come sperare anche noi in un domani migliore, più giusto, quando ci dicono che tutto peggiora e già lasciare le cose come stanno sarebbe un successo?

Risposta del Presidente:

Chi dice così sbaglia, Antonio Tancredi. Questi sono, abitualmente, pensieri di alcune persone che, invecchiando, ritengono che sia sbagliato, tutto quanto appare diverso dai loro tempi. Non si deve, mai, smettere di aver fiducia – e di impegnarsi – per un futuro migliore.

 Se i nostri nonni, non avessero piantato alberi, pur sapendo che non li avrebbero visti crescere, oggi, le nostre città, sarebbero – soltanto – asfalto e cemento. Se tanti giovani, come tu dicevi, non si fossero sacrificati durante la guerra di Liberazione, per la nostra libertà, oggi non saremmo liberi.

Parlare soltanto delle cose che non vanno, è, un po’, un’abitudine.

Bisogna parlarne, per migliorare, cambiare, certamente anche per criticare quel che non va. Ma, soprattutto, dobbiamo partecipare. Essere, cioè, protagonisti degli eventi, del cambiamento. Sarebbe sbagliato – anche – ignorare, o sottovalutare, i tanti progressi, che abbiamo fatto, nella vita della Repubblica, dalle condizioni degli anni Quaranta a quelle di oggi.

Ad esempio, con l’accesso, di tutti, all’istruzione; nei diritti; nel divieto dello sfruttamento minorile; nell’assistenza medica, gratuita per tutti. Come sarebbe la vita, di una persona malata, che non ha i soldi per le cure, se queste fossero a pagamento, come avviene in altri paesi? O se ragazzi, della vostra età, invece di andare a scuola, fossero mandati a fare lavori pesanti. In alcune regioni, venivano inviati, persino, nelle miniere.

Ogni stagione, ha i suoi problemi, e le sue difficoltà, anche gravi; ma presenta, anche, dei risultati importanti. Chi di voi usa far passeggiate in montagna, sa quanto sia faticoso: ci sono momenti, in cui si pensa che non si arriverà mai; ma, se si guarda indietro, si comprende, quanta strada, si è – percorsa. Chi è venuto, prima di voi, di strada ne ha fatta tanta. Ne farete anche voi, sempre più avanti.

Nel gennaio, del 1961, un giovane Presidente degli Stati Uniti, appena eletto, John Kennedy, pronunziò parole di grande significato: “Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te. Chiediti, cosa puoi fare tu per il tuo Paese”.

Vorrei aggiungere: è, assolutamente, giusto che, ciascuno, chieda che le Istituzioni si preoccupino della sua condizione, ma è anche bene ricordare che le Istituzioni, in fondo, siamo noi stessi; e che riflettono quanto – noi – siamo stati capaci di fare, per il bene comune.