“Non è questo l’indirizzo che la nuova governance si era impegnata a seguire”, aggiunge. “Escludere completamente le donne dalle nomine di vertice non è mai accettabile ma lo è ancor meno per un’azienda che ha il dovere di rappresentare, guidare, sostenere un cambiamento culturale anche e soprattutto in senso paritario. Un vulnus e un ostacolo molto grave sul percorso di rilancio e rinnovamento del servizio pubblico. Senza competenze femminili non c’è infatti crescita sostenibile e innovativa”.
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