
Secondo il ministro Orlando servono gli strumenti per affrontare il futuro. “Abbiamo fatto una riforma degli ammortizzatori sociali e una legge sulle delocalizzazioni, varata con molta fatica, costruendo un percorso nel quale nessuno può essere licenziato con un messaggio e con sanzioni che non rispettano le procedure”.
“Ora serve un ulteriore salto di qualità. Il tema dei salari va affrontato subito – ha concluso – perché se cresce inflazione e costi e i salari sono fermi, calano i consumi interni. Sto ponendo il problema, prendendomi gli strali dai vertici di Confindustria, per inserire pratiche che evitino il lavoro povero: si lavora, ma non si è in grado di far fronte ai bisogni delle proprie famiglie”.
“Io non ho mai fatto una chiusura sul cuneo fiscale – ha detto Orlando nella successiva iniziativa a Jesi a sostegno di Lorenzo Fiordelmondo – dico che ridurre il cuneo fiscale non basta. In 30 anni il cuneo fiscale, seppure di poco, è diminuito ma i salari se non sono cresciuti. Quindi sono cose che vanno fatte contemporaneamente – ha spiegato – rivedere le modalità della contrattazione, stabilire degli strumenti contro il lavoro povero e ridurre il cuneo fiscale sono cose che devono procedere insieme. Se si continua a dire prima questo e poi quell’altro, questo sì, quell’altro no – ha concluso – vuol dire che non si vuole fare niente”.











