
“Il baricentro di questo sistema è la struttura per la prevenzione antimafia istituita al Viminale – ha spiegato – che lavora insieme a tutte le prefetture del cratere e ai gruppi interforze antimafia”. Il ministro ha ricordato che il sistema di vigilanza riguarda non solo le opere pubbliche ma anche gli interventi di edilizia privata con contributo pubblico: “Questa è la grande novità che abbiamo sperimentato qui”.
Un modello che coinvolge “una miriade di committenti, piccole e medie imprese e cantieri diffusi”, per i quali sono stati messi a punto strumenti in grado di garantire controlli rapidi senza rallentare i lavori. Piantedosi ha poi evidenziato il ruolo dell’Anagrafe nazionale degli esecutori, “oggi popolata da 24mila imprese”, e ha richiamato l’esperienza del badge di cantiere presentata nei giorni scorsi alla Camera: “Non è solo un’opera di rafforzamento della legalità nell’esecuzione dei lavori e delle opere pubbliche, ma anche una tutela della sicurezza sul lavoro e dei lavoratori”. Secondo il titolare del Viminale, il modello della ricostruzione del Centro Italia “ha assunto e assumerà sempre più un valore di riferimento nazionale, un vero e proprio laboratorio fondato su legalità, trasparenza e tutela sociale”.











