
E si ritorna in seguito ad Itaca nella poesia omonima, dove si riflette sul dolore della mancanza e ci si domanda come riuscire a non affogare prima di scorgere ancora l’adorata patria, ricordando che il viaggio è la chiave di tutto, ed è a volte più importante della meta finale; e si parla anche di Narciso, con l’amarezza di chi ha perso ma anche con la consapevolezza della necessaria accettazione della perdita. L’amore è uno dei temi centrali della raccolta, analizzato in controluce, mostrando anche le ombre di questo sentimento; l’amore che fa struggere, che dilania, che cerchiamo disperatamente e che poi, a volte, rifuggiamo come la peste. Un sentimento complesso, che merita di essere restituito anche nella sua crudeltà; ciò non toglie che le poesie di Silvia Elena Di Donato siano ricche di speranza e di luce: ci guidano infatti verso la comprensione intima del nostro sentire, e ci invogliano a produrre pensiero e a costruire bellezza, a cogliere l’essenza delle cose e degli animi, senza badare alle inutili sovrastrutture. La poetessa dimostra la sua innegabile capacità di vedere oltre, di afferrare l’ineffabile e di saper rivolgere lo sguardo anche verso l’eternità, tentando di cogliere il legame che intrattiene con le fugaci vite umane – «Occorre frantumarsi per capire l’infinito/– che è tutto in ogni volta e ogni volta tutto –/poi tornare sempre interi e nascere e rinascere/ripensare con devozione le parole e i silenzi/vedere ogni altra lettera nella prima aleph/snodare la mente dall’impaziente/istinto al tempo senza inizio né fine/E così sentire e sperimentare/di essere eterni/La verità è negli effetti, /giova valutare e meditare».
SCHEDA LIBRO
Casa editrice: Di Felice Edizioni
Collana: Il gabbiere
Genere: Raccolta poetica
Pagine: 104
Prezzo: 10,00 €
Contatti
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