Non solo la Fontana di Trevi, tra i rioni di Roma si nascondono bellissime e poco conosciute della Capitale.
“Bastano le fontane per giustificare un viaggio a Roma”, scriveva Percy Bysshe Shelley. Una frase che oggi suona più vera che mai: nella Capitale l’acqua non è solo un elemento urbano, ma un tratto identitario, un linguaggio artistico che attraversa secoli di storia.

Con oltre duemila fontane disseminate tra vicoli, piazze e cortili, Roma custodisce un patrimonio unico, fatto di opere monumentali e piccoli gioielli nascosti. Tra queste, alcune fontane meno note raccontano storie sorprendenti, legate ai rioni, ai mestieri scomparsi e alle tradizioni popolari.
Le fontane più insolite e poco conosciute di Roma
Molte di queste opere si devono all’architetto Pietro Lombardi, incaricato negli anni Venti dal Comune di Roma di creare nuovi simboli urbani che richiamassero l’identità dei quartieri storici. Un progetto che voleva sostituire i “nasoni” in ghisa, considerati poco decorativi, con fontane capaci di evocare la memoria dei luoghi. Accanto a queste creazioni moderne, sopravvivono anche opere più antiche, come quelle di Giacomo Della Porta e Annibale Lippi.
La Fontana dei Libri: l’acqua del sapere
In via degli Staderari, tra il Pantheon e Piazza Navona, la Fontana dei Libri celebra l’antico legame della zona con l’Università della Sapienza. Realizzata nel 1927, presenta una testa di cervo – simbolo del rione Sant’Eustachio – affiancata da quattro volumi scolpiti. L’acqua scorre da cannelle a forma di segnalibro e dai tomi superiori, a evocare un sapere che fluisce senza sosta. Curiosamente, l’incisione che indica il rione riporta una numerazione errata: Sant’Eustachio è l’VIII, non il IV.
La Fontana degli Artisti: omaggio a via Margutta
Via Margutta è da secoli un rifugio per pittori, scultori e creativi. La fontana che la rappresenta raccoglie in un’unica composizione cavalletti, compassi, sgabelli e un secchio colmo di pennelli e strumenti da scultore. Due mascheroni, uno sorridente e uno malinconico, richiamano gli umori mutevoli dell’artista. L’acqua sgorga da questi elementi e si raccoglie in una vasca che trabocca verso una grata, come un flusso continuo di ispirazione.
La Fontana della Botte: il cuore enogastronomico di Trastevere
Nel dedalo di vicoli di Trastevere, in via della Cisterna, una piccola fontana ricorda la tradizione delle osterie romane. La scultura raffigura un caratello, la botte usata un tempo per trasportare il vino, affiancato da due caraffe da un litro. L’acqua scende dalla botte in un tino, rievocando un passato fatto di mescite popolari e convivialità. La fontana è anche un omaggio alle antiche misure del vino: dal “sospiro”, un decimo di litro, alla “fojetta”, mezzo litro, fino al “barzilai”, due litri, così chiamato in onore del politico che li offriva durante le campagne elettorali.

La Fontana della Pigna: un simbolo ritrovato
A piazza San Marco, accanto a piazza Venezia, sorge una fontana in travertino che richiama l’antica pigna bronzea che un tempo identificava il rione. L’originale, oggi nei cortili vaticani, è stata sostituita nel 1927 da un’elegante reinterpretazione di Lombardi. La pigna scolpita emerge da un motivo floreale e rilascia zampilli che si raccolgono in piccole vasche, creando un delicato gioco d’acqua all’ombra dei pini e delle palme della piazza.
La Fontana della Palla di Cannone: tra storia e leggenda
Sul Pincio, davanti a Villa Medici, si trova una fontana ottagonale legata a una delle leggende più curiose di Roma. Protagonista è Cristina di Svezia, che nel 1656 avrebbe fatto sparare tre cannonate da Castel Sant’Angelo per annunciare il suo arrivo al pittore Charles Errand. Una delle palle avrebbe colpito il portone della villa, lasciando un’impronta ancora visibile. Secondo un’altra versione, la regina avrebbe usato il cannone per convocare il proprietario della villa a una battuta di caccia. La palla superstite fu poi collocata sulla fontana, che da allora porta il nome di Fontana della Palla di Cannone.
La Fontana delle Tiare: il potere dei simboli
In largo del Colonnato, lungo il Passetto di Borgo, la Fontana delle Tiare celebra l’autorità papale attraverso un complesso apparato iconografico. Tre coppie di chiavi di San Pietro, sormontate da tiare papali, rilasciano acqua in piccole vasche a forma di conchiglia. Accanto ai simboli religiosi compaiono lo stemma di Roma e il fascio littorio, a testimoniare la stratificazione di poteri che ha segnato la storia del rione.
La Fontana della Terrina: la zuppiera di Campo de’ Fiori
Oggi davanti alla Chiesa Nuova, la Fontana della Terrina nacque nel 1595 in Campo de’ Fiori. In origine decorata con quattro delfini bronzei, divenne presto un contenitore improvvisato per frutta e verdura del mercato. Per impedirne l’uso improprio, nel 1622 fu aggiunto un grande coperchio in travertino, che le valse il soprannome di “Terrina”. In alcune occasioni, dalle sue bocchette sgorgava vino dei Castelli, trasformandola in un’attrazione popolare. L’iscrizione incisa sul coperchio – “Ama Dio e non fallire, fa del bene e lassa dire” – resta un monito che attraversa i secoli.










