
“Il termine remigrazione – ha affermato Salvini con parole inequivocabili – può e deve essere oggetto di discussione anche in Italia”. Una narrazione in controtendenza rispetto a quanto sinora sostenuto dalla premier Giorgia Meloni: pugno duro contro i “clandestini” e interventi per favorire invece una “immigrazione regolata e legale” che “può rappresentare una ricchezza per ogni nazione”. Ecco che gli emendamenti al dl flussi che volevano ridurre la platea dei beneficiari dei ricongiungimenti familiari (circoscrivendo la possibilità solo al coniuge e ai figli minori) e aumentare il requisito del reddito minimo per ottenerlo, hanno subito trovato spazio nel pacchetto sicurezza di 14 punti, annunciato a Montecitorio, dai capigruppo di Camera e Senato Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo e dai sottosegretari all’Interno e alla Giustizia Nicola Molteni e Andrea Ostellari.
D’altronde, gli Interni e la Giustizia sono da settimane al lavoro su un decreto sicurezza, che arriva a soli cinque mesi dalla conversione del decreto sicurezza e punta ad un ulteriore inasprimento di alcune misure con l’introduzione di nuove fattispecie di reato tra cui il reato di fuga pericolosa all’alt della polizia, sulla scia delle polemiche del caso Ramy, il giovane morto al termine di un inseguimento da parte dei carabinieri un anno fa a Milano. Un testo identitario che, nei delicati equilibri di maggioranza, sta richiedendo settimane di approfondimento. Sul tavolo oltre a misure sugli sfratti, tutele per le forze dell’ordine, l’obbligo di cauzione per gli organizzatori di manifestazioni, una stretta sulle baby gang, il pressing della Lega si concentra sul dossier migratorio che riguarda i minori non accompagnati (rendendo “obbligatorio” l’accertamento dell’età, su cui il governo è già intervenuto nell’autunno del 2023, attraverso strumenti ancora “più incisivi”), le espulsioni e, cavallo di battaglia, l’introduzione di un “vero e proprio permesso di soggiorno a punti” per un “sano principio di convivenza civile” e “un po’ di gratitudine”, con crediti obbligatori, la cui mancanza costituirebbe causa ostativa al rilascio del permesso di soggiorno e della cittadinanza.









