
“Non vedo l’ora – ribadisce – di andare in tribunale e guardare negli occhi quel giudice e spiegargli che difendere i confini del mio Paese era un mio diritto e un mio dovere e non un crimine”.
E’ giusto, ha concluso il segretario del Carroccio, “che gli italiani sappiano se difendere i confini è un diritto e un dovere di un ministro o seppure è un crimine”. Quindi, ha concluso Salvini, “nessuna richiesta di negare questa possibilità di giudizio”.











