Satyajit Chandra Chanda, il sospiro Metafisico della natura nella società contemporanea (IE)

in door out doorLa natura riempie lo sguardo di chiunque visiti quell’affascinante paese che è l’India, e ne è parte integrante della quotidianità pur convivendo con lo stile di vita più dinamico, veloce, e metropolitano delle grandi città. L’artista protagonista di oggi, una delle promesse dell’arte indiana, sceglie di raccontare un mondo a metà tra i due estremi, in cui l’uomo tende a quella naturalezza a cui spesso deve rinunciare in cambio del progresso, ma che al contempo racchiude nostalgicamente nello scrigno della sua memoria.

Satyajit Chandra Chanda si forma presso il Government College of Art and Craft di Kolkata, nel Bengala occidentale e si sposta poi a Baroda per conseguire il Master Degree in Fine Arts presso la Maharaja Sayajirao University; la sua formazione accademica prosegue al Kanoria Center for Arts di Ahmedabad grazie a una borsa di studio e, successivamente si trasferisce a Mumbai. Il contatto con città tanto diverse tra loro, tanto discostanti per stili di vita, dinamicità e corsa verso le innovazioni in ogni campo, gli permette di restare affascinato dalla molteplicità delle persone, dal loro approccio verso la vita, dal differente contatto con la quotidianità spesso in contrasto con il ritmo lento che si respira appena fuori dai centri abitati. Il suo ecletticismo espressivo si sposta dalla tecnica incisoria alla litografia, dalla serigrafia alla pittura, ed è proprio in quest’ultima che si svela la sua vicinanza a una Metafisica inedita, coinvolgente e al tempo stesso delicata, come se il suo pensiero filosofico sul mondo e sull’esistenza fosse solo accennato, sussurrato, per lasciare a chi osserva le sue opere lo spunto profondo di meditazione, scegliendone il significato che più si adegua alle corde emotive di ognuno. Il mondo del sogno, caratteristica fondamentale del Surrealismo che spesso è declinato sotto la chiave di lettura dell’inquietudine, del disagio di una mente che trascende la realtà e che vive nel suo interno paure e incubi che si manifestano nell’inconscio, con Satyajit Chanda si trasforma in ricordo, in nostalgia di un contatto con la natura lontana il cui silenzio è coperto dal rumore assordante del traffico cittadino, dove il profumo delle foglie bagnate dalla leggera nebbia del mattino è sepolto dallo smog delle auto, dagli odori di città che corrono e che troppo spesso dimenticano.

eternal symbiosis
1 Eternal symbiosis

Ecco perché l’artista sceglie prevalentemente di rinchiudere foreste, vallate e fiori all’interno di brocche e vasi in vetro che sottolineano la sua esortazione a non distruggere in nome del progresso a ogni costo, di proteggere ciò che abbiamo a prescindere dalla direzione verso cui scegliamo di andare.

oasis
2 Oasis

Nell’opera Oasis (Oasi) la montagna sullo sfondo è sui toni del marrone, come se le fosse stata tolta la vita, mente ciò che è stato preservato all’interno della preziosa anfora mantiene i colori vivi e vitali della natura come dovrebbe essere, come dovrebbe restare quando vi posiamo lo sguardo; e ancora in Forest Preservation (Conservazione della foresta), le tonalità cupe, quasi notturne del paesaggio urbano dello sfondo sembrano soffocare la superficie riflettente del vetro della caraffa che tenta di trattenere la vita che, inevitabilmente, sembra essere in procinto di spegnersi.

forest preservation
3 Forest preservation
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4 Nature is the ultimate

Satyajit Chanda sembra suggerire l’importanza e l’urgenza di riappropriarsi del contatto con la semplicità e la naturalezza, di paesaggi incontaminati e selvaggi, prima di essere costretti a vederli solo in sogno, come se fossero la proiezione su un maxi schermo cinematografico, come nel dipinto Nature is the ultimate (La natura è il massimo), oppure ridotti a essere dei souvenir venduti dal Green seller (Il venditore di verde) che appare come un trasportatore del sogno, del ricordo di ciò che c’era e che, in virtù della noncuranza dell’uomo, non c’è più.

green seller
5 Green seller
bondage and freedom
6 Bondage and freedom

Infine, nell’opera Bondage and Freedom (Schiavitù e Libertà) l’artista racconta di una gabbia che costituisce non solo il limite del senso di responsabilità umano, bensì anche l’incoscienza e la superficialità che impedisce di comprendere quanto il dissolvimento della natura influenzi un ecosistema molto più ampio che raggiungerà l’uomo stesso, perché tutte le azioni compiute hanno conseguenze di cui spesso non si è coscienti fino al momento in cui si manifestano. Dal punto di vista tecnico il colore è utilizzato per raccontare differenze, distacchi tra un mondo ideale e quello reale, a volte steso in maniera nitida e definita, con la classica connotazione dello stile Metafisico, e altre invece sfumato, come se alcuni dettagli debbano essere avvolti dalla nebbia, dalla rarefazione che sottolinea il confine tra due modi di essere che possono essere cambiati solo attraverso la consapevolezza e la scelta dell’umanità. Satyajit Chanda ha all’attivo molte mostre personali presso importantissimi siti istituzionali e gallerie indiane, come l’Accademia di Belle Arti di Calcutta, ha partecipato a numerose mostre collettive, tra cui le più importanti al Prince of Wales Museum di Bharat Bhavan, alla Bombay Art Society di Mumbai, e ricevuto il Junior Fellowship dal Ministero delle Risorse Umane dell’India e il Certificato di merito per le Belle Arti al Bombay Art Society Award.

SATYAJIT CHANDRA CHANDA-CONTATTI
Email: satyajit999@yahoo.com
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Sito web: https://www.artavita.com/artists/10491-satyajit-chandra-chanda
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