Save the Children fa il punto della situazione in Sudan

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save the children scuola sudan
Katharina von Schroeder per Save the Children

Si stima che nel 2022 circa 14,3 milioni di persone, avranno bisogno di assistenza umanitaria nel 2022, il numero più alto in dieci anni

“La crisi economica e umanitaria in Sudan continua a peggiorare di giorno in giorno e sono i bambini a pagare ancora una volta il prezzo più grande: sono tantissimi, infatti, quelli costretti a lavorare per ore per mantenere la propria famiglia. Si stima che la situazione sia destinata ad aggravarsi ulteriormente nel 2022 e saranno a 14,3 milioni il numero di persone che nel prossimo anno avranno bisogno di assistenza umanitaria. Una cifra allarmante, che segna un aumento di 800mila persone rispetto al 2021 e che corrisponde al 30% della popolazione del paese”.

È l’allarme che lancia oggi Save the Children, l’Organizzazione che da oltre 100 anni lotta per salvare le bambine e i bambini a rischio e garantire loro un futuro.

Monstaser ha 14 anni e vende dolci ogni giorno al mercato, a volte rimanendo fuori casa fino a tardi la sera. Tutto il suo guadagno, di solito l’equivalente di 2 o 3 dollari, lo dà a sua madre Ihasan per contribuire a sfamare la loro famiglia. “Ogni giorno, dopo la scuola, vado al mercato a vendere dolci. A volte sono molto stanco. Torno a casa alle 22:00 dopo il lavoro”, ha detto Montaser. “Mia madre deve svegliarmi la mattina. Non ho tempo per nient’altro, solo per il lavoro e la scuola. Non gioco mai”.

La situazione di Montaser incarna le tante difficoltà che devono affrontare i bambini in Sudan, dove le tensioni economiche e politiche hanno causato un aumento dei livelli di fame e di grave malnutrizione acuta, ne soffrono 50mila bambini in più quest’anno rispetto al 2020[1].

Montaser e la sua famiglia, la madre Ihasan, il fratello Moayad (12 anni), le sorelle Arig (6 anni) e Ibtihaj (25 anni), e i tre figli di Ibtihaj, vivono a Khartoum, dove si si sono trasferiti da un altro stato 23 anni fa in cerca di una vita migliore e per cercare di avere accesso all’assistenza sanitaria. Ma le loro vite si sono complicate sempre di più da quando il padre di Montaser è morto sette anni fa, e a causa della crisi finanziaria che ha provocato una brusco aumento dell’inflazione, attualmente ad uno dei livelli più alti al mondo.

“Dopo la morte di mio marito, ho svolto diversi lavori: vendevo tè, a volte lavoravo come donna delle pulizie in ristoranti o aziende. Stavo ancora ricevendo delle cure mediche e per molti giorni sono dovuta andare in ospedale. Le aziende mi hanno licenziato perché ho perso troppi giorni al lavoro” ha dichiarato Ihasan, la mamma di Montaser.

Ihasan e sua figlia Ibtihaj cercano di prendere tutti i lavori occasionali che trovano e niente è più importante che mettere del cibo in tavola in modo che i loro figli possano sopravvivere. Spesso possono permettersi di farlo solo una volta al giorno. Beni come caffè e tè sono ormai un lusso lontano e Ihasan non può permettersi di spendere soldi per altre cose essenziali, come le riparazioni in casa, i vestiti o cose delle quali i suoi figli hanno bisogno per la scuola.

“La cosa più importante per me è riuscire a sfamare i miei figli e far sì che possano continuar ad andare a scuola. Spesso facciamo un solo pasto al giorno, pranzo o cena, a seconda di come è andata la giornata. Ce la stiamo cavando a malapena” ha proseguito Ihasan.

Montaser e suo fratello minore Moayad ricevono pasti a scuola come parte di un programma sostenuto da Save the Children in collaborazione con il Programma alimentare mondiale. Il pasto consente loro di frequentare la scuola durante la mattinata invece di lavorare tutto il giorno e li aiuta a concentrarsi sull’apprendimento.

“In questo momento, stiamo facendo un solo pasto al giorno, perché non possiamo permetterci di più. Il programma di alimentazione scolastica è molto utile per i miei due fratelli. L’impatto dell’aumento dei prezzi negli ultimi due anni è molto pesante. Compriamo sempre meno cose, mentre altre sono inaccessibili per noi, come il tè o il caffè, abbiamo anche ridotto la quantità di zucchero. Resistiamo perché compriamo solo le cose più economiche e ormai facciamo anche fatica a comprare carbone, perché è costoso” ha detto Ibtihaj.

“Nel prossimo anno quasi 10 milioni di persone in Sudan saranno costrette ad affrontare una battaglia quotidiana per avere cibo a sufficienza, di questi più di 5 milioni sono bambini. Non è possibile accettare questa situazione. Famiglie come quella di Montaser hanno bisogno di maggiori e migliori programmi di protezione sociale per portare il cibo in tavola, un’istruzione di qualità e un lavoro sicuro e appagante per i genitori” ha dichiarato Arshad Malik, Direttore di Save the Children in Sudan.

“Chiediamo al governo del Sudan maggiori programmi di protezione sociale per aiutare le famiglie vulnerabili a riprendersi nel nuovo anno e alla comunità internazionale di fornire il sostegno finanziario per avviarli. È inoltre urgente attivare con urgenza gli interventi per i più vulnerabili come il programma di sostegno alle famiglie attualmente sospeso” ha proseguito Malik.

Save the Children collabora con il Programma alimentare mondiale (WFP) e il governo del Sudan per fornire pasti scolastici ai bambini di tutto il Paese. I programmi di alimentazione scolastica svolgono un ruolo fondamentale nello sviluppo delle generazioni future e nella riduzione delle disparità, facilitando l’accesso all’istruzione e il recupero dopo la pandemia di COVID-19.

L’Organizzazione inoltre gestisce programmi umanitari e di sviluppo in 10 dei 18 stati sudanesi, sviluppando interventi nei settori dell’istruzione, della protezione dell’infanzia, della governance dei diritti dell’infanzia, della salute, della nutrizione, dell’accesso all’acqua e ai servizi igienico-sanitari e dei rifugi.

[1] Il numero di bambini con malnutrizione acuta grave è aumentato da 522.000 nel 2020[i] a 570.000 nel 2021. Humanitarian Needs Overview 2020 – e Humanitarian Needs Overview 2021