Servizi domiciliari socio-assistenziali, l’appello della Regimenti all’UE

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regimentiROMA – “L’Ue stanzi dei fondi da destinare allo sviluppo, negli Stati membri, del sistema dei servizi domiciliari socio-assistenziali per i pazienti Covid-19, con l’obiettivo di azzerare i rischi di contagio e scongiurare la saturazione delle strutture ospedaliere”. Lo dichiara l’eurodeputata della Lega e componente della commissione Sanità pubblica Luisa Regimenti, che sul tema ha presentato un’interrogazione alla Commissione europea.

“In Italia – aggiunge – le terapie intensive sono in molti casi al collasso. La conferma arriva dal presidente dell’Istituto superiore di sanità, Silvio Brusaferro, che parla di ricoveri in crescita e di preoccupanti dati di saturazione al 41% di pazienti Covid delle terapie intensive. Come nel Lazio, dove è stata superata la soglia del 40 per cento, quando il limite fissato a livello nazionale è del 30 per cento. Un aiuto, anche per evitare il sovraffollamento nei pronto soccorso, può quindi arrivare dal recupero della linea farmaceutica per la cura da casa del Covid, all’insorgere della patologia, senza andare per forza all’ospedale, dove solo il 2-3% dei contagiati ha bisogno di un intervento urgente”.

Alla Commissione, spiega Regimenti, “ho chiesto di avviare una sistematica raccolta di dati e la promozione di studi sulle terapie da somministrare ai pazienti. Servono linee guida e protocolli da fornire agli operatori sanitari su tempi e modalità di adozione di queste terapie e informazioni utili sulla loro eventuale compatibilità con malattie pregresse”.

“Il virus corre veloce – sottolinea – e le varianti, che non sappiamo se resistano al vaccino, si diffondono a ritmi sostenuti. Ancora non disponiamo di indicazioni univoche sulle migliori terapie da adottare, ma è stato dimostrato che antinfiammatori, eparina, antibiotico, cortisone o idrossiclorochina in fasi precoci di infezione hanno effetti positivi sulla inibizione della replicazione virale. Serve, allora, più coraggio da parte dell’Ue – conclude Regimenti – anche perché i medici, nella maggior parte dei Paesi, sono costretti ad assumersi la responsabilità delle terapie alternative somministrate ai pazienti”.